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Benedetto Ferrara. "La Fiorentina e la musica, tutta la mia vita"

di Leonardo Cecconi

Per i tifosi della Fiorentina non è solamente il giornalista sportivo di “Repubblica”.

Benedetto Ferrara è competenza ed ironia e con il suo tono sarcastico e dissacratorio, spesso allevia i tifosi viola dalle loro pene dopo una sconfitta. Ormai sono di culto i video della “nonna”, come lo sono i post su facebook o il seguitissimo blog “Rock & gol”. Ma anche teatro, con il suo spettacolo “Viola Pop" che ha raccolto un ottimo successo.

Benedetto, parliamo subito di Fiorentina. La squadra viola è come una bella donna, con cui passi una giornata e la sera esci a cena; ma quando arrivi a letto, cosa succede?

“Succede che hai delle grandi aspettative perchè sei un passionale, ma lei è incostante. Non sempre c'è una rispondenza di passione; tu ce la metti sempre e questo è un amore che non finisce mai. Perchè il calcio è cosi, ed i fiorentini sono cosi. E' una squadra abituata sempre ai sogni e alle emozioni forti, anche nei momenti più difficili e quando non le trova, ci resta un po' male. Se poi vogliamo parlare del momento della Fiorentina, questa è un pò la coda del periodo Montella. Con Paulo Sousa ci sono stati degli aggiustamenti, ma un ciclo non c'è mai stato, siamo forse al tramonto e non si intravedono lampi di futuro. C'è un futuro lontano, manca l'immediatezza, anche se in realtà basta poco, un cenno, un cambiamento; come il rientro di Giancarlo Antognoni in società. Mi sembra che la proprietà, anche se un po' in ritardo, stia cercando di avvicinarsi maggiormente e concretamente alla città. Ci vuole pazienza e la voglia di lottare per i sogni, perchè è quello che cerchiamo; poi, che la Fiorentina non vinca lo scudetto, fà parte di un calcio costruito per far vincere solamente i soliti. E' una stagione di passaggio, perchè quando sei primo in classifica e non dai un segnale forte, si smoscia l'ambiente, allenatore compreso. Bisogna progettare il futuro, fin da subito”.

Anche tu pensi che sia l'ultima stagione di Sousa alla guida della Fiorentina, fermo restando che arrivi alla fine del campionato?

“Non credo che Sousa sia un uomo da progetti, ma non perchè non sia un bravo allenatore, ma perchè lo dimostra la sua carriera. Cerca sempre si salire, quindi non credo sia lui, l'uomo intorno al quale costruire il futuro”.

Il momento più bello vissuto sportivamente ed il calciatore con il quale hai legato maggiormente?

“Fuori dalla Fiorentina, quello che mi ha esaltato di più è stato il concerto di chiusura delle Olimpiadi di Londra, perchè ero stordito dalla felicità. Mettere lo sport assieme a tutti i grandi della musica, avendo io anche questa passione, è stato fantastico; sono uscito dallo stadio chiedendomi e adesso cosa posso fare, preoccupato di non provare più le stesse emozioni. Poi Valentino Rossi, quando è tornato a vincere il mondiale ed infine, per la Fiorentina, la partita di Wembley, sulla quale ho fatto anche il mio primo spettacolo. Quella vittoria molto trapattoniana con il gol di Batistuta, spero di no, ma per il momento è un fatto irripetibile. Per quanto riguarda il giocatore non saprei, perchè non faccio l'amico dei giocatori; posso dire che Pasqual e Borja Valero sono quelli più umani e con cui ho instaurato un buon rapporto. Penso anche ad Astori, ad esempio, ragazzo simpatico e semplice; non che gli altri non lo siano, ma questi sono probabilmente quelli più umani ed umili, che se la tirano poco. Per quanto riguarda il passato, ovviamente Batistuta è sempre un piacere rivederlo, poi Antognoni e Rui Costa. I personaggi che hanno segnato la mia vita”.

Ormai sei quasi un'icona fra i tifosi viola. Come nasce l'idea dello spettacolo Viola Pop?

“Nel 2015 abbiamo fatto il primo spettacolo con due serate al Puccini; poi lo abbiamo mutato ed ingrandito e portato quest'anno all'Obihall. Mi sono divertito molto, come la gente che è venuta a vederlo. Con Leonardo Venturi ho lavorato bene e mi piace vivere coi ragazzi giovani, imparando da loro. Tutto è nato perchè io, da irrequieto, temo di annoiarmi e devo sperimentare. Pensavo che Firenze fosse una piazza vogliosa di ritrovarsi, ridere di se stessa, commuoversi rivedendosi nelle storie. Il primo è stato un tentativo ed è andato bene, mentre il secondo l'ho reso più musicale, mettendoci dentro un altro paio di bravi attori. Con Viola Pop credo di aver finito e quest'anno vorrei lavorare su uno spettacolo, forse meno pop, ma più impegnativo e credo sia ora di guardare al futuro, anche pensando alla Fiorentina. I ricordi li abbiamo tirati fuori, però mi piace anche pensare al futuro, perchè viviamo una società che non offre molto, solo la tecnologia. Avendo vissuto l'adolescenza negli anni '70, ho avuto la fortuna di sognare e viverlo il futuro, con il cinema e la musica. Oggi vedo i ragazzi che sono costretti ad ascoltare i nostri racconti sul passato, mentre i giovani devono pensare a quello che sarà. Quindi quest'anno preparo uno spettacolo diverso, ci stò lavorando e vediamo cosa viene fuori; comunque Viola pop è stata una bellissima esperienza e ringrazio tutti quelli che son venuti, perchè è stato un modo per rimettere insieme trent'anni di vita sulla strada, dietro alla Fiorentina”.

Sei un grande appassionato di musica. Se avessi dovuto fare una scelta fra musica e calcio, che strada avresti preso?

“Sinceramente è un problema che non mi sono mai posto. La musica preferisco viverla come la vivo, cioè alla radio, fare un programma di notte che faccio da 28 anni a Controradio e prima ancora a Radio Cento Fiori. Per me ascoltare la musica e condividerla è sempre stata la cosa più bella, più che scriverne. Il giornalismo musicale è affascinante, ma non è la stessa cosa che l'ascolto e la condivisione, mentre lo sport è un dato emozionale; sinceramente me li tengo tutti e due, perchè sono elementi fondamentali della mia vita”.

Oggi il cd è diventato quasi obsoleto. Tu, quale tipo di supporto preferisci per ascoltare la musica e quali sono i tuoi musicisti preferiti?

“Credo ci siano due modi di ascoltarla. Scaricandola, perchè adesso è molto più comodo ed agibile, pensando a quando cercavo i dischi a Melbourne, piuttosto che in Sud Africa. Oggi è un mondo nel quale trovi tutto, con la possibilità di scaricarti anche solamente un brano che ti piace, evitando di comprarti un disco che magari non vale la pena. E poi il vinile, perchè è quello con cui sono cresciuto quando ho iniziato a comprare dischi a 12 anni; oltretutto, se hai un buon impianto, è il miglior modo per ascoltare certe dinamiche, che non hai con altri supporti. Ho anche un figlio di 9 anni che sta scoprendo i dischi ed un lp è una forma completa di conoscenza, con copertine che a volte sono quadri. I dischi sono quelli fondamentali e non sono tantissimi oggi. Il cd non lo considero più, perchè qualitativamente non vale un lp e l'oggetto, in se, è abbastanza triste.

I miei artisti preferiti sono Neil Young e David Bowie e non solo perchè li ho scoperti nel '70 e hanno rivoluzionato la musica, ma perchè continuano ad essere un riferimento per fare musica. Anche oggi ci sono gruppi interessanti, ma Young e Bowie rappresentavano il viaggio; penso ai tanti mood, come il Young acustico o distorto, quasi punk. Penso a Bowie, che prima di fare l'attore era già attore, con la costruzione dei suoi personaggi, un artista che globalizzava ed andava oltre. Sono grandissimi modelli che possono insegnare l'arte del viaggio, attraverso se stessi, con una ricerca continua e senza mai adagiarsi. Bowie non c'è più, mentre Young continua a far cose diverse, come il lavoro con i Pearl Jam; il grunge ha preso molto da lui. Quindi i grandi sono coloro che insegnano e lasciano tracce profonde. Avendo anche una figlia musicista, vuol dire che i miei dischi hanno lasciato una traccia karmica”.

 

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