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Franco Ligas, una vita per lo sport. "Boxe, la Fiorentina, il Cagliari ed i cavalli"

di Leonardo Cecconi

In pensione da tre anni, ha avuto la fortuna di fare un lavoro che ha sempre amato, con la possibilità di seguire gli sport e le passioni della sua vita.

Francesco Ligas, conosciuto da tutti gli sportivi come Franco, è uno dei giornalisti e telecronisti più conosciuti e riconoscibili dell'intero panorama nazionale. Nato in Sardegna nel 1946, è arrivato a Firenze nel 1969 ed ha sempre diviso la sua fede calcistica con gli amori per Fiorentina e Cagliari, oltre alle grandissime passioni per la boxe ed i cavalli.

In TV ha esordito nel 1976 come giornalista sportivo, quando per TeleLibera Firenze intervista Adriano Panatta e Nicola Pietrangeli, che qualche mese dopo avrebbero vinto la Coppa Davis. Poi dal 1984 l'esordio con le reti Fininvest, fino a diventare una delle voci più autorevoli dello sport su Mediaset.

Come nasce il suo amore per la Fiorentina? “Sono arrivato a Firenze nel gennaio del 1969, quando la Fiorentina vince il suo secondo scudetto; ma ero anche tifoso del Cagliari, che lo avrebbe vinto l'anno successivo, quindi ho sempre fatto il tifo per entrambe le squadre. In quanto sardo, ho vissuto a Cagliari ed ho giocato nel Cagliari da juniores per sei mesi, mentre abito a Firenze da più di 40 anni quindi, da pensionato, ho tutto il diritto di tifare anche Fiorentina”. 

Lei ha criticato anche apertamente l'attuale dirigenza viola. Da tifoso, che cosa contesta alla proprietà? “Ci sono molti aspetti positivi nella gestione di Diego della Valle, per tutto quello che ha rappresentato in questi sedici anni. Ha portato la squadra dalla C2 direttamente alla serie B, grazie anche alla sua grande potenza da industriale; poi in serie A, in semifinale di Europa League e protagonista per tre anni in Champions. Quindi ha fatto cose importanti, fino ad un certo punto. Fino a quando la Fiorentina è stata eliminata dal Bayern Monaco, a causa del comportamento di un assistente dell'arbitro che convalidò un gol in fuorigioco ed una direzione a favore dei tedeschi. Da quel momento credo che Diego abbia iniziato a tirare i remi in barca, forse capendo che quella politica che gli aveva promesso diverse cose, come lo spazio per la costruzione della Cittadella della Moda, avrebbe disatteso certe promesse. C'è stato poi il capitolo di Gomez e Rossi, quando è stato convinto a prendere i due giocatori, pensando di ottenere grandi risultati”. 

Purtroppo Rossi, a causa del suo infortunio, si è trovato nella situazione di condizionare la squadra, nel bene e nel male. La Fiorentina ha già troppi giocatori che promettono e non mantengono, o comunque deludono e questo non è bene per un allenatore che ha bisogno di certezze dai giocatori. Gomez invece, è molto più scarso di quelli che sono i suoi gol realizzati. Quindi Diego ha cominciato a spendere sempre meno, chiedendo ai direttori generali di vendere; il capolavoro è stato in questa stagione, prendendo uno come Corvino che invece di costruire, doveva solo vendere. Si è visto con Alonso, operazione eccezionale perchè cederlo già a dieci o dodici milioni, sarebbe stato un grande affare. La Fiorentina di questa stagione è più debole dello scorso anno; lo stesso Sanchez, che ora piace molto ai fiorentini, è un giocatore con rendimento costante, ma verso il basso. Il fatto poi che sia un nazionale colombiano non vuol dire molto; anche Pellè ha giocato in nazionale azzurra ed ha fatto anche dei gol, ma personalmente lo trovo un giocatore modesto. Guarda caso i veri fuoriclasse sono quelli che non creano mai problemi alle società, invece lui è un mediocre giocatore, baciato dalla fortuna”. 

Come vede quest'anno la Fiorentina e come vede Sousa alla guida della squadra. L'allenatore portoghese ha perso certezze e motivazioni? “Penso che Sousa creda in questa squadra, al pari di Corvino, della proprietà e dei tifosi. A prescindere dal valore, devi sempre crederci per ottenere il massimo, ma quando hai una squadra non eccelsa, non puoi fare grandissime cose. I miglioramenti vanno fatti con una squadra competitiva e la Fiorentina non lo è. Certo non potrà essere la Fiorentina che per quattro anni è stata protagonista in Europa ed in Italia e chiederlo a questa squadra, è assolutamente impensabile. La cosa che non riesco a capire, è quale sia la politica di Corvino e della società; dire che ha fatto un calcio mercato da sette e che possa essere competitiva e dire all'allenatore che dipende da lui, vuol dire che vogliono mandarlo via. In questi termini non è il modo più sereno per lavorare. Mi ricordo questo episodio, prima della partita della nazionale con la Macedonia. C'erano le avvisaglie di poter far giocare Bernardeschi in mezzo al campo; un giornale titolava che Ventura, aveva dato un assist a Sousa. Il risultato è stato quello che abbiamo visto, cioè una prestazione del giocatore decisamente insufficiente; gli stessi che hanno scritto queste cose, hanno poi detto che Ventura ha le idee poco chiare, perchè non può giocare in quel ruolo. Ho letto la dichiarazione di Drago, ex tecnico del Crotone, in cui dice che il suo ruolo, è da esterno; Sousa lo fa giocare in quella posizione e tutti a dire che è sbagliato. Gli esterni hanno sostituito il ruolo delle classiche ali, con un carico di lavoro maggiore e giocando sia a destra che a sinistra, come facevano Cuadrado o Joachin che, in certe occasioni, sono stati costretti alla fase difensiva. Quindi la confusione non ce l'ha Sousa, ma tutti quelli che vogliono essere più reali del Re. In conclusione, se in questo campionato non toppa qualche squadra importante, per la Fiorentina sarà dura. Il Torino ed il Sassuolo non sono più scarse della Fiorentina, anzi hanno voglia di arrivare e hanno acquistato giocatori funzionali, cosa che la Fiorentina non ha fatto”. 

Quali sono i giocatori della squadra viola che ha più nel cuore? “Quando si lavora, per correttezza, è difficile farsi trasportare dai sentimenti. Ci sono giocatori importanti nella sua storia, perchè la Fiorentina non è solo quella dei Della Valle. A parte Batistuta, Antognoni, De Sisti o Merlo e tutti gli altri che potrei nominare, nei periodi più recenti, uno dei giocatori che ha fatto fare un salto di qualità alla squadra, è stato Enrico Chiesa. E' sempre riuscito a superare gli infortuni con grande abnegazione; altri giocatori hanno ottenuto grandi risultati, facendo magari un regalo a tifosi e alla società, ma hanno giocato soprattutto per se stessi. Si può avere un rendimento superiore, ma essere un freddo giocatore, oppure essere un uomo che pensa meno al denaro, ma mette più cuore e passione a disposizione della squadra”. 

Da sempre è un grande appassionato di pugilato e ad inizio carriera ha seguito anche il “nostro” Marco Gallo che, proprio recentemente, ha conseguito il diploma di Maestro di Pugilato dalla F.P.I. “In assoluto il pugilato è la mia più grande passione sportiva, fin da bambino. Quando in televisione si vedeva poco, obbligavo mio padre ad andare nei bar a seguirlo, con la fortuna di poter ammirare i campioni che in quei tempi combattevano in Sardegna. Poi mi son fatto travolgere dalla passione dei cavalli, partendo con la trasmissione DDA - Dirittura d'Arrivo, con TeleElefante e sono fiero di essere partito nel 1978 con questa trasmissione da Firenze, portandola in tutto il mondo e arrivando al satellite; una soddisfazione grandissima per aver creato assieme ad altri, questa televisione che mi ha dato modo di appassionarmi al trotto e al galoppo ed a tutti i personaggi che ci sono in quel mondo. Con la fortuna di poter commentare anche tutte le corse più importanti di Varenne, compresa l'ultima in Canada. Per il pugilato e l'ippica ho potuto lavorare bene, nel momento in cui gli altri non ci credevano; nel calcio invece, undici giornalisti su dieci vogliono fare gli esperti. Tornando al pugilato, ricordo che una delle prima interviste fatte per Telelibera Firenze, è stata proprio a Marco Gallo. Ho seguito Gallo, nell'incontro vittorioso con Mulas, per il titolo italiano e credo sia stato uno dei suoi incontri più belli. Gallo aveva una potenza devastante e attualmente non esiste un pugile italiano che abbia certe caratteristiche; come tutti i potenti, ha sacrificato qualcosa tecnicamente, sapendo che prima o poi avrebbe buttato giù l'avversario. Lui aveva Bonistalli come procuratore e posso dire che Gallo, se per un certo periodo avesse lavorato di più sulla scherma, rinunciando al suo gancio terribile, avrebbe potuto ottenere molto di più. L'ho sempre detto allora, ma oggi uno con la mano pesante come la sua, manca al pugilato italiano. Un pugilato come lo intende lo stesso Gallo oggi, perchè per quanto mi è stato detto da persone preparate e credibili, oggi Marco è bravissimo anche all'angolo e questo è importante, perchè in quel momento è l'unico che può sostenere il pugile, non solo con le solite frasi fatte”. 

Negli ultimi anni a Pistoia si parla soprattutto di basket ed i biancorossi sono l'unica squadra toscana della serie A. E' uno sport che lei non ha mai seguito molto. “Sono circa due anni che seguo meno la pallacanestro, da quando c'è stato l'exploit della Dinamo Sassari, ma ricordo la Pistoia di qualche anno fa. Nel tempo ho visto sparire Bologna, Roma, Treviso e Milano, che aveva due squadre e purtroppo ne ha solamente una, anche se l'Armani oggi è la migliore. Però la pallacanestro ha perso città con tradizioni importanti, come la stessa Montecatini, di cui ricordo la grande rivalità con Pistoia. Ma la Toscana ha vissuto anche il fallimento del grande Livorno, con la bellissima finale arrivata alla quinta partita, contro Milano. Ho seguito la Pistoiese, ma non ho mai seguito troppo il basket; comunque sono sempre stato un campanilista, tifando tutte le squadre toscane e sarde. Prima esisteva la “NBA Nazionale Basket Artisti” di cui ho fatto parte ed abbiamo giocato anche a Pistoia. Il presidente era Frizzi e giocavamo sempre a giugno, per commemorare la scomparsa di Falcone e Borsellino, contro la forte formazione dei magistrati”. 

E per concludere, cosa fà adesso Franco Ligas. “Per un anno e mezzo circa e fino ad un anno fa, mi sono divertito seguendo le ragazze dell'Isolotto, calcio a 5 serie A Elite; poi ho lasciato, ma in quel momento mi sono divertito moltissimo, perchè mi sono reso conto che non c'è solo il calcio, ma tantissime altre cose e discipline. Il calcio a cinque non è considerato calcio, ma divertimento. Ho amato lo sport e sono stato fiero di aver fatto parte di varie redazioni, seguendo molti sport”.

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