VALDINIEVOLE

Giovedì, 20 Settembre 2018 09:26

Monsummano. Le scarpe di Lucio Picone al Micam

Lucio Picone al lavoro al Micam di Milano Lucio Picone al lavoro al Micam di Milano

Moira Amaranti (Confartigianato): “A rischio il Made in Italy”

di Guendalina Ferri

PISTOIA – Anche un artigiano pistoiese al prestigioso Micam, il più grande evento espositivo dedicato al mondo della calzatura, che si tiene ogni settembre a Milano.

Lucio Picone ha iniziato a 12 anni, quando dalla Campania si è trasferito con la famiglia nella Valdinievole. Era l'inizio degli anni Settanta e Monsummano era una città di riferimento per l'industria calzaturiera. Così, quando è venuto il momento di imparare un mestiere, Lucio si è diretto dove c'era più lavoro: nella bottega di un artigiano che creava scarpe.

“È da 43 anni che faccio questo mestiere”, spiega. Per trent'anni ha lavorato in un calzaturificio, arrivando a ricoprire ruoli di rilievo. Ma il gusto per la lentezza e il dettaglio non se n'è mai andato. Tant'è che nel 2005 Picone ha preso una decisione: avrebbe realizzato il suo sogno di aprire una bottega tutta sua. Basta catene di montaggio. Un ritorno alla ricerca, alla precisione dell'ago e del filo, al contatto diretto coi materiali e il pellame.

E così ha iniziato a lavorare come artigiano calzaturiero, diventando un riferimento per il settore.

Artigiano puro

“Sono un artigiano puro, per così dire – racconta. - Realizzo scarpe da uomo interamente fatte a mano. Pezzi unici, su misura. Parto dalla tomaia e vado a montare le scarpe secondo le esigenze del cliente, seguendo i suoi gusti in base a modello e pellame. Faccio tutto a mano, dal montaggio alla cucitura. E tutto da solo”.

Da solo, anche perché non è facile al giorno d'oggi trovare qualcuno che abbia le competenze per creare scarpe di qualità partendo da zero. È anche per questo che tra i desideri di Picone c'è quello di trovare un apprendista: per trasmettere i segreti e le tecniche di un'arte che si va inevitabilmente a perdere. “Il problema è che ci vorrebbe un aiuto, da parte dello Stato – sottolinea. - Al momento non ho modo”.

In questi giorni Picone ha partecipato al Micam, il più grande evento espositivo dedicato al mondo della calzatura, che si tiene ogni settembre a Milano. “Un'esperienza che mi sta piacendo molto – racconta l'artigiano. - In pratica faccio quello che faccio sempre, ovvero creare calzature. Ma lo faccio allo stand, in pubblico. E mentre lavoro vedo che la gente è interessata, scatta foto, è incuriosita da questo modo di realizzare un paio di scarpe come si faceva una volta, con le cuciture come un tempo”.

Per ultimare un paio di scarpe ci vogliono tre, quattro giorni. “Se penso che quando lavoravo al calzaturificio ne facevamo 800 paia, nello stesso tempo...” aggiunge Picone. Un lavoro meticoloso che, insieme alla qualità dei materiali, si riflette sul prezzo: “Si parte da circa 700 euro. A seconda del pellame però il prezzo può anche raddoppiare”. Sono in molti a pensare che ne valga la pena, e non solo in Italia. “Ho diversi clienti russi, altri americani... arrivano un po' da tutta Europa” spiega Picone.

Quello dell'artigiano calzaturiero è un mestiere – come molti mestieri che richiedono lentezza, costi, precisione – che si avvia al declino. Eppure Lucio Picone non potrebbe fare nient'altro. “Ho sognato per anni di aprire una bottega tutta mia. Il famoso sogno nel cassetto, per chi ha la fortuna di averne uno – racconta. - E adesso ho la possibilità di fare quello che amo di più”.

Addio al Made in Italy?

Una possibilità non scontata. Soprattutto se si parla di artigianato calzaturiero in Italia: “Un settore – spiega Moira Amaranti, presidente nazionale della sezione Calzatura di Confartigianato – profondamente in crisi”.

Qualche sintomo si può osservare anche tra gli stand del Micam: “C'è meno affluenza, anche se nella stagione estiva si registra sempre un certo calo – prosegue Amaranti. - E soprattutto, molte meno aziende hanno partecipato a quest'edizione della fiera rispetto agli anni scorsi. Ora come ora ne chiudono quattro, cinque al mese. L'anno scorso al Micam c'erano brand che negli ultimi mesi hanno chiuso: parliamo anche di aziende importanti, con settanta, ottanta dipendenti. Qualcuno ha diminuito la produzione fino al 50% ed è stato costretto a chiudere, lasciando decine di persone a casa”.

Un “mercato fermo”, lo definisce Amaranti. Perlomeno in Italia. Anche qui, il Micam è una cartina al tornasole: se molte delle aziende partecipanti sono italiane, gran parte degli acquirenti arriva dal mondo asiatico. Cina, Hong Kong, Giappone, Corea. È a questi paesi che gli artigiani italiani devono guardare. “In Italia non riusciamo più a essere competitivi – spiega Amaranti – perché altri paesi hanno regimi fiscali diversi. Portogallo, Spagna, Turchia hanno situazioni molto più favorevoli. Se avessimo la possibilità di produrre e vendere a costi inferiori, non ci sarebbe tutta questa concorrenza”.

Perché l'abbigliamento e le calzature italiane sono sempre molto richieste all'estero. Ma quando si parla di Italia, i negozi cercano altro.

“Non tanto la qualità quanto il prezzo. E proprio a causa del regime fiscale italiano, non riusciamo a proporre costi bassi quanto quelli che provengono dall'estero. I materiali e la manifattura stessa hanno prezzi completamente diversi” aggiunge la presidente di Confartigianato Calzatura.

Uno stallo che non riguarda tanto i grandi brand - “Il mondo del lusso praticamente non conosce crisi” - quanto le piccole realtà artigianali. “Uno degli intenti del Micam è quello di trovare clienti, portare a casa ordini. All'estero, però, è difficile creare la propria nicchia di mercato. Anche perché siamo in tanti”. Secondo Amaranti, l'unico modo per dare una scossa al settore sarebbe intervenire in modo serio a livello politico, alleggerendo la pressione fiscale: “Se torniamo a essere competitivi, siamo imbattibili. Il mondo vuole il made in Italy. Se continuiamo così, però, il made in Italy scomparirà”.

Confartigianato Pistoia

"La presenza di Lucio Picone a Micam, all'interno dello stand istituzionale di Confartigianato Imprese, ci onora - dice Simone Balli, Presidente di Confartigianato Imprese Pistoia - Picone rappresenta una delle eccellenze del territorio pistoiese. Siamo grati a Confartigianato Nazionale per averci concesso questo privilegio e siamo assolutamente certi che Lucio Picone avrà affascinato tutti i presenti durante la lavorazione in diretta della sue meravigliose creazioni. Possiamo attestare che a Micam 2018 è stato presente l'orgoglio di essere artigiani e di un prodotto 100% Made in Italy".

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