PISTOIA

Giovedì, 28 Febbraio 2019 21:14

Pd verso le primarie, perché votare Zingaretti

Nicola Zingaretti Nicola Zingaretti

Intervista a Giovanni Sarteschi sostenitore del Presidente del Lazio

di Lorenzo Cristofani

PISTOIA – Domenica 3 marzo gli elettori del Pd avranno la possibilità di decidere chi dovrà guidare il Partito democratico a livello nazionale. Tre i candidati: Roberto Giachetti, renziano della prima ora e ancora fedelissimo dell'ex premier, Maurizio Martina, ex vice segretario nazionale con Matteo Renzi e ministro dell'agricoltura nel governo Renzi, Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, che rappresenta l'anima un po' più a sinistra del Pd.

Abbiamo intervistato tre esponenti pistoiesi – uno per ogni lista – sui temi al centro del dibattito, interviste iniziate con Lisa Innocenti, sostenitrice della coppia Giachetti-Ascani. Oggi vi proponiamo quella con l'avvocato Giovanni Sarteschi (nella foto a sinistra)  che sostiene Nicola Zingaretti.

Elezioni europee: una partita tra europeisti e sovranisti? 

No, è una partita tra chi vuole andare avanti e democratizzare l’Europa e chi vuole fare marcia indietro tornando alla lira, alla svalutazione competitiva, alle partecipazioni statali. Sono due risposte diverse, e la mia è la prima, a una richiesta fondata. Perché la domanda di sovranità è essenzialmente una domanda di democrazia, è il desiderio dei cittadini di recuperare quel controllo sul destino collettivo che a molti di loro sembra sfuggito di mano. Una retorica europeista decontestualizzata rischia di rivelarsi la peggiore nemica dell’Europa. 

E qual è il contesto? 

L’Unione europea che abbiamo conosciuto fin qui è in buona sostanza ancora quella del mercato comune, una società di libero scambio di merci e servizi che promuove la concorrenza e combatte i monopoli e gli aiuti di Stato. I diritti soggettivi hanno un ruolo ancillare, tanto è vero che la Corte europea dei diritti dell’uomo è parte di un sistema diverso. La democrazia dell’Unione è barocca, lenta, indecifrabile. Gli atti legislativi richiedono la doppia approvazione del Parlamento e del Consiglio, organo intergovernativo che delibera all’unanimità, per esempio in materia di politica estera e sicurezza, o con maggioranza qualificata del 74 percento dei voti ponderati.  

Insomma l’Ue soffre di troppo economicismo... 

Nel governo dell’economia l’unico sovrano è il debito. Da un lato abbiamo la moneta unica, dall’altro titoli di Stato e debiti nazionali. L’effetto è un differenziale sul costo del denaro e sugli interessi che alimenta la speculazione, incentiva la svalutazione del lavoro e allenta i vincoli di solidarietà con lo spauracchio del pilota automatico e della Troika.  

Soluzioni? 

Va bene condividere i vincoli e le responsabilità, ma dovrebbe esserci anche condivisione dei rischi e delle garanzie sui debiti sovrani. La Bce dovrebbe essere prestatore di ultima istanza per favorire non solo la stabilità dei prezzi ma anche la piena occupazione. I sistemi fiscali e il mercato del lavoro dovrebbero essere progressivamente armonizzati. L’architettura istituzionale dovrebbe essere ricondotta all’essenziale: un Parlamento che fa le leggi e un governo che le esegue. I diritti dovrebbero acquistare centralità e ricevere tutela diretta. Ecco perché il punto non è se l’alternativa ai nazionalisti debba presentarsi alle elezioni europee in una sola lista. La questione è: per fare cosa? Non basta vagheggiare gli Stati Uniti d’Europa. 

Difesa comune, seggio nel Consiglio di sicurezza Onu, nuove alleanze geostrategiche. Dopo anni di retorica vuota e iniziative di stati membri a danno di altri, come la guerra in Libia, quale priorità per un’Europa forte e degli interessi davvero comuni?  

Nel Manifesto di Ventotene, di cui si fa una tradizione orale svenevole che non gli rende giustizia, viene proposto un esercito unico europeo. Sarebbe uno strumento formidabile sia per razionalizzare la spesa militare dei singoli paesi che per rafforzare il ruolo del vecchio continente sullo scacchiere mondiale. Il seggio nel Consiglio di sicurezza sarebbe la logica conseguenza, anche se purtroppo il funzionamento di quell’organismo è afflitto dal potere di veto dei cinque membri permanenti. Interesse dell’Europa è stabilizzare il mediterraneo costruendo politiche radicalmente postcoloniali nei rapporti con il continente africano, coltivare relazioni internazionali che prosciughino l’acqua torbida dove sguazzano i terroristi, avere relazioni commerciali che promuovano l’interesse degli europei senza mai dimenticare la difesa dei diritti umani, ovunque siano negati.  

Tanti osservatori di centrosinistra, non ultimo Cacciari, hanno deprecato la strategia democratica dei pop corn: sono state spalancate le porte a Salvini quando con un governo Fico era possibile scrivere un’altra storia… 

Non so se quella fosse davvero una possibilità aperta. So che il Pd aveva deciso di sedersi al tavolo con i 5 stelle, se non altro per andare a vedere le loro carte, so che Maurizio Martina fu sconfessato in diretta televisiva da Matteo Renzi e so che qualcuno nel Pd letteralmente non vedeva l’ora che il governo pentaleghista nascesse. Sia chiaro, ognuno ha diritto di esprimersi come meglio crede, ma certo non basta gridare “cialtroni” con le vene gonfie sul collo. Non è una strategia politica, è la sua chiassosa mancanza.  

Perché un simpatizzante del Pd dovrebbe votare Zingaretti?  

Perché c’è un disperato bisogno di girare pagina. Al Pd occorrono nuovi interpreti per essere credibile nel proporre nuovi contenuti, per tornare a rappresentare i ceti popolari e i ceti medi impoveriti dalla crisi, soli e chiusi nel guscio delle loro paure. Il Pd deve parlare di Stato sociale, lavoro, lotta alla precarietà, questione giovanile, pensioni e salario minimi, salute, scuola, cultura, giustizia, investimenti strategici, riconversione ecologica. E deve farlo riunendo il centrosinistra. Per questo genere di lavoro la figura più adatta è indubbiamente quella di Zingaretti. 

Insieme a Zingaretti c’è Minniti, che in piccolo ha avviato ciò su cui Salvini ha trionfato: è lo sdoganamento di una sensibilità che porta consenso – sicurezza, porti chiusi – o una semplice contingenza? 

Nessuno mi convincerà mai che pagare per trattenere migliaia di disperati nei lager libici sia una brillante operazione politica, tanto meno culturale. Capire il malcontento popolare, interpretarlo è giusto, anzi doveroso. La differenza sta ancora una volta nelle risposte che diamo. Tra la copia e l’originale l’elettore sceglie sempre l’originale. Giustamente. 

A Pistoia la nuova giunta di centrodestra è al palo sui temi fondamentali: politiche sui rifiuti, Publiacqua, mobilità, innovazione e attrattività, idea di città nel futuro. Tuttavia, vive serena proprio per la mancanza di un’opposizione convincente e alternativa sui contenuti… 

È così. Non c’è pensiero lungo. Per accorgersene è sufficiente leggere il documento unico di programmazione. Non basterebbe un’intervista a spiegare perché su ognuno dei temi che lei ha citato non si vede un orizzonte di progresso in questa amministrazione di destra. L’opposizione in consiglio comunale probabilmente risente della poca esperienza. Il mio consiglio è proprio quello di sottolineare le differenze progettuali e culturali. 

Anche in Toscana sta per finire la pacchia del voto automatico al Pd: cosa fare, dove, con chi e come per non perdere la regione? 

Bisogna aprire un nuovo cantiere politico superando l’illusione dell’autosufficienza e fare di tutto per smentire l’immagine davvero drammatica di un partito che si occupa solo delle primarie e della carriera dei mille capi e capetti che lo popolano. Dobbiamo archiviare divisioni assurde e discutere con tutti un progetto ambizioso di cambiamento. Non c’è tempo da perdere. Chiuso il congresso, occorre mettersi all’opera.

 

questo articolo è stato offerto da:


1 commento

  • Link al commento bibi Sabato, 02 Marzo 2019 01:04 inviato da bibi

    Una domandina facile facile : ma dalla scissione livornese , questa volta dobbiamo pensare ad una resipiscenza degli ex compagni ed astenersi dalla nobile arte ? Il rosario di quello che serve per pensare in grande ed andar lontano , elencato nell'articolo la sinistra nello potrebbe realizzare solo se si trasferisse armi e bagagli a Shangri-La..
    Per le considerazioni sull'imperizia ed inadeguatezza della opposizione in consiglio comunale , occorrerebbe consigliare una bici ed una macchina fotografica e cominciare ad agire .
    L'impressione piuttosto è che ci sia o pudore o paura che a sollevare problemi , la risposta sia "ma voi" .

    Rapporto

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.