TOSCANA
Giovedì, 13 Settembre 2018 15:28

Denis Verdini: 5 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta

Per il fallimento della Società toscana di edizioni

FIRENZE - L’ex senatore Denis Verdini è stato condannato in primo grado a cinque anni e mezzo di reclusione per bancarotta fraudolenta della Società toscana di Edizioni. Il tribunale di Firenze ha condannato a cinque anni anche l’ex deputato di Forza Italia, Massimo Parisi. Per entrambi i giudici hanno anche deciso l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tre anni ciascuno per gli altri tre imputati nel processo, tutti amministratori della Ste che pubblicava Il Giornale della Toscana.

Il pm Luca Turco, l’11 aprile, aveva chiesto di condannare Verdini a tre anni per la presunta bancarotta fraudolenta della società che dal 1998 al 2014, anno del fallimento, ha pubblicato il quotidiano venduto insieme a Il Giornale. Verdini “era il dominus di questo gruppo di fatto assumendo tutte le decisioni strategiche con il consenso dell’intero consiglio di amministrazione” della Ste, che, disse nella requisitoria il pubblico ministero, “è stata costituita per un fine nobile, arricchire il pluralismo dell’informazione locale” ma “la storia è stata diversa” e “vede arricchirsi due persone, Verdini e Parisi”.

Secondo l’accusa, la Ste, già in perdita, sarebbe stata svuotata di 2,6 milioni di euro, con un’operazione che non avrebbe avuto ragione economica. Somma che, stando alle indagini della Guardia di finanza, sarebbe finita su conti correnti di Verdini e di Parisi. Secondo la difesa dell’ex senatore, quel depauperamento avvenne 10 anni prima del fallimento della Ste e comunque sarebbe stato seguito da un atto riparatorio dello stesso ex senatore con cui sarebbero stati compensati i debiti. Al quotidiano, replicò l’ex senatore, “ho solo dato, ho versato soldi, dall’inizio alla fine per tenerlo in vita. Dispiace che alla fine sia arrivato comunque al fallimento nonostante lo sforzo”.

Lo scorso luglio, l’ex senatore di Ala era stato condannato in appello a sei anni e dieci mesi per il crack della banca Credito cooperativo fiorentino. In primo grado l’accusa aveva sostenuto che fosse il dominus della banca (che usava come “un bancomat”) e di tutte le attività le attività editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici e nei confronti degli “amici di affari”.

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