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Pistoia , Italia, Europa. I rifugiati fuori dai sensazionalismi

Roberto Niccolai Roberto Niccolai

di Francesco Lauria

PISTOIA - Il sociologo Marco Deriu scriveva, esattamente dieci anni fa, nella prefazione al libro di Chiara Marchetti,  “Un mondo di rifugiati”: “finché non si sarà compresa e messa bene a fuoco la questione dei rifugiati non si potrà dire di conoscere il mondo in cui viviamo”.

Di fronte ad un’escalation mediatica non più centrata sugli sbarchi, ma sulla competizione tra “noi” e “loro” e sulle cicliche polemiche sui terroristi infiltrati nei barconi, la riflessione sul tema delle migrazioni e dei richiedenti asilo, anche a Pistoia, non deve cadere in molte possibili trappole: dal sensazionalismo, al buonismo.

Continuava Deriu: “il fenomeno globale dei rifugiati non può essere trattato alla stregua di eventi naturali come quelli occasionati dai terremoti, dai nubifragi, dagli tsunami. La questione dei rifugiati in realtà è al cuore dei processi politici, economici e sociali della nostra modernità. E’ espressione di questi processi, ma assieme contribuisce ad illuminarli e a svelarne il significato e l’impianto ideologico implicito e nascosto”.

Rispetto a dieci anni fa la questione delle migrazioni ed in particolare dei profughi è letteralmente esplosa, come fenomeno reale certo, ma anche e soprattutto come percezione, comunicativa e non solo.

Roberto Niccolai è la persona giusta per iniziare una riflessione che affronti il tema rifugiati con uno sguardo di fondo, senza dimenticare la quotidianità del fenomeno nella nostra città e nella nostra provincia.

Laureato in Scienze politiche internazionali (con tesi di laurea sulla rivoluzione culturale cinese, tiene a sottolineare), si occupa di migrazioni fin dalla fine degli anni ottanta, oggi è responsabile dell’area intercultura della cooperativa “Gli altri” e vicepresidente della cooperativa stessa.

“Ricordo i primi fogli di via, cui erano sottoposti i venditori ambulanti senegalesi che frequentavano il centro di Pistoia – racconta Niccolai -, così come gli sbarchi degli albanesi nei primi anni novanta. A Pistoia, intorno al 1995 fu aperto un centro multiculturale, ora chiuso.”

Niccolai ha pubblicato tre libri sulle migrazioni partendo però dall’emigrazione pistoiese in Europa e nel mondo, affrontata dal punto di vista sociale, economico e politico.

“Abbiamo sempre cercato di dare una lettura scientifica del fenomeno, anche quando abbiamo analizzato le migrazioni su Pistoia (italiane e straniere) con l’ausilio di oltre duecento ragazzi delle scuole superiori”.

Ma qual è la visione della cooperativa “Gli altri” nell’attività su migrazioni e rifugiati?

“Come cooperativa – risponde Niccolai – siamo partiti dalla questione dei diritti. Gestiamo quindici sportelli informativi sul territorio che si occupano principalmente di permessi e di ricongiungimenti. Partire dagli aspetti normativi è fondamentale: per le persone avere un permesso di soggiorno è la precondizione per vivere una vita simile agli altri e non perennemente in bilico”.

Dal 2009 la cooperativa svolge anche mediazione linguistica culturale negli ospedali (Pistoia, Empoli e Siena), nei consultori e, fino all’anno scorso, nei Centri per l’impiego.

Gli Altri si occupa anche di molti altri temi (dagli anziani, ai minori, alle disabilità), l’area intercultura è la più giovane, ma è attiva già da dieci anni.

“Svolgiamo consulenza – continua il vicepresidente – per uffici anagrafe e uffici tecnici, all’occorrenza forniamo anche assistenza legale, ma, se la mediazione culturale funziona bene, nel 90% dei casi non c’è bisogno di cause e istanze”.

Un’altra attività sono i corsi di lingua italiana, tutti effettuati da insegnanti con laurea specifica per l’insegnamento dell’italiano lingua due ad adulti stranieri.

Possiamo spiegare come si svolge l’assistenza a richiedenti asilo e rifugiati a Pistoia?

“Dobbiamo distinguere due canali – risponde Niccolai -. Quello, attivo dal 2002, dello Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e il canale della cosiddetta 'accoglienza'. Tra 2011 e 2013 abbiamo anche gestito l’emergenza Nord Africa con due strutture, ora chiuse, a Monsummano e Montagnana, oggi l’accoglienza al di fuori del sistema Sprar e gestita tramite di bandi della Prefettura di Pistoia. In ogni caso il nostro approccio è quello di far convivere in appartamenti (tra 6 e 10 persone) migranti di diversa nazionalità, in una logica di auto aiuto”.

Continua Niccolai: “dal 2015 siamo capofila del progetto Sprar a Pistoia, Agliana, Quarrata, Serravalle e Monsummano Terme, per quel che riguarda l’emergenza, invece abbiamo quindici appartamenti”.

Quanti sono gli operatori coinvolti questo settore a Pistoia e provincia?

“Abbiamo tra i 35 e 40 operatori - risponde il nostro interlocutore – in gran parte dipendenti a tempo indeterminato, poiché cerchiamo di privilegiare stabilità ed esperienza. Il lavoro è di equipe. Utilizziamo l’immagine della 'catapulta': la persona va sollecitata a riprendere in mano la propria vita da più punti di vista. Noi cerchiamo di fornire l’apprendimento dell’italiano, la conoscenza del territorio, delle questioni sanitarie ed abitative, l’inserimento lavorativo, la conoscenza con le comunità migranti già presenti, con le associazioni sportive”.

“E’ chiaro – continua - che, per i richiedenti asilo, è fondamentale il lavoro di ricostruzione, possibilmente nella propria lingua madre, della memoria da presentare alla Commissione che valuta la concessione dello status di rifugiato.”

Arrivati a questo punto non si può tacere uno dei nodi paradossali di tutto il sistema. La legge italiana parla di 35 giorni per avere una risposta sulla concessione di diritto di asilo o di protezione umanitaria. Mediamente, anche per i rifugiati presenti in Toscana, i tempi sono di dodici mesi prima dell’audizione in Commissione e fino ad altri dodici mesi per conoscere il risultato definitivo. I tempi si stanno allungando con situazioni non facilmente gestibili, in primis per gli aspiranti rifugiati che rischiano di vivere l’attesa del colloquio con la Commissione con stress crescente, quasi come un’ossessione.

La cooperativa si attiva anche per il bilancio di competenze, corsi di formazione professionale, attivazione di tirocini, sia nel sistema Sprar che in quello cosiddetto dell’accoglienza che è meno rigidamente normato.

“Da ottobre 2015 – spiega Niccolai – le Prefetture possono attivare bandi per individuare enti gestori nel territorio.

Possiamo parlare di emergenza a Pistoia? Quali sono i numeri reali?

“La nostra cooperativa - informa Niccolai - , da sola o in collaborazione con altre, segue in media 135 migranti nel sistema di 'accoglienza' e 43 all’interno del progetto Sprar. In tutta la provincia di Pistoia all’interno dei due canali sono presenti 600-700 profughi su 290.000 abitanti. Parliamo di pochi più dello 0,20%”.

Un tema che pone Niccolai è il livello di qualifica e serietà di chi è inserito nel sistema dell’accoglienza: “Non voglio alimentare polemiche, né fare il primo della classe, ma ci sono soggetti che si sono improvvisati nell’accoglienza ai profughi anche nel privato sociale. E’ vero che c’è bisogno di tutti. Ma mi chiedo, dov’è il merito tecnico?”

Niccolai non lo dice esplicitamente, ma è difficile non comprendere a quali situazioni particolari all’interno del territorio pistoiese si riferisca; non solo quelle legate ad alberghi della montagna che si sono presentati agli ultimi bandi della Prefettura con l’assistenza (sulla carta?) di cooperative di altre regioni italiane.

Quanto è forte il rischio di business o di improvvisazione?

“I meccanismi dello Sprar, anche per il costo del personale – spiega - , sono rigidissimi, per i bandi della Prefettura il sistema è diverso, anche la stessa competenza della Prefettura andrebbe sottoposta ad un vaglio.”

Tra le iniziative più interessanti, negli ultimi mesi, “Gli altri” ha messo in piedi un reading con la storia di tre richiedenti asilo (provenienti da Costa d’Avorio, Nigeria e Pakistan).

“E’ un percorso di letture, canzoni, narrazioni sulle migrazioni – spiega Niccolai - nato a partire dal nostro sportello di Quarrata”.

Quali caratteristiche hanno i rifugiati che arrivano sul nostro territorio?

“Ricordo il primo arrivo gestito: erano 30 siriani di ceto medio elevato. Chiedevano dove si trovassero Money Gram e Wifi. Sono subito transitati altrove. Per quel che riguarda siriani, somali, eritrei, sudanesi, gran parte di loro vede l’Italia come un luogo di passaggio. Da noi rimangono nazionalità più povere come sub-sahariani, pakistani, afgani, bengalesi. A volte alcuni di loro hanno fatto già richiesta di asilo in altri paesi dell’Ue come la Bulgaria. Voglio sottolineare – continua Niccolai – che alcune nostre pessime leggi nazionali non favoriscono la permanenza dei rifugiati. Penso ai ricongiungimenti familiari: per ricongiungere un figlio è necessario produrre l’esame del dna fin dal paese di origine”.

Nonostante l’allarmismo mediatico nel 2015 su 150.000 sbarchi le richieste di asilo sono state 25.000.

Alla Toscana sono riservati l’8% degli arrivi, a Pistoia, il 7,8% della frazione precedente.

“Le donne sono molto poche – continua Niccolai – abbiamo solo un appartamento femminile ad Agliana. Nel caso delle donne richiedenti asilo spesso si tratta di nigeriane, probabilmente vittime di tratta. Oggi la rotta balcanica è completamente chiusa,ma non è stata riassorbita, come si pensa, dal mare, i cui flussi sono simili a prima”.

C’è il tempo di qualche considerazione finale.

“Non si può continuare a leggere la questione in ottica pseudo emergenziale. La legge Bossi Fini rende pressoché impossibile l’entrata regolare in Italia per lavoro: i flussi sono limitatissimi ed è stata abolita la figura dello sponsor di garanzia. Non nascondiamoci dietro ad un dito: spesso non ci sono alternative alla richiesta di asilo, con conseguente intasamento delle poche Commissioni di verifica e il ridicolo limite dei 35 giorni per la risposta che non viene mai rispettato. I rifugiati nel mondo sono 65 milioni. In Italia parliamo di 150.000 arrivi all’anno, in Europa di 1,3 milioni. Occorre ridurre i tempi di attesa e modificare la Legge Bossi Fini, senza cadere nella tentazione controproducente di favorire alcune nazionalità rispetto ad altre. Ogni persona, secondo la Convenzione di Ginevra, va valutata in base al proprio rischio personale e non possiamo correre il gravissimo rischio di ledere il diritto di asilo, uno dei fondamenti della nostra Costituzione. Non dobbiamo permettere differenze di genere, generazione, lingua, cultura, religione. In poche parole – come è scritto nel nostro reading – le migrazioni sono sempre esistite sono da considerarsi ordinarie. Tutti gli uomini e le donne hanno le gambe. Sin da quando è stata appurata la presenza di esseri umani su questa 'palla schiacciata' dai poli, come cantava tanti anni fa Francesco Guccini, - conclude il vicepresidente de Gli Altri - le persone si sono spostate. Non sapremo mai esattamente quante sono morte lungo le frontiere d’Europa e nel Mediterraneo. Sappiamo però che l’Italia non è il centro del mondo per quel che riguarda i rifugiati, ma solo una piccolissima parte di esso”.

E questo vale, più in generale, aggiungiamo noi, anche per la sempre più inospitale Unione Europea.

 

 

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