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Mercoledì, 24 Ottobre 2018 17:39

Il Gup di Firenze: rinvio a giudizio per Oreste Giurlani

Il sindaco: “Dimostrerò nel processo la mia innocenza”

di Marzio Dolfi

FIRENZE – Rinvio a giudizio. Il Giudice dell'Udienza Preliminare ha deciso che il processo Giurlani si farà. E senza “sconti”. Resta infatti intatta la somma contestata (720.224 euro) della quale si discuterà di fronte alla Terza sezione del Tribunale di Firenze. Il 2 aprile è fissata la prima udienza.

“Come era prevedibile – ci dice l'avvocato di Oreste Giurlani, Gabriele Melani del Foro di Firenze – la giurisprudenza ci insegna ormai che è difficile un proscioglimento nell'udienza preliminare di una causa in cui ci sono elementi da discutere”. Il rinvio a giudizio non arriva insomma inatteso. “Magari contavamo che venisse ridotto il peso della somma contestata. Anche se il reato sottoposto a dibattimento non sarebbe cambiato, sarebbe stato diverso il peso politico”.

Si, perché questo processo è destinato ad avere un grande riflesso mediatico, che nasce dalla figura di Oreste Giurlani, dalla sua rielezione a sindaco di Pescia, dalla sfida lanciata a tutto il sistema politico della città dei fiori, a partire da quello che era stato il suo partito, il Pd.

E proprio il Pd di Pescia infatti è stato l'unico soggetto a depositare, già in questa fase, la sua richiesta di costituirsi parte civile nel procedimento contro Giurlani.

Nel processo entra integralmente la ricostruzione della Procura: i reati contestati al sindaco di Pescia si riferiscono al quadriennio 2012-2016 e riguardano condotte illecite tenute da Giurlani in qualità di presidente dell'Uncem Toscana: l'accusa più grave è quella di peculato, per aver sottratto dalle casse dell'Ente dei piccoli comuni montani la cifra di oltre 700 mila euro. Il tutto per soddisfare esigenze personali che niente avevano a che fare con il ruolo istituzionale.

L'inchiesta punta il dito in particolare sui rimborsi, la base dell'intero quadro accusatorio. Una gestione “sconsiderata” e senza controllo. Era lui a possedere le chiavi d'accesso ai conti, lui ad autorizzare pagamenti e rimborsi, sempre lui a firmare i contratti di collaborazione.

Le indagini delle Fiamme Gialle fiorentine hanno messo in fila una lunga serie di condotte illecite: fra cui pranzi e cene, una quantità spropositata di smartphones, iPad, addirittura due cappotti da donna dal valore di circa 1.300 euro, rimborsi carburante sospetti... Il tutto senza fatture o rendiconti.

Dopo il clamore degli arresti domiciliari (nel giugno 2017), dopo le dimissioni da sindaco e la scomunica del Pd, e dopo il rientro in gioco di Oreste Giurlani che ha ripreso il suo posto in palazzo comunale con una vittoria netta, la storia giudiziaria rientra prepotentemente in primo piano. Ed è destinata a tenere banco. “Il castello accusatorio è pesante – commenta l'avvocato Gabriele Melani – ma siamo convinti di avere in mano le carte per dimostrare che le accuse non hanno fondamento”. Anche per questo, ricorda l'avvocato, Giurlani non ha mai pensato a riti alternativi, mantenendo la determinata volontà di dimostrare la sua innocenza.

In campagna elettorale l'allora candidato a sindaco aveva ribadito più volte, fin dal giorno in cui presentò la sua ricandidatura, che un eventuale rinvio a giudizio non sarebbe stato influente sulla sua funzione di Sindaco: i tempi di un possibile processo – aveva detto con le parole di un suo avvocato – andrebbero comunque ben oltre quelli dei 5 anni di amministrazione.

Ora i nodi verranno al pettine, forse prima del previsto, con la spada di Damocle della Legge Severino, che per gli amministratori locali prevede – già in caso di condanna in primo grado - la sospensione dalla carica di primo cittadino.

 

Giurlani, “Dimostrerò nel processo la mia innocenza”

Oreste Giurlani, che non era presente all'udienza davanti al Gup, affida a una nota le sue reazioni a caldo di fronte alla notizia del rinvio a giudizio.

“L’esito dell’udienza di oggi era ampiamente previsto e non mi coglie certo di sorpresa.

Come ho sempre sostenuto, confermo la mia assoluta fiducia nella giustizia e sono certo che all’interno del processo potrò dimostrare la mia completa innocenza.

Dal punto di vista amministrativo quanto accaduto oggi moltiplica le mie energie per tenere fede al patto con gli elettori, ai quali niente è stato nascosto di quanto stava accadendo e sarebbe successo.

Pescia non rientra in questa indagine, non fa parte del processo che va a iniziare e, come ben sanno i pesciatini ai quali ho sempre detto tutto nella massima trasparenza, non avrà ripercussioni nel corso del mandato amministrativo.

Da parte mia posso dire di avere ancora più motivazioni ad amministrare nel migliore dei modi la città, per tenere fede a quanto ho detto in campagna elettorale e per ripagare la fiducia dei pesciatini che anche in questi giorni mi hanno manifestato a più riprese la loro vicinanza.

Sono sereno perché convinto che alla fine di tutto questo, la mia immagine di amministratore ne uscirà ulteriormente rafforzata, visto che ho sempre fatto solamente gli interessi dei cittadini”.

 

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