TOSCANA

Mercoledì, 06 Febbraio 2019 01:04

Arrestato un settimo rom per la morte di Duccio Dini

La scena del tragico incidente del 10 giugno La scena del tragico incidente del 10 giugno

Inchiodato dal Dna che prova la sua presenza nell'auto inseguitrice

FIRENZE - Nuovo arresto per la morte di Duccio Dini, il 29enne travolto nel giugno scorso, mentre era fermo in scooter a un semaforo a Firenze. Come si ricorderà alcune auto erano coinvolte in un folle inseguimento, per un regolamento di conti tra rom. I carabinieri hanno arrestato oggi il settimo componente della banda. I carabinieri del nucleo investigativo di Firenze e della Compagnia d'Oltrarno avevano già fermato subito dopo il fatto Amet Remzi e Mustafa Dehran e successivamente Mustafa Antonio, Mustafa Remzi, Gani Emin e Amet Kole.

Ora hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Firenze (dott. Angelo Antonio Pezzuti), su richiesta della Procura della Repubblica (dott. Tommaso Coletta) nei confronti di un settimo indagato di etnia rom, il pregiudicato 38enne Amet Kjamuran, ritenuto responsabile degli stessi reati degli altri indagati e residente presso il campo nomadi del Poderaccio.

Nel corso degli accertamenti tecnico-scientifici disposti dalla Procura della Repubblica di Firenze, i Carabinieri della Scientifica hanno trovato tracce biologiche sulla Volvo S60 che aveva inseguito l’autovettura di Rufat Bajram e provocato l’incidente all’incrocio tra via Canova e via Simone Martini: tracce che documentano la presenza anche del settimo personaggio nella "spedizione punitiva".
Si tratta del figlio di un uomo già individuato nell'auto inseguitrice, che è anche cognato dell’inseguito. L'ultimo arrestato del gruppo era insomma a bordo della prima autovettura inseguitrice (la Volvo S60, appunto, alla cui guida vi era Mustafa Remzi, figlio di Antonio, con passeggeri il nonno Amet Remzi ed il cugino Mustafa Dehran, l’unico che è ancora in carcere).

Proprio lui, nei giorni precedenti al tragico evento, aveva inviato una serie di messaggi in chat al cognato, con esplicite minacce di morte.
Il settimo uomo è stato associato alla Casa Circondariale di Sollicciano.

 

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