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Giovanisì, con i tirocini uno su dieci ha trovato lavoro

FIRENZESono passati sei anni dalla sua nascita e per il progetto Giovanisì è tempo di bilanci.

Una valutazione rigorosa e scientifica quella affidata all'Irpet, l'istituto di programmazione economica della Regione, con alcune voci andate bene ed altre un po' meno. Qualche possibile suggerimento per aggiustare ancor meglio il tiro, ma un giudizio, tutto sommato, complessivamente positivo.

Sotto l'ombrello di Giovanisì, nato nel 2011, si sono raccolti nel tempo i tirocini, i contributi per l'affitto, il servizio civile regionale, le garanzie, i voucher, le borse di studio e i progetti formativi. Opportunità legate all'ingresso nel mondo del lavoro e poi ancora un pacchetto che spazia dalla partecipazione alla cultura, dalla legalità al sociale e lo sport, con un ventaglio di oltre quaranta opportunità. Sostenuto da risorse regionali, nazionali e europee, con 690 milioni di euro stanziati, in sei anni ne hanno beneficiato in più di 231 mila.

Oltre 173mila tra borse di studio, corsi e formazione, poco meno di 57 mila per tirocini, casa, servizio civile, fare impresa e lavoro, trecento nei progetti sulla musica e lo sport a scuola di Giovanisì+. Da maggio 2014 le misure sono state affiancate da Garanzia Giovani. 

Nel confronto tra pari i tirocini avvantaggiano chi si affaccia per la prima volta nel mercato del lavoro. Per questi la probabilità di trovare un impiego entro un anno e mezzo è del 5 per cento in più. Nel 2015 sono stati 381 i giovani che in questo modo hanno trovato un impiego.

I giovani in Italia, come è noto, lasciano la casa di famiglia più tardi rispetto ai coetanei europei, anche quando hanno un impiego, e la Toscana non fa difetto. Fra il 2012 e il 2015 la Regione ha finanziato 4.138 contratti di affitto - con il 65% di domande ammesse - di giovani all'inizio tra i 18 e i 34 anni, con 4.100 euro l'anno di importo medio per ogni beneficio e un contributo complessivo di 54,5 milioni di euro. A usufruirne in gran parte sono stati laureati con occupazioni precarie, e nove ragazzi su dieci non avrebbero fatto quel passo senza l'aiuto della Regione.

Tra le ultime misure sperimentali messi in campo dalla Regione e inserite nel progetto Giovanisì c'è anche il coworking. Parola forse poco nota, che indica uno spazio condiviso dove liberi professionisti e lavoratori autonomi possono condividere locali e postazioni. Una contaminazione che porta ad arricchire il servizio, moltiplicando collaborazioni, numeri di clienti e fatturato. Per il coworking la Regione paga l'affitto di uno spazio per un anno. Ad usufruirne sono stati 68 e, tra i 37 per cui nei mesi scorsi il sostegno era già terminato, in 26 hanno rinnovato o rinnoveranno l'affitto.

Ultimo capitolo gli aiuti alle imprese. La Regione sostiene l'imprenditorialità giovanile e femminile da lungo tempo, fin dagli anni Novanta. Non è dunque una novità. In questo caso si tratta di garanzie offerte per favorire l'accesso a prestiti bancari. Per l'Irpet, la misura ha aiutato la sopravvivenza delle imprese, lieve è stato invece l'impatto sui posti di lavoro creati.

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