VALDINIEVOLE

Venerdì, 16 Novembre 2018 22:20

“L'ho ucciso io”, Scotto ha confessato l'omicidio dell'amico

Il giovane ucciso Il giovane ucciso

E' lui l'assassino di Giuseppe Marchesano. Ma manca il movente

di Marzio Dolfi

PISA - “L'ho ucciso io”. Danny Scotto ha ammesso di aver sparato all'amico Giuseppe. E' lui l'assassino. Il giovane di Chiesina Uzzanese è crollato al secondo interrogatorio. “Ha confessato e ha ammesso pienamente la responsabilità del delitto”, ha detto il Procuratore di Pisa Alessandro Crini, incontrando i giornalisti dopo l'udienza di convalida di stamani: il gip non ha convalidato il fermo, ma si tratta solo di una formalità procedurale, ha disposto infatti la custodia cautelare in carcere.

Per gli inquirenti il giallo di Castel del Bosco è dunque già risolto. Prima ancora di avere in mano i rilievi del medico legale e degli esperti balistici. Resta però ancora molto da capire, a partire dalla ricostruzione di come davvero si sono svolti i fatti e se dietro questo efferato delitto ci sia o no una premeditazione.

Danny Scotto dice di no: al giudice ha dichiarato di "essere andato a trovare l'amico e di avergli sparato dopo uno screzio". Un litigio casuale insomma, frutto della rabbia di un momento.

Resta però il fatto che l'assassino è andato a casa dell'amico con in tasca una pistola con il colpo in canna. E' la 357 magnum che aveva comprato da poco e con la quale Scotto ha sparato alla testa ed alle gambe di Giuseppe Marchesano, lasciandolo morto sul divano di casa. Prima alle gambe, poi alla testa: con una escalation di violenza che poco sembra compatibile con un litigio occasionale, ma che somiglia molto ad una “punizione” premeditata e terribile.

La dinamica di questo efferato omicidio deve ancora essere ricostruita. Danny Scotto ha dichiarato al giudice di essere partito con il suo pick up da Chiesina Uzzanese per fare una “sorpresa” all'amico. Una visita improvvisata insomma nei giorni del suo compleanno. La stessa pistola, secondo la versione dell'omicida, avrebbe fatto parte della sorpresa: entrambi infatti erano appassionati di armi.

Scotto fa una sua ricostruzione che lo salverebbe dall'accusa della premeditazione. 

E' su questa strada che saranno decisive le indagini della scientifica, ma anche la definizione del movente, che per gli inquirenti resterebbe comunque legato a motivi sentimentali.

E' chiaro che questa tragica vicenda ha ancora molti elementi da svelare, legati ai riscontri delle indagini ma anche alla comprensione di due oscure e fragili vicende personali che vi si intrecciano: la chiave sta nello sviluppo di due personalità e nell'itinerario, contorto, di una amicizia esplosa fino a divenire terreno di una storia tremenda di violenza e morte.

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