TOSCANA

Martedì, 12 Marzo 2019 16:26

Industria toscana, flessione nell’ultimo trimestre

Le preoccupazioni del presidente di Confindustria Toscana Nord, Giulio Grossi

LUCCA - Il segno più rimane ma l’entità del tasso di incremento si assottiglia pericolosamente: il manifatturiero dell’area Lucca-Pistoia-Prato segna nel quarto trimestre 2018 +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2017, chiudendo un anno partito in sordina ma che poi sembrava decollato (incrementi dei primi tre trimestri rispettivamente +1,6%, +3,7% e +3,9%).

Il non brillante risultato del quarto trimestre ha portato il risultato dell’anno 2018 a +2,7% rispetto al 2017. E’ quanto emerge dalla rilevazione congiunturale realizzata dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord, che come di consueto ha preso in esame un campione rappresentativo di imprese manifatturiere con più di 9 addetti delle province di Lucca, Pistoia e Prato.

Le prestazioni migliori a livello di settore appartengono alla metalmeccanica, che conferma il proprio ruolo di traino con un tasso di crescita medio della produzione elevato anche nel quarto trimestre (+7,4% tendenziale), chiudendo l’anno a +8%. Il settore moda ha avuto un andamento diversificato, compreso fra la flessione del cuoio e calzature (-1,2% tendenziale) e la crescita dell’abbigliamento (+4%), in questo caso, però, con un forte rallentamento rispetto alla parte centrale dell’anno; la moda ha chiuso l’anno a +1,9% sul 2017.

La carta e cartotecnica è, fra i settori maggiormente presenti nel territorio di Confindustria Toscana Nord, quella che ha sofferto di più, segnando un -2,4% che porta leggermente in negativo il dato annuale (-0,3%). Buoni, anzi i migliori fra i quattro trimestri dell’anno, i dati dell’alimentare (+2,5%, chiusura dell’anno a +0,2%) e del lapideo (+4,1%, chiusura dell’anno a -0,8%); anche il settore del mobile ha avuto un andamento positivo nel quarto trimestre, con un +0,5% che fa seguito al +0,7% del terzo trimestre e che limita la perdita dell’anno (-0,9%). Positivi i dati della plastica e chimica (+1,7% il trimestre, +2,2% la chiusura dell’anno).

"Rispetto all’andamento negativo che ha avuto il Pil nazionale nel quarto trimestre, a quel -0,1% che ha segnato l’ingresso dell’Italia nella recessione tecnica, potremmo esprimere una qualche soddisfazione per come il manifatturiero del nostro territorio ha saputo difendere il suo posizionamento o quantomeno limitare i danni – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Ma come imprenditori dobbiamo avere lo sguardo proiettato ben al di là dell’immediato e del contingente. E se si guarda un po’ più avanti la percezione più diffusa è quella di preoccupazione. Il quadro internazionale è all’insegna dell’incertezza. Il 2018 si è chiuso registrando un chiaro rallentamento del commercio mondiale, con alcuni paesi-chiave per il nostro export, a cominciare da Germania e Francia, che hanno avuto cadute della produzione industriale maggiori del previsto, e dalla Cina con la frenata della sua crescita. Le controversie commerciali Stati Uniti-Cina e le travagliate vicende della Brexit contribuiscono all’instabilità del quadro. Ma al di là di questo esiste un caso-Italia che non possiamo ignorare. Venerdì scorso abbiamo visto i dati Istat: crescita economica 2018 a +0,9%, contro +1,6% del 2017; debito al 132,1%, cioè oltre 2,3 miliardi, un record assoluto; l’unica parziale nota positiva viene dal rapporto deficit/Pil al 2,1%, migliore del 2017 quando pesavano i salvataggi bancari. Sempre l'Istat ha reso noto nei giorni scorsi che per gennaio 2019 la stima dell’indice destagionalizzato della produzione industriale segna un aumento dell’1,7% rispetto a dicembre: speriamo tutti che sia un segnale positivo destinato a trovare conferma, ma occorre mantenere la guardia alta e non lasciarsi andare a un troppo facile ottimismo. L’ottimismo strumentale non serve al Paese. Occorre recuperare il gap che ci sta allontanando sempre più dal gruppo di testa delle economie mondiali".

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