PRATO

Martedì, 22 Gennaio 2019 18:23

Coppia arrestata per sfruttamento dei lavoratori

In una confezione a Prato. Padroni e lavoratori sono cinesi

PRATO – Sfruttavano fino a 21 lavoratori costringendoli a turni massacranti “non inferiori a 16 ore”, senza sicurezza, in condizioni abitative degradanti, senza riposi o ferie, e per un salario mensile, senza contratto, che ancora deve essere quantificato con precisione. I due imprenditori cinesi, marito e moglie, sono stati smascherati da indagini della Procura pratese, svolte dal nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri per alcuni mesi. L'uomo, 38 anni, è stato arrestato per “sfruttamento di manodopera in condizioni di bisogno in concorso”. E' la prima volta che a Prato si applica questa tipologia di reato.  Per la moglie, anch'essa 38enne, è arrivata la misura cautelare del “divieto permanente di dimora nel comune di Prato”. La vicenda di questo super-sfruttamento andava avanti dal novembre scorso nel laboratorio tessile “Confezioni Kedan”.

La perquisizione del locale ha permesso di rinvenire e sequestrare 23 banchi da lavoro per “macchine taglia e cuci”  del valore di 23.000 euro ed un Fiat “Doblo’”, intestato alla donna.

I sette operai della repubblica popolare cinese, rimasti per le lavorazioni nel laboratorio di confezioni ma controllati nell’attigua casa dormitorio (100 metri in cui erano stipati in almeno 15) al momento dell’accesso da parte dei carabinieri, erano tutti clandestini.  

L’uomo è stato associato al carcere della Dogaia e la moglie è stata allontanata dal comune di Prato.

 

La Cgil, finalmente lo sfruttamento è chiamato col proprio nome

"Apprendiamo con soddisfazione che, per la prima volta, è stato contestato lo sfruttamento lavorativo in una confezione che produceva illegalmente - dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem di Prato e di Pistoia - Lo avevamo sollecitato più volte pur consapevoli delle difficoltà da superare per chi avrebbe dovuto farlo.

Ringraziamo Asl, Procura e Carabinieri che hanno collaborato all'operazione e hanno svolto le indagini.

Più volte abbiamo dichiarato che le leggi esistono, il problema è la loro applicazione.

Quanto provato in questa indagine, grazie alle telecamere, è da anni la condizione di sfruttamento alla quale sono sottoposti migliaia di lavoratori di ogni etnia.

Sono azioni come queste – continua Brezzo - che possono fare da deterrente per chi vuole produrre illegalmente.

Ora sarebbe interessante sapere quali sono le aziende per le quali lavorava la ditta sfruttatrice e chiedergliene conto. E aspettiamo - conclude Brezzo - che il ministro Di Maio ci convochi per far diventare ordinaria l’applicazione delle leggi".

 

Il Presidente della Regione Rossi: orgoglioso del progetto Lavoro Sicuro

"Un'operazione importante che ha permesso, forse per la prima volta in Italia, di applicare l'articolo 603 bis del codice penale che estende al datore di lavoro le norme sul caporalato". Questo il primo commento del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi alla notizia di una vasta operazione che nelle prime ore della mattinata ha portato all'arresto dei titolari cinesi di una ditta di confezioni, accusati del reiterato sfruttamento di 21 connazionali.

"Desidero innanzi tutto ringraziare la Procura della Repubblica di Prato, i Carabinieri e quanti hanno lavorato alle indagini. Ma un ringraziamento speciale – sottolinea il presidente – va agli operatori della Regione Toscana da anni impegnati nel progetto 'Prato Lavoro Sicuro' perché l'operazione di oggi è scaturita anche dagli accertamenti che quotidianamente svolgono sul territorio. Ed è per noi grande motivo di orgoglio".

"La Regione Toscana – conclude Rossi – mantiene il suo impegno nel contrastare lavoro nero, dormitori e caporalato, proprio per questo il piano straordinario andrà a avanti fino al 2020 e diventerà strutturale".

I numeri di "Prato Lavoro Sicuro"

Dal 2 settembre del 2014 al 31 dicembre 2018 sono state ispezionate 11.583 imprese, dando luogo a 5.484 comunicazioni di reato, a 464 sequestri e all'eliminazione di 1.723 impianti elettrici fatiscenti, 1.303 dormitori e 369 cucine abusive.

La situazione è nel tempo nettamente migliorata. Nella fase 2, iniziata il 1 aprile del 2017, le notizie di reato sono passate dal 54,8% al 34,8%, gli impianti elettrici non a norma dal 18,1 al 5,4%, i dormitori abusivi dal 11,7 al 7,6%.
Il piano proseguirà tuttavia fino 31 dicembre del 2020 e dal prossimo aprile il raggio ispettivo verrà ulteriormente esteso.

 

 

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