TOSCANA

Venerdì, 01 Giugno 2018 12:08

La digitalizzazione del lavoro e i rischi di stress

Nuove opportunità e semplificazioni, ma anche rischi. Tre racconti emblematici

FIRENZE - Le nuove opportunità e le semplificazioni, ma anche i rischi di stress da lavoro correlato e il diritto alla disconnessione: la digitalizzazione del lavoro raccontata da tre lavoratori fiorentini, Elena (Banca Intesa), Giuseppe (Dada Register) ed Enzo (spedizioniere Dhl Gf).

Le loro storie sono state protagoniste all'iniziativa “Da Gramsci alla digitalizzazione - Le condizioni di lavoro nei processi di innovazione tecnologica ”, svoltasi ieri in Camera del lavoro a Firenze (sono intervenuti tra gli altri Paola Galgani, segretaria generale Cgil Firenze; Gianluca Lacoppola di Cgil Firenze; Annalisa Tonarelli e Andrea Valzania dell'Istituto Gramsci Toscana; Alessio Gramolati di Cgil nazionale, resp. Ufficio Progetto 4.0).

Il tema era: le aziende stanno cambiando, sono sempre più tecnologiche e interconnesse e questo nuovo modello industriale cambia radicalmente l’organizzazione stessa del lavoro.

Cosa significa questa trasformazione per le lavoratrici e i lavoratori? Come cambia il loro lavoro? E con quali effetti sulla loro vita? Ha spiegato Paola Galgani (segretaria generale Cgil Firenze): “Le innovazioni tecnologiche cambiano le condizioni di lavoro e i rapporti sociali, per una organizzazione come la Cgil è fondamentale interrogarsi e confrontarsi su questi temi per arrivare a proposte contrattuali. Va trasformata l'innovazione in opportunità e ne vanno governati i possibili effetti negativi, come il rischio della diminuzione dei posti di lavoro. Una strada da seguire può essere quella della redistribuzione dei tempi di lavoro, così come si deve iniziare a porre il tema della disconnessione. Il pensiero di Gramsci rimane utile per immaginare a come intervenire sui cambiamenti del mondo del lavoro”.

LE STORIE

Elena Cherubini, bancaria (Rsa Fisac Cgil Banca Intesa): “Il nostro settore è tra i più emblematici per l'impatto della digitalizzazione, che è partita da lontano. La tecnologia ha accelerato indirettamente il passaggio di responsabilità da azienda a lavoratore. Smart phone, smart working, telelavoro: sono comparsi strumenti che non ti lasciano mai e si tende ad ampliare il tempo e lo spazio di lavoro, tra l'altro col monitoraggio costante da parte dei superiori sul raggiungimento dei risultati e i conseguenti rischi di stress da lavoro correlato. Oggi ci interroghiamo su quale sia il nostro lavoro: vendere prodotti? Fare consulenza? E' il momento di proporre una legge e una cultura sul diritto e il dovere di disconnessione”.

Giuseppe Scappaticcio (lavoratore Dada Register, Filcams Cgil): “La digitalizzazione ai lavoratori ha portato innovazioni e opportunità di processi lavorativi più partecipati. Ma oltre alle luci ci sono delle ombre. Non sempre sono arrivati miglioramenti delle condizioni lavorative, per via di alcune metodologie produttive ispirate al toyotismo e a modelli più snelli. Per la nostra vertenza, inoltre, abbiamo sperimentato forme di mobilitazione 'digital' oltre a quelle classiche di scioperi, manifestazioni, presìdi, volantinaggi: uso innovativo dei social media, assemblee pubbliche in diretta video, piattaforme di crowdfunding a sostegno delle lotte, tutte modalità per coinvolgere un pubblico più vasto di quello dei soli lavoratori”.

Enzo Paladino (spedizioniere Dhl Global Forwarding, Rsa Filt Cgil): “Il lavoro dello spedizioniere è antico, fino agli anni '80 era praticamente manuale: carta, telefonate, documenti redatti con la macchina da scrivere. Coi computer tutto si è velocizzato grazie a veri e propri programmi ad hoc. Prima l'orario di lavoro, coi picchi di attività, poteva protrarsi fino a notte fonda, raccontano i colleghi più anziani: ora con la velocizzazione informatica dei processi questo accade raramente, quindi c'è stato un miglioramento della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Tuttavia, impiegando meno tempo, aumenta l'intensità del lavoro e il lavoratore è caricato di più funzioni. Bisogna tenere alta la guardia sui rischi di stress da lavoro correlato in quelle 8 ore, serve un equilibrio, senza eccessivi carichi di lavoro né eccessive pressioni”. 

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