PRATO PROVINCIA

Martedì, 12 Giugno 2018 16:52

Carmignano ricorda i quattro partigiani morti

Prestanti: "Lottare per la giustizia"

CARMIGNANO – “Ed ora imparate”. Così è scritto sul cippo di Poggio alla Malva dove ieri, lunedì 11 giugno, sono stati commemorati Ariodante Naldi, Bruno Spinelli e i fratelli Alighiero e Bogardo Buricchi, i quattro partigiani che l’11 giugno del 1944 persero la vita nel tentativo di sabotare un treno carico di esplosivo fermo alla stazione di Carmignano e destinato a rifornire l’esercito tedesco in ritirata.

Da quel terribile scoppio si salvarono Enzo Faraoni, Ruffo Del Guerra, Lido Sarti e Mario Banci. Ieri la commemorazione ufficiale, l’ultimo appuntamento di un ricco programma d’iniziative – che hanno preso il via il 4 giugno - promosse dal Comune di Carmignano in collaborazione con il Comitato 11 Giugno, il Circolo A. Naldi Poggio alla Malva e Anpi Prato e Carmignano.

La serata è iniziata con una fiaccolata da piazza A. Naldi al Cippo dei Caduti, accompagnata dalla Filarmonica Verdi di Bacchereto. Poi il sindaco Edoardo Prestanti ha deposto la corona di alloro al cippo, a seguire la commemorazione dei partigiani.

La commemorazione è poi terminata con un toccante e commovente reading letterario “Volevo solo andare a ballare” sulle donne partigiane. Il sindaco Edoardo Prestanti nel suo intervento si è soffermato su temi quanto mai attuali quali l’accoglienza, il rispetto dei valori umani e istituzionali, la libertà.

“Ogni anno sento sulle mie spalle il peso e la responsabilità del Governo della nostra comunità e sento le vertigini di questo ruolo. Questo è un luogo importante dove si è fatta la storia e dove, con il ferro e con il fuoco, con il sacrificio di Alighiero, Bogardo, Ariodante e Bruno, è iniziata la costruzione delle nostre istituzioni democratiche, repubblicane e antifasciste. Stiamo vivendo un momento difficile, oggi come allora dobbiamo lottare per il rispetto della giustizia e dei nostri diritti. Siamo qui per commemorare i nostri partigiani che hanno dato la vita e si sono sacrificati per quella Repubblica democratica fondata sul lavoro, sulla rimozione di tutti gli ostacoli di natura civile, economica e sociale. Per quella Repubblica promotrice della cultura della pace, che non chiude le porte davanti a chi scappa dalle tragedie, dalla povertà e dalle guerre. Essere partigiani oggi non serve solo a commemorare il passato ma a guardare al futuro e a portare avanti quella battaglia costata la vita a Ariodante Naldi, Bruno Spinelli, Alighiero e Bogardo Buricchi. Il loro sacrificio sta nel mondo dei vivi, ognuno di noi oggi ha il diritto e il dovere di portare avanti quella battaglia. Compito della politica, ma anche e soprattutto di ciascuno di noi, è capire dove sono le ingiustizie, lavorare per creare una società più giusta e dare un orizzonte nuovo alle generazioni future”. 

Il sindaco ha poi terminato dicendo che “M’immagino Ariodante, Bruno, Alighiero e Bogardo nell’entusiasmo di qualche giovane di oggi che crede in un’Italia e un’Europa più giusta, democratica e solidale, che non lascia nessuno indietro ma che pensa che ci sia una possibilità per tutti”. “La battaglia culturale è iniziata, il fascismo c’è e spetta a noi combatterlo – ha aggiunto l’assessore alla Cultura Stella Spinelli -. Non abbassiamo la guardia, restiamo umani e resistiamo”.

“Per la prima volta si commemora l’11 giugno il giorno esatto del terribile avvenimento costato la vita ai quattro partigiani carmignanesi – ha detto David Desideri, presidente dell’Anpi Carmignano -. Il 2018 è anche il primo anno senza testimoni diretti di quel periodo: Enzo Faraoni, l’ultimo dei ragazzi della brigata di Bogardo Buricchi, si è spento a 97 anni lo scorso ottobre. Quei ragazzi per noi, per questo paese e quest’amministrazione, sono un faro, una luce che ci guida nell’oscurità. Se penso a chi sono i partigiani oggi e chi sono gli iscritti all’Anpi, improvvisamente si riaccende questo faro e la risposta è chiara: essere partigiano oggi significa avere rispetto nelle istituzioni, credere negli ideali di libertà e democrazia, nella Repubblica. Credere nelle pari dignità, nella libertà di religione, stare dalla parte delle donne che subiscono violenza e dei più deboli. Essere partigiano oggi vuol dire ospitare chi scappa dalla fame, dalle guerre e dalle carestie; rivendicare il diritto alla salute, alla scuola e al lavoro e soprattutto essere antifascisti”.

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