PRATO

Sabato, 16 Giugno 2018 09:23

Prato. I sigilli della città consegnati a Carlo Verdone

di Gina Nesti

PRATO – Sigilli della città a Carlo Verdone.

Li ha consegnati il sindaco Matteo Biffoni in Palazzo comunale. Il regista e attore romano si trovava in città, al Castello dell’Imperatore, alla chiusura del Toscana Filmmakers Festival. Dopo la consegna dei sigilli, il Sindaco si è intrattenuto in privato con Verdone, poi, insieme alla Giunta, si sono prestati per le foto di rito.

Carlo Verdone si è concesso, generosamente come al solito, ai tantissimi giornalisti presenti nella sala. L’attore romano è la terza volta che viene a Prato.

“Sono venuto tre volte – conferma - La prima è stata per una rassegna, poi ci sono stato per incontrare Francesco Nuti quando ha girato il film Pinocchio e un altra volta mentre stavo andando a Lucca mi sono fermato a Prato a pranzo con degli amici. Oggi però la città me la godo in maniera più dettagliata, ho visto delle belle cose ed anche gli ambienti della produzione di Pieraccioni”.

Ha mai pensato di girare un film a Prato come Pieraccioni?

Dipende dal soggetto del film, da quello che si scrive. Ho visto che ci sono le strutture che si prestano, la città è bella e anche poco vista nel cinema. Mai dire mai. Ho girato un film a Siena a Firenze potrei farlo anche a Prato. Quanto c’è di Toscano nella sua arte? Sinceramente non lo so. Mio padre era di Siena e sicuramente un certo grado di ironia me l’ha trasmessa. Io mi sento molto romano, però filtrato da quell’ironia un po’ cinica e tagliente tipicamente toscana. Probabilmente quella viene da papà.

Da tifoso giallorosso come vive la nuova inchiesta sullo stadio?

Siamo tutti quanti un po’ tristi e non ne possiamo più perché succede sempre qualcosa che blocca la costruzione del nuovo stadio. Roma è diventata una città veramente complicata. A noi romani ci cascano le braccia per terra, non c è più voglia nemmeno di combattere, non funziona niente, non riusciamo a fare niente. Auguriamoci che questa vicenda sia meno grave di quello che appare. Che il progetto non si fermi ma che possa andare avanti in altri modi. Capisco tutte le ragioni del presidente della Roma, Pallotta, deve fare anche business e per questo uno stadio nuovo è importante. Non vorrei che si stufasse e se ne andasse via.

Ieri è emersa la questione della strada da intitolare ad Almirante, che cosa ne pensa?

Io non sono di destra. Se si dovesse abbattere l’obelisco perché c’è scritto Dux Mussolini, io direi che non va abbattuto perché è un opera architettonica di un determinato periodo. E’ simbolo di un’epoca. Una persona intelligente non fa polemica su di una cosa del genere. Che importa quello che c’è scritto. L’architettura di quel periodo fu importante, ci sono stati degli architetti importanti, ad esempio hanno fatto l’Eur, che all’epoca era una delle poche cose che funzionasse. Io non sono così scandalizzato dalla strada intitolata ad Almirante, è stato un uomo politico, le cui idee non ho mai condiviso, però è un uomo politico di altri tempi che ha tenuto a bada un partito che poteva diventare esplosivo. Io non ho niente in contrario né per Almirante, né per Berlinguer.

Alla fine c’è stato anche il tempo di una battuta. Una giornalista vicina alla nozze, gli ha chiesto di fare Furio, uno dei personaggi interpretato da Verdone nel film “Bianco, rosso e Verdone” del 1981. L’attore non si è fatto pregare e, rivolto alla giornalista, le ha detto: “Mi raccomando, fallo strano”.

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