PISTOIA

Venerdì, 22 Marzo 2019 05:06

Petizione popolare contro il nuovo progetto Ceppo-Ville Sbertoli

L'accusa: gestione opaca, istituzioni e città escluse dal confronto

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Una petizione popolare per fermare lo stravolgimento del piano di recupero dell'area del Ceppo e il consistente cambio di destinazione delle Ville Sbertoli. E se questo non bastasse non è esclusa l'impugnazione dell'atto di modifica dell'accordo di programma firmato dal sindaco Alessandro Tomasi.

La petizione, proposta dall'associazione Palomar ai cittadini, è stata presentata al circolo Garibaldi da Daniela Belliti e dall'architetto Roberto Agnoletti.

"Noi chiediamo - ha detto Daniela Belliti - al Consiglio comunale di respingere la richiesta di modificazione del programma perché è lesiva del'interesse pubblico. Ma c'è anche la questione del rispetto delle istituzioni. La procedura istituzionale è sacra e inviolabile: se si vogliono cambiare le decisioni deve essere seguito il tracciato istituzionale".

Nella vicenda Ceppo-Villa Sbertoli, ci sono aspetti sostanziali, formali, e politici.

La sostanza

Nell'accordo di programma stipulato con la Regione e approvato dal Consiglio comunale nel marzo 2015, si prevedeva che gran parte della proprietà del Ceppo rimanesse pubblica da destinare a servizi per la comunità: tra le ipotesi, la riorganizzazione logistica degli uffici comunali, il nuovo tribunale, lasciandone una parte a funzioni socio sanitarie. La proprietà pubblica garantiva anche il controllo dei destini dell'area. Con la modifica firmata dal sindaco, la proprietà del Comune si ridurrà a poca cosa.

Per le Ville Sbertoli, invece, l'accordo prevedeva un uso residenziale limitato a 50 alloggi nelle parti di minor pregio dando la priorità al restauro degli edifici storici di rilevante valore. Si prevedeva anche che il parco pubblico sarebbe stato realizzato prima di ogni altro intervento. L'intera operazione avrebbe portato nella casse dell'Asl 18 milioni di euro destinati all'operazione del nuovo ospedale San Jacopo.

Per non avere sorprese come era accaduto con il recupero delle aree ex Breda, l'Amministrazione comunale aveva inserito un fondo di garanzia a proprio carico di 2 milioni, cioè molto basso rispetto al valore dell'investimento.

Un accordo firmato dalla Regione a denti stretti, ma una vittoria per la città.

Il progetto (“Ri-generare il Ceppo”) era talmente convincente che, inserito in Pistoia Capitale italiana della cultura, riuscì ad ottenere un finanziamento europeo di 6 milioni di euro sui quasi 17 richiesti.

Nel maggio del 2017, il Consiglio comunale approvò il piano particolareggiato anche con i voti favorevoli di Forza Italia-Fli-Udc e Pistoria 1117, e l'astensione di Sel; contrario il gruppo Pistoia Domani di Alessandro Capecchi e Alessandro Tomasi. Capecchi che allora era presidente della Commissione Urbanistica accusò l'Amministrazione comunale di poca trasparenza.

Non passa nemmeno un anno dall'arrivo dei nuovi inquilini nel Palazzo degli anziani, che viene chiesto al Comune di rimettere in discussione quell'accordo. Ma non lo fa la Regione, bensì l'Asl. Non è l'unica anomalia della vicenda.

La forma

Dall'arrivo della richiesta, la vicenda diventa un fiume carsico, si sviluppa tutta nelle segrete stanze senza che nessuno conosca le richieste dell'Asl, senza che gli organi istituzionali siano coinvolti: non esiste né un atto delle commissioni consiliari, né della giunta, né del consiglio in cui si trovi traccia di questi passaggi.

Niente.

A dire il vero, non esiste nemmeno una richiesta formale di modifica da parte della Regione. C'è solo una lettera.

Il sindaco, che non sente il dovere politico di informare il Consiglio comunale, firma il nuovo accordo, lo firma – anche in questo caso - senza un atto formale che lo autorizzi. E nel febbraio 2019 la Giunta regionale, ancora nel silenzio generale, approva. L'Asl Toscana Centro, dispone, il Comune china la testa, la Regione approva senza fiatare.

Nel frattempo, se ne sono andati i 6 milioni di fondi europei, soldi ai quali l'Amministrazione comunale ha rinunciato perché “non avevamo gli altri 9 milioni necessari da investire”, spiegherà poi Tomasi il 25 febbraio in una conferenza stampa. Il Sindaco dice anche che il progetto del 2017 era irrealizzabile. Il solito libro dei sogni.

In tutta questa storia, c'è un solo passaggio pubblico: una interpellanza specifica di Tina Nuti alla quale l'assessore all'urbanistica Alessandro Capecchi è obbligato a dare risposta in Consiglio comunale, lo fa dopo molti mesi e in maniera generica. Ma qualcosa di capisce e scatta l'allarme.

Dunque il Sindaco (insieme all'assessore all'urbanistica, vero dominus) dà il via libera allo stravolgimento del progetto, approva il mani libere all'Asl che di fatto diventa proprietaria di gran parte del Ceppo ottenendo, al tempo stesso, anche la libertà di progettazione. Ed è talmente libera, da cancellare tutte le previsioni precedenti e decidere che il padiglione Cassa di risparmio accoglierà la Società della salute. Evidentemente ha ricevuto garanzie sull'approvazione della variante. Tribunale e Liceo artistico? Forse, ma altrove.

All'Asl non basta, ormai padrona del campo, sa che deve fare cassa e allora preme sull'acceleratore per le Ville Sbertoli riuscendo a ottenere dal Comune un aumento delle possibili destinazioni d'uso, cioè più residenza; e non si esclude che anche la villa storica venga destinata ad uso residenziale, commerciale e turistico. Questa è progettazione realistica, commenta qualche consigliere comunale.

I 18 milioni devono venir fuori senza se e senza ma, e la “cassaforte” sono le Ville. Vendere i volumi della Ville, però, non è facile allora il fondo di garanzia sale da 2 a 4 milioni e comunque in caso di bisogno (dell'Asl), si rinegozia perché entro sei anni dall'approvazione della variante, i 18 milioni devono saltare fuori.

In sostanza, da una parte (il primo accordo) abbiamo un percorso trasparente, tutto fatto alla luce del sole e passato più volte al vaglio delle istituzioni e dei cittadini, dall'altra una vicenda nascosta, opaca che solo nei giorni scorsi è arrivata in Commissione consiliare, un mese dopo che la Regione ha approvato la modifica dell'accordo. Una beffa per le istituzioni.

La politica

Come al solito c'è da aspettarsi di tutto. Nel 2017 l'allora opposizione (oggi, in parte, maggioranza) approvò il piano. Adesso un bel colpo di spugna. Cos'è cambiato dal maggio 2017, se non un accordo peggiorativo per il Comune con l'aumento del potere da parte dell'Asl? Nel frattempo l'assessore Capecchi ha assicurato quella trasparenza che appena un anno prima invocava?

E' anche vero però, che quell'accordo del 2015, quasi imposto alla Regione dal sindaco Bertinelli, fece storcere la bocca anche a sinistra. Le truppe renziane (Adesso!) guidate da Roberto Bartoli si schierarono apertamente contro il progetto, chi non poteva farlo ad alta voce, esprimeva le proprie perplessità nei corridoi. E non era solo un problema dei renziani perché tra nuovo ospedale, recupero del Ceppo e Ville Sbertoli (le vicende devono essere lette nell'insieme) ci sono interessi stratosferici, toccano nervi sensibili,

Prova ne sono le posizioni temporali dei Pd. Se è vero che mai la questione è transitata dai luoghi deputati, è altrettanto vero che le notizie della richiesta di modifica dell'accordo circolavano già nella tarda primavera scorsa.

L'estate 2018 nel corso di un dibattito alla Festa dell'Unità di Santomato, fu il consigliere regionale Massimo Baldi (presente l'assessore regionale Federica Fratoni) a lanciare l'allarme: “Attenzione – disse – si rischia di perdere i fondi europei, 6 milioni per il Ceppo”.

I consiglieri regionali pistoiesi sapevano cosa stava succedendo? Sapeva l'assessore Fratoni? Possibile che l'Asl abbia inviato una lettera così “pesante” senza informare il presidente della Regione o l'assessore Saccardi? Possibile che una informazione di questo genere non sia mai passata sul tavolo della giunta regionale? E sapeva qualche consigliere comunale?

Perché la difesa del vecchio progetto è apparsa tardiva e poco convinta, come se si aspettasse solo l'occasione di mettere le mani sul vecchio progetto cercando di non mollarlo del tutto.

Perché il nocciolo duro della questione è il recupero delle Ville Sbertoli.

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