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A tu per tu con i campioni. Boninsegna: “A Prato segnai il mio primo gol da professionista”

MANTOVA - “Mantua me genuit” recita l'epitaffio posto sulla tomba di Virgilio.

Roberto Boninsegna condivide con l'autore dell'Eneide tanto il luogo di nascita quanto il senso di protezione :così come lui scortava il poeta fiorentino nel lungo viaggio dagli inferi al paradiso, “Bonimba” ha scortato a suon di reti le numerose squadre in cui ha militato verso la gloria e i trofei. Un percorso iniziato proprio a Prato nella stagione 1963/64, dove mise a referto il primo dei quasi 300 gol siglati da professionista.

Che ricordi ha dell' esperienza in terra pratese?

Un ricordo agrodolce, perchè fu un' annata sfortunata al termine della quale retrocedemmo in Serie C per un solo punto. Segnai la mia prima rete da professionista, ma rimasi fuori due mesi per un' infortunio e rientrai solo nel febbraio del '64. Era comunque una bella squadra, c'erano tra gli altri Romano Taccola, che vinse la classifica marcatori, e Maurilio Prili, ex- Nazionale e vincitore dello Scudetto 1956 con la Fiorentina.

Com'era la città,all'epoca?

Una sorta di “paesone” in cui tutti si conoscevano, sotto questo aspetto mi ricordava Mantova. Abitavo non lontano dallo stadio, in direzione Campi Bisenzio. Nel corso delle mie visite successive conobbi anche l'ex-presidente Andrea Toccafondi. Ho allenato il figlio Paolo ai tempi delle selezioni giovanili di Serie C. Sulla panchina si avvicendarono Luigi Ferrero e Dino Ballacci, quell' anno. Ricordo meglio il secondo, poiché il suo arrivo coincise con il mio ritorno in squadra.

Totalizzammo 25 punti nelle restanti 27 partite e terminammo ad una sola lunghezza di distanza dal trio Simmenthal Monza, Parma e Alessandria. Peccato. Dopo i dodici mesi in Toscana tornai a Milano, prima di andare nuovamente in prestito al Potenza e al Varese. A Potenza conquistai il posto da titolare accanto a Bercellino e sfiorammo la promozione in Serie A, dove invece esordii la stagione successiva.

A quel punto i dirigenti interisti la cedono definitivamente al Cagliari:che bilancio traccia del periodo in Sardegna?

Largamente positivo, sono cresciuto insieme al club. L' intesa con Gigi Riva era ottima anche fuori dal campo: eravamo amici, diversamente da ciò che pensavano in tanti. Lasciai l' isola alla vigilia del tricolore per volere del tecnico Manlio Scopigno, dato che servivano soldi per potenziare la rosa e Riva non aveva intenzione di muoversi. Ecco quindi il ritorno all'Inter:campione d'Italia al secondo tentativo e due titoli di capocannoniere, nelle stagioni 1970/71 e 1971/72. Una bella rivincita nei confronti di Herrera e della società, immagino. Indubbiamente.

Il “Mago”, tra l'altro, tornò in panchina del '73 e mi disse che la colpa della sua scarsa fiducia verso di me fosse da ricercare in delle relazioni tecniche negative sul sottoscritto stilate da Allodi. Quest'ultimo però, sostenne il contrario. Mi sarebbe piaciuto vincere la Coppa Campioni del '72, tuttavia l' Ajax era oggettivamente più forte di noi”. 

Nel 1976 ad ogni modo si trasferì alla Juventus, alla veneranda età calcistica di 33 anni.

Ero tutt'altro che felice a dir la verità, e al presidente Fraizzoli lo dissi chiaramente. Parte della dirigenza voleva un attaccante di movimento, quindi quando arrivò Anastasi mi accordai con Boniperti e feci il percorso inverso. C'è da dire che nel triennio speso a Torino vinsi più che nel resto della carriera.

A quale vittoria ottenuta in carriera è più legato?

Più che ad un titolo in particolare, indicherei una partita singola: la semi-finale di Messico '70 giocata contro la Germania, la famosa “partita del secolo”. Resta in bocca l' amaro della sconfitta in finale:il Brasile era fortissimo, ma tenere in panchina uno come Rivera fu una follia, così come l'idea della “staffetta” con Mazzola.

All' Italia odierna giocatori del genere servirebbero come il pane.

Pienamente d'accordo. In un campionato nel quale i convocabili da Ventura rappresentano il 45%, i calciatori italiani fanno più fatica a trovare spazio e ad emergere rispetto al passato.

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