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Al di là dei muri e oltre: a San Domenico un ciclo di incontri sulle migrazioni

di Francesco Lauria

PISTOIA - "Al di là dei muri e oltre" è questo il titolo significativo del ciclo di incontro che il Centro studi Espaces Giorgio La Pira e PoieinLab si accingono ad offrire alla cittadinanza pistoiese, unendo forze e intelligenze .

Un ciclo di attività sulle migrazioni e non solo che avrà inizio sabato 12 marzo alle ore 9.00 presso il convento di San Domenico a Pistoia (Cappella dei Magi, ingresso da via delle Logge 6). Abbiamo incontrato gli organizzatori dell’evento, padre Alessandro Cortesi (nella foto a sinistra), Giovanni Paci (nella foto in basso a destra) e Filippo Buccarelli (nell'ultima foto a sinistra) al fine di approfondire con loro il senso dell’iniziativa. 

Nell'invito scrivete che si torna oggi in Europa a "costruire argini, divisioni, difese di armi e di filo spinato". Cerchiamo di spiegare la scelta del tema delle migrazioni per il ciclo di incontri e come verrà affrontato...

"Da vari anni stiamo riflettendo sul tema delle migrazioni come uno dei segni dei tempi, di questo nostro tempo. Lo spostamento dei popoli, sempre esistito nella storia umana, oggi va letto nelle sue cause profonde che affondano in una condizione di disuguaglianza e iniquità globale ed è provocazione ad un ripensamento del sistema economico e dello stile di vita dei popoli europei. I muri, i fili spinati sono il segno più evidente del fallimento di un sistema economico che genera ingiustizia e divide l'umanità tra garantiti e miseri. E' anche il tradimento del progetto europeo sorto dopo la II guerra mondiale per riconoscere i diritti di ogni persona e per impedire discriminazioni. Paradossalmente chi fugge dalla guerra trova oggi rifiuto, disprezzo, chiusura dei confini. Queste persone, uomini e donne come noi, che cercano pane e dignitàsono un interrogativo rivolto a noi per riconoscere che siamo uniti dalla medesima umanità. Quale tipo di umanità vogliamo costruire? Quale futuro per questo mondo? Cercheremo di articolare una riflessione per cogliere i problemi e le opportunità che la situazione attuale pone, andando oltre approcci superficiali. Dimitri D'Andrea è un filosofo attento alla vita sociale e cercherà di indagare come imparare oggi una grammatica elementare per l'incontro. Con Filippo Buccarelli che è un sociologo proporremo una lettura della metamorfosi sociale in atto cogliendone potenzialità pur nei problemi presenti: gli interventi saranno occasione di approfondimento e discussione. Nel pomeriggio l'incontro prevede una lettura della realtà locale da un punto di vista di esperienze sul territorio: un operatore nei centri di accoglienza parlerà dell''accoglienza dei richiedenti asilo. Sarà interessante poi l'apporto di un giovane mediatore culturale originario dello Yemen: porterà la sensibilità di un musulmano che vive in Italia impegnato nel superare i muri dell'incomunicabilità anche nell'ambito religioso. Interverrà anche una studentessa originaria del Congo, profondamente integrata in Italia, partecipe di due culture. Nostro desiderio è che l'incontro possa coinvolgere anche giovani sensibili alla sfida dell'incontro interculturale". 

Il trionfo dell'immaginario della paura sembra aver rotto gli argini negli ultimi mesi, dopo essere stato alimentato certosinamente nel corso degli anni. Che cosa ha fatto esplodere l'opinione pubblica facendola oscillare, al di là di ravvedimenti purtroppo effimeri, tra paura, ostilità e indifferenza, con un salto di qualità indiscutibile rispetto anche solo ad un anno fa?

"La paura, soprattutto di fronte a ciò che è sconosciuto, davanti al futuro e davanti all'altro è sentimento proprio del nostro vivere che non va negato ma va considerato e affrontato perché solitamente è la prima reazione che permette di porsi domande, cogliere la diversità e mettere in atto processi di incontro consapevole. Ma se non viene elaborata con processi di consapevolezza e di impegno per essere trasformata in desiderio di incontro diviene ottimo ingrediente per una miscela esplosiva di opposizione e ostilità. La paura si diffonde perciò laddove non si avviano processi di conoscenza, di vicinanza, di interazione. E' facile da usare, e da alimentare soprattutto in tempi di difficoltà, complice una diffusa disinformazione, per la propaganda di movimenti populisti e xenofobi a scopi elettorali. La questione delle migrazioni è stata affrontata dalle politiche dei singoli paesi europei e dall'Italia in particolare per anni come un problema di sicurezza. E' mancata una visione in grado di comprendere che siamo di fronte ad una sfida epocale, in cui la questione di fondo è umana e culturale: è ancora più urgente oggi porre in atto processi di solidarietà umana nell'emergenza - in concreto si può pensare ai corridoi umanitari - ma anche di conoscenza e di incontro interculturale perché da essi possa sorgere una società capace di convivere in pace e non nella guerra. La grande questione del futuro dell'umanità e del cosmo stesso è implicata nella vicenda delle migrazioni". 

Come commentate le parole di Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, che ha invitato i "migranti economici" a stare alla larga dall'Unione Europea? E' davvero possibile/auspicabile, senza arrivare alle conclusioni di Tusk, dividere nettamente migranti economici e rifugiati?

"La questione di fondo è che le migrazioni costituiscono non la causa dei problemi, ma l'esito e la conseguenza di una condizione di ingiustizia globale e di responsabilità dei paesi occidentali. Questi paesi sono posti oggi di fronte agli esiti nefasti di politiche segnate dalla scelta della guerra come modalità di soluzione dei conflitti - si pensi al disastro generato in Afghanistan e in Irak - del neocolonialismo economico e di sostegno a dittature e regimi per esempio in Africa. Una visione nuova e diversa dettata dalla solidarietà si pone come esigenza oggi. Politiche di partenariato con i paesi dell'area Mediterranea con chiare esigenze nell'ambito dei diritti umani,e di solidarietà con i paesi dell'Africa subsahariana con attenzione all'aspetto ambientale costituirebbero una via per avviare processi capaci di incidere sulle cause degli spostamenti dei popoli. Chi lascia la propria terra lo fa per la mancanza di terre coltivabili, di acqua, a causa di regimi dittatoriali - si pensi all'Eritrea -, per le violazioni dei diritti umani, per i cambiamenti climatici che provocano desertificazione e fame". 

Come si è mosso in questi anni il cosiddetto modello toscano di accoglienza diffusa? 

"La Toscana - spiega Giovanni Paci - si è mostrata certo tra le Regioni più disponibili all’accoglienza e anche le popolazioni sembrano aver reagito senza eccessi di contrapposizione e con spirito solidaristico.Il problema è dato però dalla difficoltà di unire all’accoglienza materiale percorsi di inserimento e inclusione reale sul territorio di persone che non possono partecipare a pieno titolo, per vincoli legislativi e mancanza di opportunità concrete, alla vita delle nostre realtà locali. Spesso il problema è dato anche dalle regole europee di prima accoglienza che costringono in Italia persone che hanno il desiderio e l’esigenza di andare in altri paesi europei. Il rischio è di avere persone sostanzialmente recluse, spesso in zone marginali dei nostri territori". 

In che modo, nel ciclo di incontri, farete convivere ricerca sociale ed espressività artistiche?

"L'incontro di sabato intende affrontare il tema a partire da un approccio letterario: alcune letture di pagine di saggi, poesie e romanzi faranno da apertura alla riflessione. Gli artisti, i letterati sono coloro che avvertono e intuiscono più profondamente i problemi del tempo. Leggeremo pagine di letteratura su muri, confini e barriere, quelle visibili e quelle invisibili che segnano le nostre società. Ci aiuterà in questo Giovanni Capecchi, docente all'Università per stranieri di Perugia. Nei prossimi incontri previsti vorremmo utilizzare anche le modalità dell'espressione pittorica e filmica per affrontare i diversi temi". 

Nella lettera di invito si collega il vuoto di incomunicabilità che si esplicita nel respingimento ideale, ancor prima che fisico, dei migranti con il clima di incompatibilità riscontrato nel dibattito sui diritti civili. Come commentate la piazze contrapposte di questi mesi e il "compromesso" cui si è pervenuti?

"Le contrapposizioni 'muro contro muro' sono forme con cui erigere barriere nella società, conducono a non cogliere la complessità del nostro vivere, non lasciano spazio al dialogo. Fanno perdere di vista l'esigenza nella nostra società di crescere nel riconoscimento dell'altro, nell'attenzione a non favorire discriminazioni ed esclusioni ad ogni livello della vita sociale. Nella società pluralista le questioni che toccano gli ambiti etici sono temi che giustamente suscitano attenzione. La contrapposizione frontale non aiuta a discernere quello che una legge può offrire nel quadro di un dibattito democratico: compito della legge non è quello di esprimere in astratto principi morali, ma quello di regolare fenomeni presenti nella vita sociale. Una legge civile è sempre esito di mediazione tra diverse concezioni, tenendo come riferimento fondamentale i principi che la Costituzione e le Carte dei diritti fondamentali riconoscono. C'è un cammino da compiere in Italia per una comprensione della laicità come spazio di discussione e di confronto in cui poter giungere insieme ad orientamenti condivisi. La fatica della mediazione è il cammino in cui accogliere diverse istanze che possono essere tenute insieme nella società, tenendo conto della complessità. Il riconoscimento di diritti e l'ampliamento degli spazi di diritti non toglie importanza ad altri ambiti. Il riconoscimento di diritti civili dovrebbe essere motivo per approfondire anche l'attuazione dei diritti sociali ed economici nella chiara consapevolezza che l'affermazione di diritti tiene insieme anche una esigenza di doveri e responsabilità".

 

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