PISTOIA

Venerdì, 01 Marzo 2019 17:11

Pd verso le primarie. Perché votare Martina

Maurizio Martina Maurizio Martina

Intervista a Paolo Bruni sostenitore dell'ex segretario del partito

di Lorenzo Cristofani

PISTOIA – Domenica 3 marzo gli elettori del Pd decideranno chi dovrà guidare il partito a livello nazionale. Alle primarie si sono presentati tre candidati: Roberto Giachetti, renziano della prima ora e ancora fedelissimo dell'ex premier, Maurizio Martina, ex vice segretario nazionale con Matteo Renzi e ministro dell'agricoltura nel governo Renzi, Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, che rappresenta l'anima un po' più a sinistra del Pd.

Concludiamo la serie di interviste ai sostenitori pistoiesi dei tre candidati con Paolo Bruni (nella foto a sinistra) che sostiene la candidatura di Maurizio Martina.

Martina non brilla né per carisma né per comunicazione, ha fatto parte dei governi duramente puniti alle ultime elezioni politiche: perché votarlo domenica 3 marzo?

Maurizio Martina è un giovane quarantenne con anni di impegno politico ed istituzionale alle spalle; nelle varie esperienze, da Segretario a Ministro, ha dimostrato competenza, impegno e passione civile. E’ determinato senza essere arrogante ed è capace senza essere saccente. Ha avuto il coraggio di assumere su di sé la responsabilità di guidare il Pd nella sua fase più drammatica dopo la pesante sconfitta dello scorso anno. Lo ha fatto con spirito inclusivo e coinvolgente. Grazie al suo lavoro di “traghettamento” il Partito Democratico in questi mesi non è imploso e oggi può tornare a riorganizzarsi e ad essere punto di riferimento. A me sembrano tratti e caratteristiche da leader.

Tra i suoi sostenitori, come normale, c’è di tutto, dai turborenziani ai democristiani adatti a tutte le stagioni: quali invece i contenuti realmente nuovi e forti per attirare i giovani e i delusi e non soltanto gli addetti?

Ognuno di noi ha una sua storia, un suo vissuto e persone con codeste caratteristiche sono presenti a sostegno di ogni candidato. E’ tempo di guardare avanti e superare la classificazione di renziani e antirenziani per abbracciare quella di “democratici”. Ridurre le diseguaglianze e creare le condizioni perché ci sia un incremento importante dell’occupazione sono due delle priorità da aggredire. I giovani si conquistano con battaglie culturali e offrendo loro opportunità per rendersi autonomi.

Anche i componenti del Pse sembrano un po’ allo sbando: su quali temi strategici dovrebbe essere creato il consenso in vista delle prossime elezioni europee?

L’Europa va difesa e va cambiata. Bisogna avere la forza e le capacità di farlo contemporaneamente. Il mondo è sempre più interconnesso e più piccolo; servono politiche unitarie per far fronte a problemi enormi ai quali risposte “sovraniste” sarebbero parziali ed insufficienti. I processi migratori non si gestiscono chiudendo i porti ma condividendo progetti e politiche di accoglienza sovranazionali, così come la grande tematica ambientale non può che essere assunta dall’Europa come una delle emergenze a cui mettere mano per far sì che le prossime generazioni possano muoversi senza mascherine al viso.

Cosa dovrebbe fare il Pd per la green economy, a livello nazionale per dare un segnale ai tanti imprenditori che portano avanti la riconversione ecologica dell’economia ma che non hanno avuto, in passato, un grande sostegno?

La green economy è essenziale dal punto di vista ambientale e può (in parte lo è già) essere un eccezionale volano di sviluppo a livello economico ed occupazionale. Il Pd deve quindi considerare questo tema centrale e potenziare politiche atte a favorire lo sviluppo di mobilità elettrica, l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e porre attenzione ad un fenomeno, quello dell’inquinamento indoor, finora poco indagato ma che riguarda da vicino tutte le famiglie.

A livello locale le spaccature in seno del Pd, anche e soprattutto personali, appaiono insanabili: governerà il centrodestra per altri settant’anni?

Sono preoccupato ma non così pessimista. La sberla presa ci ha fatto male. Passato il dolore acuto e riflettuto sulle cause che lo ha generato è ora tempo di tornare a ragionare sulle prospettive. Confido nel senso di responsabilità di ognuno di noi e credo ci siano risorse umane dentro il Pd e fuori da esso desiderose di riprendere, innovandolo, un progetto di città che in questo anno e mezzo si è appannato. Con umiltà e determinazione va rinsaldata una rete di rapporti con i vari mondi della nostra bella città per rendere alla stessa, alla prima occasione utile, una guida progressista, aperta e solidale.

Quali idee e strumenti deve mettere in campo il Pd locale per tornare attrattivo e popolare?

Il confronto e l’apertura. Da ciò nascerà una sinergia nuova capace di generare coinvolgimento. Un processo in parte iniziato che dovrà proseguire ed intensificarsi.

 

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