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La storia di Ponte alla Pergola: un microcosmo ormai scomparso

di Stefano Di Cecio

PISTOIA – Poco più di un migliaio di metri separano i due cartelli che segnalano Ponte alla Pergola sulla via Fiorentina.

Una frazione del Comune di Pistoia, su una strada percorsa da un traffico incessante di auto e camion a velocità incuranti dei dissuasori posti a lato della strada. La "Fiorentina" è chiamata così solo nel tratto da Pistoia a Firenze, ma è la statale 66, che si congiunge poi alla SS12 dell'Abetone e del Brennero, attraversando mezza Italia.

Queste poche centinaia di metri le riconosci perché c'è il Ponte, sul fiume Ombrone e una volta c'era anche la "Pergola", una mescita di vino; Ottaviano, il gestore, oltre a venderlo, aveva anche dei tavoli e delle panche dove era possibile fermarsi a berlo all'ombra di una Pergola di vite, appunto. Altri tempi, non c'erano auto, ma cavalli e carrozze, birocci e carretti, ed era sterrata.

Poi la guerra, la Seconda, che ha visto passare e fermarsi prima le truppe tedesche, a rastrellare persone e cibo. I nazisti avevano sistemato anche una batteria contraerea proprio nell'alveo dell'Ombrone e prima di andarsene fecero saltare il ponte. Poi sono arrivati gli americani, diretti verso la Linea Gotica. Sostarono diversi giorni: sono stati loro a ripristinare il ponte distrutto. La Fiorentina al loro passaggio, si riempiva ai lati di caramelle e cioccolata, gallette e gomme da masticare che facevano la gioia dei bimbi ma anche degli adulti.

La guerra finisce, il ponte viene ricostruito in muratura come lo vediamo oggi. Riprendono le varie attività commerciali. Tre botteghe di generi alimentari, una macelleria, due parrucchiere per donne, due per uomo, due calzolai, un biciclettaio, una merceria, un pastificio, un panificio, un bar. Poi diverse attività produttive, falegnamerie, confezioni, attività agricole, e per finire la chiesa e una scuola elementare, la Silvano Fedi.

Alcune di queste attività esistevano prima della guerra, altre hanno iniziato subito dopo, alcune, negli anni '60, hanno avuto sviluppo e modernizzazioni. Tutte o quasi oramai non esistono più: di quelle originali sopravvivono un negozio di alimentari e la chiesa.

I soprannomi e non i nomi, individuavano le persone. Entrando dall’Arduina, nel suo negozio di alimentari che si affacciava direttamente sulla strada, era possibile comprare di tutto, ma sfuso. La pasta era contenuta in un apposito mobile in legno con i cassetti che avevano la parte visibile in vetro per riconoscerne il tipo; il tonno era contenuto in grandi latte da cui veniva prelevato e posto nella carta oleata, la cioccolata venduta a pezzi e così via.

Gli altri due alimentari erano gestiti uno dalla Tota, l’altro dalla Iolanda prima e da sua figlia Marta, poi. Il primo era già un po' più “moderno”: la Tota lo conduceva con sua sorella, la Francescona, chiamata così per la sua altezza. Nel secondo invece, oltre ad acquistare generi alimentari, c’era la mescita di vino e tavoli dove si poteva bere e giocare a carte.

Venendo da Pistoia, nelle ultime case proprio a ridosso del ponte c’erano il barbiere Talino e l’appalto di Angiolino. Durante il periodo delle feste, Talino omaggiava i clienti con calendarietti profumatissimi di due tipi: ai ragazzi con le foto dei calciatori, agli adulti con foto di generose e discinte pin up. Da Angiolino invece, in quanto “appalto” ovvero autorizzato a vendere prodotti dei Monopoli di Stato, si trovavano sale, sigarette, anch’esse sfuse e sigari.

Scendendo il ponte, a sinistra si trovava poi il pastificio Cappellini. A destra il secondo barbiere, Onorio. Più avanti, il forno di Fabrizio, dove anni prima si trovava la mescita di Ottaviano. Sia d’inverno che d’estate indossava sempre pantaloni corti e maglietta impolverati dalla farina. Accanto il calzolaio Luigi, con i suoi attrezzi e la colla; di fronte la merceria della Iole, con i suoi calzini, maglie, magliette e intimo.

Isolata dalla fila di case, l’officina di Valetti, il biciclettaio. Il soprannome Valetti glielo avevano messo per ricordare il grande campione del ciclismo italiano e lui, per rafforzare il legame con il mondo della bicicletta , indossava sempre un “brilli peri”, copricapo chiamato così perché sempre indossato dall’omonimo campione ciclistico, motociclistico e automobilistico fiorentino. In alto campeggiavano alcune pagine di giornale con titoli cubitali, sul ponte aereo che Truman realizzò con Berlino Ovest nel 1948.

Quasi di fronte a Valetti la scuola elementare Silvano Fedi. Era una sola stanza ricavata all’interno di un appartamento, con i banchi di legno, i calamai per l’inchiostro, la lavagna che serviva anche come luogo di punizione, ed era una scuola pluriclasse. Una sola maestra infatti, la mattina gestiva i ragazzi della prima, seconda e terza elementare, insieme. Un'altra, il pomeriggio, i ragazzi della quarta e della quinta.

Poco più in là il secondo calzolaio, Leone e l’abitazione dove la Fedorona e la Fedorina facevano le parrucchiere. Non erano le sole però, c’era anche la Monella, allegra, con una gran voglia di chiacchierare e sorridere, sempre. Accoglieva le clienti in una stanza piena di caschi, lacca e fotoromanzi per ingannare l’attesa del proprio turno.

A Ponte alla Pergola c’era anche Boddo e la sua falegnameria, specializzata nella produzione di bruschini e manici di scopa. Durante la guerra aveva seppellito tutti i macchinari, l’attività riprese subito dopo. Un mondo commerciale completamente scomparso, di cui restano pochi e vaghi ricordi perché sono poche le persone che ancora li conservano.

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