PRATO

Mercoledì, 09 Gennaio 2019 17:29

"Comprate" in Nigeria e sfruttate come prostitute a Prato

L'indagine è iniziata nel 2016, tre arresti della Squadra Mobile

PRATO - Stamani gli investigatori della Squadra Mobile di Prato hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, a carico di tre donne nigeriane, di cui una anche con cittadinanza italiana, tutte responsabili dei reati di tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione anche minorile.

L’indagine ha avuto inizio nel mese di febbraio 2016 ed è partita dalla segnalazione della presenza di un appartamento a Prato, in zona Iolo, abitato da una donna nigeriana e dalla figlia, all’interno del quale si alternavano giovani ragazze nigeriane che si prostituivano a Calenzano.

Dalle indagini è emerso che le due donne, in concorso con altre sempre di origine nigeriana, tra cui una loro vicina di casa, reclutavano in Nigeria giovani e giovanissime ragazze, per le quali organizzavano e pagavano il viaggio verso l’Italia, della durata di alcuni mesi, attraverso la Libia e poi con scafisti fino alle coste italiane.

Prima della partenza, le giovani venivano sottoposte a riti “woodoo”, e una volta giunte in Italia, venivano costrette a prostituirsi, consegnando integralmente il provento del loro lavoro alle “Maman”, fin all’estinzione del debito che a seconda dei casi, veniva quantificato in cifre dell’ordine dei 30-40.000 euro a ragazza.

L’organizzazione per facilitare il rilascio del permesso di soggiorno, avrebbe anche fornito precise indicazioni a quale data di nascita indicare per non avere problemi e quale racconto fornire alle forze di polizia per ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Molte di queste ragazze, tra cui tre minorenni, nonostante allo sbarco avessero indicato età leggermente maggiore dei 18, sono state identificate, raccolte in strada e accompagnate in strutture protette della zona, dalle quali non appena possibile, fuggivano, tornando dalla loro “Maman”.

Tanto è vero che le loro sfruttatrici, essendo donne ormai conosciute alle forze dell’ordine, le vendevano ad altre donne nigeriane che operavano anche in altri Paesi europei.

In caso di mancato rispetto delle regole sia di convivenza che di prostituzione da parte delle ragazze, le “maman” utilizzavano metodi violenti per riportarle all’ordine.

Le indagate, tutte stabilmente residenti in Italia, al momento della esecuzione, sono state trovate nelle loro case, in compagnia dei propri figli, quasi tutti minorenni, di cui alcuni sono stati affidati ai servizi sociali.

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