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Prato, il "sistema" cinese esiste grazie alla connivenza italiana: arrestati due professionisti

Al centro il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, affiancato da Lorenzo Gestri (alla sua sinistra) e da Antonio Sangermano (alla sua destra) Al centro il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, affiancato da Lorenzo Gestri (alla sua sinistra) e da Antonio Sangermano (alla sua destra)

di Thomas Gargano

PRATO – La palude non si è ancora asciugata e le scatole di carta cinesi continuano a rimanere in piedi grazie ad una fitta rete di connivenze con professionisti italiani.

Sono quest'ultimi a garantire la sopravvivenza di quello che il procuratore capo Giuseppe Nicolosi chiama il “sistema Prato”, fatto di immigrazione clandestina, lavoro nero e illegalità di vario genere. Sempre loro, quelli in grado di offrire alle migliaia di confezioni cinesi presenti a Prato dei veri e propri pacchetti “tutto compreso”, utili ad ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno. A cifre piuttosto abbordabili, che vanno dai 1.500 ai 1.800 euro, comprensivi di buste paga, bilanci, certificazioni e assunzioni rigorosamente fasulle.

Questo il quadro che emerge dall'operazione “Colletti bianchi”, condotta dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Prato coordinati dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano. In totale sono quindici gli arresti, tre dei quali in carcere, diciannove le misure interdittive, ottantatré gli indagati e centoundici le perquisizioni eseguite dalle Fiamme gialle in tutta Italia. Le ipotesi di reato sono quelle di associazione per delinquere, truffa ai danni dell'Inps, falsità ideologica, violazione della normativa sull'immigrazione clandestina e di quella per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Tutto nasce su iniziativa della Procura della repubblica di Prato nel solco dell'indagine avviata a seguito del rogo di via Toscana, in cui, il 1 dicembre 2013, persero la vita sette operai cinesi. In quell'inchiesta, vero e proprio vaso di Pandora che ha permesso di far luce per la prima volta in maniera articolata sul “sistema” Prato e sui rapporti tra imprenditori cinesi e professionisti italiani, fu ascoltato come testimone proprio uno degli arrestati di stamani, il consulente del lavoro e tributarista Filippo Rosini, a capo dell'omonimo studio professionale con sedi a Prato e Pistoia. Con lui, in carcere sono finite altre due persone: Alberto Robbi, commercialista e titolare di uno studio attivo tra Verona, Mantova e Prato, e Jimmy Zhong, socio cinese di Robbi, trovato in possesso anche di 30 mila euro in contanti sequestrati dalle Fiamme gialle.

Un giro d'affari di centinaia di migliaia di euro. Soldi che arrivavano da imprenditori cinesi disposti a pagare qualsiasi cifra pur di vedere rinnovato il permesso di soggiorno dei loro operai. Ed è qui che entrano in campo gli studi professionali, in grado di garantire un sistema ben oliato di “consulenza” messo in piedi al solo fine di aggirare la legge. Il tutto attraverso società fittizie e prestanome, ditte individuali aperte e chiuse nel giro di appena un anno, al riparo così da eventuali controlli. Un gioco di scatole cinesi davvero da disarticolare. Ai clienti veniva data la possibilità non solo di operare in tranquillità attraverso prestanome di fatto irreperibili, ma veniva offerto un pacchetto che consentiva di ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno attraverso la produzione di documentazione falsa.

Sono più di 3.500 le aziende cinesi seguite nel solo ultimo anno dai due studi finiti al centro dell'inchiesta. Nell'ultimo anno, anche grazie all'utilizzo di intercettazioni telefoniche, gli inquirenti hanno accertato l'attività illecita dei due professionisti e dei loro dipendenti più fidati, coinvolti anche loro a vario titolo nell'inchiesta. Tutti sapevano, non solo tra i professionisti, ma anche all'interno della comunità cinese. Ed è per questo che, attraverso il passaparola, la clientela non faceva che aumentare, con telefonate e richieste che arrivavano da tutta Italia.

L'indagine della Procura di Prato, condotta con uno sforzo enorme dai sostituti procuratori Gestri e Sangermano, coordinati dal procuratore capo Nicolosi e affiancati dagli uomini delle Fiamme gialli pratesi, ci mostra ancora una volta quanto poco sia cambiato a distanza di tre anni dal rogo di via Toscana. Sono aumentati i controlli, certo, ma non è cambiata e anzi si è affinata la rete di compiacenza e collaborazione di cui gode parte dell'imprenditoria illegale cinese per garantirsi l'impunità.

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