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Scoperta fabbrica fantasma a Montemurlo: operai a nero e "schiavizzati"

MONTEMURLO - Una ex-colonica adibita a casa-fabbrica, una confezione sconosciuta al fisco e all'anagrafe camerale, sette operai, tutti di nazionalità cinese, a lavoro al nero (di cui uno privo dei documenti di soggiorno), un affittacamere abusivo ricavato nelle stanze limitrofe al laboratorio artigianale.

È questo in estrema sintesi quanto hanno scoperto gli agenti della Polizia Municipale di Montemurlo e della Guardia di Finanza di Prato in un'operazione congiunta condotta il 7 novembre scorso a Montemurlo nella zona di via Parugiano di Sotto. Un elenco di violazioni e reati da far impallidire, un quadro di illegalità preoccupante, tanto che il sindaco di Montemurlo, Mauro Lorenzini, parla di “nuovo schiavismo” e di “situazione intollerabile”.

Una situazione che riporta subito alla mente i morti del rogo della Tignamica. "Ringrazio la Guardia di Finanza e la Polizia Municipale per il lavoro svolto sulla strada della legalità. Un impegno e una collaborazione ottima che va avanti già da molti anni e che proseguirà in futuro. -commenta il sindaco Lorenzini - Continueremo a fare tutti gli sforzi possibili per stroncare ogni forma di illegalità e per contrastare il lavoro “schiavizzato”. A Montemurlo siamo accoglienti con chi rispetta i diritti e le regole, ma intransigenti con chi agisce in disprezzo di ogni legge".

Gli agenti sono entrati in azione in una grande casa, una ex-colonica in via Parugiano, di 250 metri quadrati posta su due piani, dove hanno trovato una ditta di confezioni, totalmente abusiva, gestita da due donne cinesi (di cui una presente in loco e l'altra attualmente in Cina), dove erano attive 21 macchine taglia e cuci. Nell'azienda fantasma, allestita in una stanza al piano terra e in un ampio ingresso e in una camera del primo piano, lavoravano sette operai, tutti di nazionalità cinese e tutti al nero, che prestavano il loro lavoro per oltre dodici ore al giorno e, se le commesse lo richiedevano, anche di domenica, rinunciando quindi anche al giorno di riposo.

Gli stessi operai pagavano poi un canone di affitto mensile alla titolare dell'attività per dormire nell'ex-casa colonica, che, per le stanze rimanenti, era stata adibita a vero e proprio affittacamere abusivo. Com'è prevedibile le condizioni igieniche all'interno dell'immobile erano molto precarie: avanzi di cibo erano mescolati alla peluria e alla polvere, frutto delle lavorazioni effettuate dalla confezione.

L'impianto elettrico della casa ad una prima sommaria analisi non sembra manomesso, ma in questi giorni sono in corso le verifiche di un tecnico per capire se la rete è a norma o se sono state fatte delle modifiche per consentire di avere la potenza necessaria ad azionare i ventuno macchinari. Tutti e otto gli occupanti cinesi trovati nell'immobile, poi, sono risultati sconosciuti all'anagrafe di Montemurlo e risultano residenti altrove.

Nell'ambito dell'operazione si è aperto poi un altro fronte d'indagine che riguarda lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalla confezione. Nella casa fabbrica sono stati, infatti, trovati numerosi sacchi di scarti tessili pronti per essere smaltiti con tutta probabilità attraverso un circuito illegale. Nell'ambito dell'indagine la Guardia di Finanza si è occupata dei reati connessi al lavoro nero e della gestione e dell'identificazione dell'operaio privo dei documenti di soggiorno, mentre la Polizia Municipale ha curato gli aspetti di sua competenza legati alle variazioni d'uso dell'immobile.

In particolare, la “casa-fabbrica” è stata sequestrata per bloccare i reati in atto, far cessare l'attività a nero ed evitare il ripetersi tragedie come quella che si è consumato lo scorso 26 agosto alla Tignamica. Per le due titolari cinesi dell'attività di confezione è scattata la denuncia penale per le variazioni d'uso dei locali: da civile abitazione ad attività artigianale e da residenziale a ricettivo. Inoltre alle due cinesi sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 2mila euro per aver avviato un'attività produttiva in una zona residenziale e agricola - com'è via del Parugiano dove si trova la casa - senza aver provveduto a darne preventiva comunicazione all'amministrazione comunale ( che avrebbe dovuto fornire l'autorizzazione) e per aver avviato un'attività di affittacamere totalmente abusiva.

 

 

 

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