PISTOIA

Lunedì, 04 Marzo 2019 22:01

Eseguita l'autopsia sulla salma di Cristiana: altri accertamenti

Ipotesi di embolia polmonare per la morte della ragazza

di Ilaria Lumini

PISTOIA – Potrebbe essere stata un’embolia polmonare ad uccidere Cristiana Capecchi, la 28enne impiegata morta domenica 24 febbraio nella sua casa a causa di una crisi respiratoria.

Sembra essere questa l’ipotesi che emerge dall’autopsia che si è svolta nel pomeriggio di oggi sulla salma della ragazza all’obitorio dell’ospedale San Jacopo.

Il medico legale Susanna Gamba, incaricata dalla Procura di eseguire l’esame autoptico, ha prelevato campioni istologici che dovranno essere esaminati nei prossimi giorni e dai quali potrebbe essere confermata l’ipotesi di una ostruzione dell’arteria polmonare causata da uno o più emboli.

Al momento comunque non è stata rilasciata alcuna dichiarazione al riguardo. Neppure dall’avvocato Pamela Bonaiuti che rappresenta la famiglia di Cristiana e dal consulente di parte da lei incaricato di assistere all’autopsia, Giuliano Piliero.

Entrambi hanno spiegato che sul caso vige il segreto istruttorio e che comunque nei prossimi giorni si potrà sapere qualcosa di più.

“Macroscopicamente abbiamo fatto i prelievi necessari e ci sarà adesso da esaminare il tutto dopo adeguata preparazione al microscopio – hanno spiegato – Siamo nella fase iniziale”.

Sulla base di quelle che poi saranno le risultanze degli accertamenti, la Procura prenderà decisioni in merito.

Fatto sta che se dovesse essere confermata l’embolia polmonare come causa del decesso (si tratta di una patologia causata dall’ostruzione di una o più arterie polmonari, nella maggior parte dei casi è provocata da coaguli di sangue che giungono nei polmoni da altre parti dell’organismo), eventuali responsabilità mediche potrebbero essere contestate anche a coloro che hanno eseguito gli esami diagnostici nel corso delle tre volte che la ragazza è stata visitata al pronto soccorso. Esami diretti tra cui anche una angiotac polmonare.

Al momento ad essere indagati sono unicamente i tre medici che in occasione dei tre accesi di Cristiana erano di servizio al pronto soccorso. Alla ragazza era stato diagnosticato dai medici una pleuropolmonite.

La 28enne, in una settimana, si è recata al pronto soccorso tre volte: il 12 febbraio intorno alla mezzanotte per un dolore alla spalla; il 14 febbraio alle 16,30 (i medici del pronto soccorso le diagnosticano una pleuropolmonite); il 18 febbraio alle 8.30. 

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