TOSCANA

Sabato, 07 Ottobre 2017 07:09

ChiantiBanca, scontro a suon di milioni tra Cassa Centrale Banca e Iccrea

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Da alcuni mesi è la banca più corteggiata della Toscana.

Iccrea e Cassa Centrale Banca (le due holding del pianeta bancario cooperativo italiano), se la contendono a suon di milioni di euro, e la solidità delle intenzioni di ChiantiBanca, vacilla, anche se c'è da rispettare un patto di ferro.

Tra ChiantiBanca e CCB esiste un accordo, raggiunto lo scorso anno e approvato dalla contestatissima assemblea dei soci del maggio scorso. Un accordo tra l'allora presidente dell'istituto di credito di San Casciano, Lorenzo Bini Smaghi,  che prevedeva l'uscita di ChiantiBanca dalla Federazione delle banche di credito cooperativo della Toscana (e quindi da Iccrea) e l'ingresso in Cassa Centrale di Trento. Un passaggio che ha fatto arrivare nelle casse della banca senese 20 milioni di euro sotto forma di prestito subordinato da restituire con interessi del 2,7%.

Iccrea rilancia e si dichiara disponibile ad accollarsi la restituzione del prestito ai trentini e metterci sopra un altro pacchetto di euro, si parla di 10 milioni che andrebbero a ChiantiBanca.

La holding trentina ha reagito minacciando le vie legali, tramite il suo presidente, Giorgio Fracalossi: in caso di ripensamento, chiederà un risarcimento di 100 milioni di euro. Una boutade, secondo gli attuali amministratori di ChiantiBanca, perché quella decisa nell'assemblea di maggio era una pre-adesione, non la decisione di far parte del gruppo trentino. Ma sicuramente la partita adesso diventa complicata.

Tra l'altro, proprio sulla messa ai voti dell'adesione a CCB, nove soci della banca senese hanno presentato un esposto per chiederne l'invalidazione. Il presidente Bini Smaghi, infatti, aveva aperto le votazioni per il rinnovo del cda mentre era ancora in corso l'assemblea e si stava discutendo proprio l'adesione.

Il via libera all'accordo con CCB fu approvato, ma Bini Smaghi venne sconfitto e il gruppo sostenuto da Iccrea prese possesso della banca. L'obiettivo esplicito era quello di rientrare in Iccrea, ma adesso non è così semplice.

Gli amministratori non temono le minacce di Fracalossi, secondo i vertici di San Casciano, il risarcimento sarebbe costituito solo dal rimborso del prestito subordinato e gli interessi non goduti, ma anche questa sarà materia da avvocati.

Ma per Cassa Centrale, oltre al fronte a sud, se ne è aperto uno al nord. Nell'operazione di ampliamento della consistenza della holding, Fracalossi ha trovato non poche spine. Nel Veneto non è bastato il via libera del governatore Zaia, questa estate si è registrata una spaccatura nella Federazione veneta delle banche di credito cooperativo: dieci hanno scelto Trento e quattordici che si sono schierate dalla parte di Roma. La fase è ancora di stallo.

La genesi

L'origine del fuoco è nel dicembre dello scorso anno, quando il presidente dell'istituto bancario di San Casciano, Lorenzo Bini Smaghi, convocò un'assemblea straordinaria dei soci, che dette il via libera all'operazione che prevedeva l'uscita da Iccrea e l'adesione a CCB, l'allora costituenda holding trentina. Un pronunciamento non vincolante ma che permise a Bini Smaghi di iniziare la trattativa in vista dell'assemblea dei soci del maggio scorso, nel corso nella quale venne messa ai voti l'adesione a Cassa centrale. In realtà l'operazione, tra dicembre e maggio non rimase al palo, tutti i sistemi di gestione di ChiantiBanca, vennero adeguati a quelli delle banche di credito cooperativo di Trento. Un passo decisamente in avanti, ma l'ex presidente si sentiva forte del via libera ottenuto a dicembre 2016. Visti i conti della banca, l'accordo con Trento sembrava particolarmente vantaggioso: oltre ai 20 milioni, Ccb aveva garantito un ulteriore prestito in caso di bisogno.

L'interesse di Centrale Banca era evidente. Per poter costituirsi in holding, come prevede la legge di riordino del credito cooperativo, avrebbe dovuto raggiungere un patrimonio di un miliardo di euro e l'adesione di ChiantiBanca sarebbe stata decisiva per il raggiungimento della soglia minima. Da parte della banca toscana, il rapporto con Iccrea si era deteriorato da tempo: troppo poco il suo peso politico all'interno della Federazione delle Bcc della Toscana, rispetto al suo peso economico. Da qui il desiderio di andarsene altrove.

Ma l'ex board di Bce non aveva fatto i conti con la Federazione che non aveva alcuna intenzione di perdere ChiantiBanca.

Iniziarono così le grandi manovre per defenestrare Bini Smaghi, soprattutto dopo la messa in chiaro dei conti dell'istituto di credito: deficit di 80 milioni, numeri drammatici per Bankitalia, numeri che portarono alle dimissioni del direttore generale Andrea Bianchi, seguite da quelle dei vice presidenti Claudio Corsi e Stefano Mecocci; tutti e tre poi finiti sotto inchiesta della Magistratura, con ipotesi di reato molto gravi (http://www.reportpistoia.com/toscana/item/48193-chiantibanca-le-carte-del-buco-finiscono-in-procura.html).

Adesso lo scontro tra Iccrea e CCB è solo all'inizio perché la presenza di ChiantiBanca è strategica per entrambi. Nel pianeta della Bcc, l'istituto di credito di San Casciano è il primo in Toscana e tra i primi cinque in Italia; in Ccb è la prima banca, se entra in Iccrea, una delle più importanti. Ma se ChiantiBanca esce da CCB, probabilmente Trento non avrebbe più i numeri per costituire la holding e quindi salterebbe il progetto. Con grande gioia di Iccrea, che ha sempre puntato ad una sola holding bancaria italiana con cervello operativo a Roma, soluzione che sarebbe gradita anche a Bankitalia.

L'importanza di avere ChiantiBanca nella holding la si capisce anche dai numeri. Dopo l'incorporazione di Banca di Pistoia e Area pratese, la banca ha 450 dipendenti, 45 filiali, 18 sportelli bancomat evoluti (dove poter effettuare, a costo zero, tutte le operazioni di cassa: versamenti, prelevamenti, bonifici, pagamenti bollettini), presenza su 6 province toscane, quasi 27mila soci, oltre 100mila clienti.

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