TOSCANA

Martedì, 12 Giugno 2018 12:47

Firenze, Antimafia dispone il sequestro di un bar

I due titolari erano già stati arrestati lo scorso marzo

FIRENZE – Bancarotta fraudolenta. Questa l'accusa per i titolari della pasticceria “Curtatone” di Borgo Ognissanti: stamattina il locale è stato posto sotto sequestro preventivo – disposto in via d'urgenza dalla Procura Distrettuale Antimafia – dai carabinieri del comando provinciale di Firenze e dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria.

Il provvedimento s'inserisce in un'operazione più ampia. Già lo scorso 27 marzo le indagini avevano portato all'arresto di due fratelli palermitani, Renato e Giovanni Sutera, entrambi pregiudicati, e di altri due indagati: i quattro sarebbero stati responsabili di aver finanziato e organizzato un'associazione a delinquere che coltivava ingenti quantità di marijuana in Spagna, per poi importarla e commerciarla in Italia.

Undici gli indagati, accusati di trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, i fratelli Sutera avevano costituito società commerciali fittizie, intestate a prestanome, che avevano poi sistematicamente portato al fallimento. Tutto per nascondere il fatto di essere effettivamente i titolari della pasticceria “Curtatone” e per truffare i creditori.

Le più recenti indagini, coordinate dal sostituto procuratore dottoressa Giuseppina Mione e svolte dal reparto operativo dei carabinieri e della guardia di finanza, hanno fatto luce su un gioco di trasferimenti e prestanome. Nel 2016 i due fratelli Sutera, titolari della “Mela s.r.l.” - società fallita l'anno successivo – in concorso con il rappresentante legale della stessa società, Elton Hoxha, mero prestanome, e all'imprenditore fiorentino Luigi Morelli, hanno trasferito 50mila euro e la stessa pasticceria “Curtatone” ad un'altra società riconducibile agli indagati, appositamente creata.

Il sequestro della pasticceria, il cui valore ammonta a circa un milione di euro, è stato disposto per evitare che la libera disponibilità dell'azienda in capo agli aggravati possa aggravare le conseguenze del reato.

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