PISTOIA

Mercoledì, 20 Febbraio 2019 15:46

San Quirico, da pieve romanica a rudere abbandonato

San Quirico, da pieve romanica a rudere abbandonato foto Image

Viaggio fra le rovine e il fascino dell'antica pieve

di Andrea Capecchi

PISTOIA – Abbandonata, vandalizzata, ridotta ormai a un rudere irriconoscibile, segnalata solo dagli alti cipressi che circondano il campanile solitario.

È il triste e immeritato destino dell'antica pieve di San Quirico, immersa tra gli oliveti delle colline sopra Pontenuovo – da qui una strada secondaria si stacca dalla provinciale Montalese e, in poco più di due chilometri, si inerpica ai trecento metri di altezza – in una posizione panoramica invidiabile, vero “balcone naturale” dal quale si domina l'intera piana.

Quel che resta della chiesa è oggi un ammasso di pietre e calcinacci, in parte nascosto dalla vegetazione che negli anni si è impossessata dell'edificio, coprendo un'intera parete e abbracciando buona parte delle strutture superstiti. L'ingresso, interamente crollato, è riconoscibile solo dai resti della porta in legno che immetteva nella chiesa: lo spazio un tempo occupato dalla navata è ridotto a una sorta di discarica, con il pavimento ormai nascosto da pietre crollate, sassi, rovi e rifiuti di ogni sorta che qualcuno ha pensato bene di abbandonare proprio lì dentro. Anche i muri perimetrali risultano in gran parte crollati, distrutti e occupati dalla vegetazione, mentre solo il campanile, pur privato del tetto e murato nelle celle campanarie, risulta l'unica struttura superstite e parzialmente integra, nonchè unico elemento riconoscibile dell'antica pieve.

Il senso di desolazione e abbandono che si respira attorno alla chiesa è reso ancora più forte dall'incuria umana, tra graffiti sui muri, bottiglie rotte, pezzi di elettrodomestici, sedie spaccate, cartacce e altri rifiuti disseminati a tratti dentro e intorno all'edificio, creando quasi un effetto di netto contrasto con la bellezza del paesaggio circostante. Un nastro segnaletico abbraccia le strutture sul lato della strada, ma è facilmente superabile da chiunque voglia introdursi all'interno. Una targhetta affissa al muro con un segnale di pericolo invita a fare attenzione e a non avvicinarsi troppo alla strutture pericolanti. E' molto concreto il rischio di crolli nell'edificio e di caduta di pietre instabili e sporgenti.

Eppure la pieve ha una storia millenaria che merita di essere conosciuta e valorizzata. La sua fondazione risale ai primi decenni dopo il Mille, quando la chiesa di San Quirico risulta citata in tre pergamene come punto di transito lungo uno dei tanti itinerari appenninci attivi durante il Medioevo.

La chiesa dovette probabilmente la sua fortuna alla posizione strategica, lungo la via che usciva da Pistoia, risaliva la collina verso l'ex castello di Pecunia e percorreva il crinale fino a ricongiunrgersi con altre strade appenniniche presso l'abbazia di Fontana Taona, non lontano dall'Acquerino.

In un documento del 1253 la pieve risultava dotata di un refettorio, un dormitorio, un chiostro e una canonica che ospitava un piccolo gruppo di canonici, ovvero presbiteri che conducevano vita in comune. Non è da escludere che potesse ospitare anche un piccolo ricovero per i viaggiatori e i pellegrini che percorrevano questo itinerario appenninico secondario.

In ogni caso per tutto il Medioevo la pieve dovette costituire un importante punto di aggregazione e di cura d'anime per tutto il territorio oggi compreso fra Pontenuovo, Santomoro e San Rocco, facendo valere diritti di battesimo, di sepoltura e di raccolta delle decime.

Dalla sua terrazza fra oliveti e querceti, al confine tra il mondo della collina e quello della montagna, la chiesa ha attraversato i secoli e ha resistito allo scorrere del tempo, fin quando, alla metà del secolo scorso, è iniziato l'inesorabile declino. La soppressione dell'antica parrocchia di San Quirico, l'abbandono della pieve – anche a causa di uno smottamento del terreno che ha interessato il poggio – e lo smembramento della cura d'anime, hanno decretato l'avvio di un processo di crescente degrado che oggi appare ormai irreversibile.

Se fino agli anni Novanta la chiesa, pur sconsacrata e abbandonata, manteneva integre le sue strutture esterne, e risultavano ben visibili la facciata, la canonica e il tetto, adesso le strutture superiori sono interamente crollate e solo il campanile svetta ancora alla distanza. Almeno fino a quando le intemperie non ne decreteranno la fine.

Quale futuro, dunque, per queste antiche pietre? La chiesa, nonostante le distruzioni subite e l'attuale stato di rovina, costituisce una testimonianza ancora viva della storia rurale e del passato della colina pistoiese, e mantiene inalterato il suo fascino secolare, a “guardia” delle valli della Bure e delle estreme propaggini dell'Appennino.

Tuttavia, ogni ipotesi di recupero e di restauro delle strutture rimaste in piedi appare oggi improbabile e poco realistica, dal momento che le condizioni di degrado e di abbandono in cui versa l'edificio richiederebbero lunghi e costosi interventi di studio preparatorio, messa in sicurezza dell'area, recupero dei materiali originali, per una ricostruzione quasi completa dell'ex pieve.

Per quale destinazione? In passato sono state ventilate varie possibilità, basate sul presupposto di una completa demolizione e ricostruzione dell'edificio – forse, delle strutture originarie, mantenendo intatto solo il campanile – per trasformare l'ex pieve in abitazione privata, agriturismo o centro polifunzionale.

Ma al momento non c'è nulla di concreto. E a san Quirico, come in molti altri luoghi solitari e abbandonati, regnano la pace e il silenzio, rotti solamente dal canto degli uccelli sui cipressi. E dal rumore del vento che s'insinua tra le rovine.

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