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Immigrazione, il sindaco di Prato dal Papa: "Serve la ripartizione tra gli Stati"

PRATO – Questa mattina il sindaco Matteo Biffoni è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco insieme a una delegazione di sindaci dell'Anci.

I temi della solidarietà e dell’accoglienza dei migranti sono stati al centro dell’udienza durante il quale il presidente Anci Antonio De Caro e il sindaco Biffoni hanno rivolto un discorso al Santo Padre. Biffoni ha ricordato le parole che Francesco rivolse ai pratesi in occasione della visita del 10 novembre 2015, quando il pontefice dal Pulpito di Donatello ringraziò la comunità pratese "per lo sforzo dell'accoglienza".  

Il testo integrale del discorso del sindaco Biffoni

Padre Santo,

ho avuto l’onore da sindaco di Prato di averla in visita nella mia città. Una giornata indimenticabile, un ricordo sempre vivo per noi. Indelebili sono rimaste le Sue parole e il ringraziamento che Sua Santità rivolse a Prato:  “Vi ringrazio per gli sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto”. L’accoglienza è per i nostri territori, per noi sindaci, uno sforzo costante.

Una sfida particolarmente difficile perché oggi dobbiamo gestire qualcosa che va ben oltre l’immigrazione come l’abbiamo sempre conosciuta e intesa. Mai prima d’ora l’Europa aveva visto un arrivo così massiccio di persone richiedenti asilo o protezione internazionale. E lo sforzo è grande perché accogliere è un dovere morale, un dovere dettato dalla Costituzione italiana e dai trattati internazionali. Si fa buona accoglienza senza rendere vano lo sforzo se si gestisce il fenomeno con responsabilità, nel rispetto di chi arriva e delle comunità che accolgono.

Padre Santo, Lei ha sintetizzato perfettamente in poche parole quello che spesso noi sindaci ci troviamo a cercare di spiegare con lunghi discorsi. Al ritorno dal suo viaggio in Colombia ha spiegato che un governo deve gestire l’accoglienza con la virtù propria del governante: la prudenza. Tenendo conto di quanto posto si ha, come integrare i richiedenti asilo, come rispondere al problema umanitario.

Nel nostro piccolo, consapevoli di non avere chissà quali virtù cerchiamo ogni giorno di fare questo. In mille Comuni italiani sono 23mila le persone ospitate nella rete Sprar, il progetto di accoglienza integrata che offre accompagnamento legale e sociale, percorsi di inclusione e inserimento socioeconomico. Esperienze eccezionali, dal nord al sud dell’Italia, dalle grandi aree metropolitane ai piccolissimi centri.

Ecco alcuni esempi concreti. I Comuni dell’astigiano coinvolgono i rifugiati in attività di recupero dell’agricoltura tradizionale integrate in un piano per la messa in sicurezza del territorio; a Parma si sperimenta da tempo l’accoglienza in famiglia di minori soli e il rafforzamento delle competenze dei servizi pubblici territoriali e delle associazioni; le donne dello SPRAR di Latina lavorando preziosi tessuti scoprono inattese opportunità occupazionali, mentre a Capua, in provincia di Caserta , è stato attivato un laboratorio di formazione per il restauro dei mobili antichi in legno, che ha curato il recupero degli antichi banchi e confessionali del Duomo.

Le difficoltà non mancano. Lo Sprar è attivo solo in mille Comuni, coinvolge poco più di ventimila persone rispetto alle 200mila accolte oggi in Italia. Il fenomeno degli sbarchi nel corso degli anni è andato crescendo, in un contesto di perdurante crisi economica, accompagnato da preoccupanti segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d’Europa.  Vediamo giorno dopo giorno la crescita nelle nostre comunità della diffidenza e del timore verso l’altro, l’indifferenza per i grandi drammi umanitari. Per frenare tutto questo è necessario che ci sia una reazione univoca da parte di tutti, perché non si arrivi alla contrapposizione tra i bisogni e le aspettative della comunità residente e quelli delle persone richiedenti asilo.

ANCI ha definito, e concordato con il Ministero dell’Interno, un Piano di ripartizione, orientato a garantire una ripartizione degli attuali posti per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati basata su criteri di proporzionalità e sostenibilità, attraverso una ripartizione su scala comunale per ciascuna Regione. Il Piano è, dunque, uno strumento per assicurare una gestione ordinaria, diffusa, equa e programmata dell’accoglienza che garantisca il corretto equilibrio delle presenze e il pieno coinvolgimento dei Comuni e delle comunità accoglienti.

Insomma, il piano Sprar cerca di dare una risposta alle domande del governante prudente: quanti posti posso mettere a disposizione? Come posso avviare percorsi di integrazione? Come posso fare la mia parte nell’accoglienza? Per dare forza a questo sistema è fondamentale sul territorio la collaborazione tra le diverse istituzioni locali, le associazioni laiche e religiose, il ruolo del terzo settore. E perché lo Sprar funzioni è necessario gestire il numero dei richiedenti asilo su ciascun territorio. Oggi il maggior peso dei flussi ricade su pochissimi Paesi europei e, in prima accoglienza, soltanto su Italia e Grecia.

L’Italia tiene alta la dignità dell’Europa con un impegno costante e incredibile, ma questo non può reggere per sempre. Noi sindaci non abbiamo nessuna intenzione di abdicare al nostro ruolo di referenti primi delle comunità e faremo la nostra parte, ma senza adeguate politiche internazionali e il rispetto degli impegni presi dai capi di Stato europei sulla ripartizione dei richiedenti asilo il nostro sforzo sarà vano.

Grazie Santità per averci ascoltato.

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