PRATO
Giovedì, 07 Giugno 2018 14:44

Sono oltre 9mila le imprese straniere a Prato

Salgono quelle pachistane e scendono quelle cinesi

PRATO - Durante il 2017 le imprese straniere attive a Prato hanno raggiunto e superato la soglia delle 9.000 unità. La variazione annuale è stata ancora una volta positiva (+1,9%), ma inferiore rispetto al +3% maturato nel 2016 e al +4,3% del 2015.

Il 2017 non è stato quindi un anno particolarmente brillante per lo sviluppo delle imprese straniere; se si eccettuano pakistani (+6,9% nel 2017) e, in parte, albanesi (+0,5%), tutte le principali etnie presenti sul territorio hanno sperimentato nel 2017 tassi di sviluppo decisamente inferiori rispetto all’anno precedente. E' infatti diminuita molto la crescita delle imprese cinesi (+2,9% a fronte del +4,3% del 2016), si è praticamente dimezzata quella delle imprese marocchine (+3,5% nel 2017, +6,1% nel 2016) ed è risultata addirittura negativa per ciò che concerne nigeriani (-1,3%) e rumeni (-3,4%). La flessione dei tassi di sviluppo, in parte fisiologica, non è una novità.

Essa è a sua volta il riflesso di flussi annuali di iscrizioni e di cessazioni che, per quanto certamente notevoli se confrontati con quasi totalità delle altre provincie italiane, sono da qualche anno più contenuti rispetto a quanto avveniva in passato. Ciò ha comportato un’ulteriore riduzione del tasso di turn-over (24,0% in totale, 30,1% con riferimento alle imprese cinesi) e un incremento della quota di imprese che sono presenti sul mercato da oltre due anni (74,5% in totale, 68,8% tra le aziende cinesi).

La fotografia scattata a fine 2017 restituisce, in ultima analisi, un’immagine dell’imprenditoria straniera presente a Prato che si sta evolvendo verso una progressiva stabilizzazione delle dinamiche di sviluppo e ricambio interno e che, almeno in alcune delle sue componenti principali, sembrerebbe ormai saldamente radicata sul territorio. Essa permea una fetta ormai consistente dell’apparato produttivo della provincia determinandone, in modo spesso decisivo, l’evoluzione e gli equilibri.

La comunità cinese, in particolare, pur mantenendo una spiccata vocazione manifatturiera (perlomeno in termini di imprese attive è cinese ormai oltre il 52% dell’intero comparto manifatturiero pratese), è attraversata da processi di diversificazione abbastanza significativi e sta ampliando, soprattutto verso il terziario, il ventaglio dei settori produttivi di inserimento. I dati confermano inoltre una popolazione di imprenditori in complesso piuttosto giovane e caratterizzata da una presenza femminile relativamente elevata.

Tra i detentori di carica amministrativa in imprese attive, l’età media dei cittadini nati all’estero è infatti attorno ai 43-44 anni, mentre la porzione degli imprenditori under 30 è pari, in media, al 7,4% (lo stesso indicatore, calcolato con riferimento agli imprenditori italiani raggiunge a stento il 4%). Per ciò che concerne viceversa la presenza femminile un ruolo decisivo è esercitato dalla comunità cinese presso la quale le imprenditrici sono quasi 2.800 e rappresentano, in rapporto al totale dei detentori carica, una quota che sfiora il 45%.

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