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Aborto sicuro, la manifestazione di Cgil: "In Toscana il 56% sono medici obiettori"

FIRENZE - “Libere di scegliere senza imposizioni, libere di decidere di essere madri, libere di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza”.

Per domani, giovedì 28 settembre, il Coordinamento Donne della Cgil Toscana, nella Giornata mondiale per l’aborto sicuro, organizza un presidio a Firenze (piazza Duomo, lato via del Proconsolo, dalle 15.30 alle 17.30). “Le donne e tutta la Cgil Toscana sono consapevoli dell’importanza di essere presenti per sottolineare ancora una volta il diritto alla libertà di scelta di ognuna di noi; il diritto a vedere applicata una legge dello stato, di fatto indebolita o resa nulla dalla troppa obiezione di coscienza; la necessità di combattere l’ennesima mattanza delle donne: l’aborto clandestino” scrive in una nota la Cgil.

In Italia il ricorso all’aborto clandestino è sempre più diffuso e mette a rischio la sicurezza e la vita delle donne. Si parla di 20.000 l'anno. “L'aborto clandestino esiste eccome e ancora una volta discrimina per ricchezza: c’è quello che riguarda le donne che possono pagare e che vanno in cliniche private dove le ivg si praticano e si chiamano ‘aborti spontanei’. E quello, ben più drammatico, che riguarda le donne che non hanno soldi né vie alternative” evidenzia Anna Maria Romano (Coordinamento Donne Cgil Toscana).

Anche in Toscana, pur con un tasso di abortività che si mantiene sempre superiore alla media nazionale (7,7 per 1.000), si è avuto un decremento delle interruzioni volontarie gravidanza: nel 2015 si sono registrate 6.100 con una riduzione del 6,5% rispetto al 2014, mentre permane ancora elevato il tasso di abortività tra le donne straniere, il 18,7 per 1000 da confrontare col 5,5 per mille delle italiane.

In Toscana la percentuale di obiettori nel 2016 era del 56,2%: più della metà. L’età media dei medici che applicano la legge 194 è molto alta “e quando andranno in pensione non ci saranno sufficienti giovani medici per sostituirli. In più i medici non obiettori subiscono molto spesso discriminazioni sul posto di lavoro e pressioni psicologiche dai colleghi” continua la Cgil. Una criticità e rappresentata dal tempo di attesa per l’esecuzione: nel 39,7% dei casi è superiore a 2 settimane (era 24,3% nel 2000), valore in linea con la media nazionale del 37,7% nel 2013. Come conseguenza il 52,3% degli interventi si effettua dopo l’ottava settimana, con rischi maggiori per la salute delle donne.

“Riprendiamoci la libertà!”: con questo slogan il segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne a scendere nelle piazze italiane sabato 30 settembre per le manifestazioni organizzate dalla Confederazione contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime.

 

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