PISTOIA

Martedì, 19 Febbraio 2019 17:18

"Lite? Mio figlio picchiato dal branco sotto gli occhi della gente"

Parla il padre dello studente del Pacini: "Ma capisco la preside" 

di Ilaria Lumini

PISTOIA - Il padre del ragazzo picchiato, non ci sta. Parla di pestaggio e non accetta che l'episodio sia derubricato a semplice lite tra studenti. E spiega anche perché non ha presentato denuncia.

"Capisco le parole della preside e il motivo per cui l'ha definita una banale lite - spiega l'uomo -: vuole tutelare i suoi studenti e la scuola. E ha fatto ciò che doveva fare. Ma la realtà è che mio figlio è stato picchiato da una baby gang in pieno centro. E' stato assalito dal branco, in modo gratuito, volevano fargli male e gli hanno fatto del male. Lo hanno colpito alla testa quando era a terra, indifeso, con calci e pugni. E nonostante sia stato aggredito in via del Fabbri, davanti ad altre persone, nessuno ha chiamato le forze dell'ordine. La Polizia ha ricevuto solo una richiesta d'intervento quando tutto era finito". 

A parlare è il padre dello studente dell'istituto Filippo Pacini aggredito in pieno centro storico sabato 16 febbraio intorno alle 21.30, in via dei Fabbri. Il giovane ha riportato un trauma facciale, la rottura di un labbro, un occhio nero. Sette giorni di prognosi è il referto del medico del pronto soccorso.

"Ma mio figlio è andato a scuola comunque", precisa il genitore.

La notizia dell'aggressione è stata pubblicata su Facebook da Dario Baldassarri, presidente della Consulta degli studenti. Reportpistoia, sull'accaduto, stamani ha intervistato la preside del Pacini, Ilaria Baroni, e cercato conferme in Questura. La dirigente scolastica ha definito la vicenda come "una lite per futili motivi, un episodio fuori dalla scuola riferito da alcuni suoi studenti". La dirigente aveva inoltre sottolineato come i due stamani si sono chiesti reciprocamente scusa e che sono entrati insieme a scuola "per dare un segnale a tutto l'istituto".  

E il padre conferma che ancora non è stata fatta la querela alla Polizia.

"Abbiamo parlato - racconta - con il ragazzino che è stato il primo a tirargli un cazzotto. E' dispiaciuto, ha capito di essere usato da una baby gang di ragazzi più grandi che frequentano un'altra scuola. Lui gli ha tirato solo un pugno, è il branco che si poi accanito su mio miglio, che stava andando a una festa di compleanno con altri due suoi amici. Quello che è successo a lui poteva succedere a chiunque".

E l'uomo spiega anche di aver parlato con il padre del 15enne, e con il 15enne stesso. "Siamo stati ricevuti in presidenza dalla dirigente. Al 15enne ho chiesto cosa avesse fatto mio figlio per scatenare una reazione del genere, se avesse offeso qualcuno. Mi ha risposto che non aveva fatto nulla, solo i due compagni di scuola che erano con lui sabato sera lo avevano preso in giro. Ha chiesto scusa a mio figlio, e mio figlio stamani è andato a prenderlo a casa, è entrato a scuola con lui tenendolo per mano, per dimostrare all'istituto che quel ragazzino non c'entra, che si è trovato con gente sbagliata in un momento sbagliato".

E conclude: "In via dei Fabbri le persone c'erano, tanti hanno visto come stavano riducendo mio figlio, e nessuno ha chiamato in tempo il 113. Come se vedere picchiare un ragazzo sia qualcosa di normale. Gli hanno rubato anche il cellulare, spero che venga restituito in un modo o nell'altro, altrimenti denunceremo. Se non l'abbiamo ancora fatto è perché non vogliamo rovinare la vita a ragazzini che potrebbero essere nostri figli".

Il padre racconta l'episodio di cui è rimasto vittima il figlio 17enne. 

Sono le 21.30 di sabato 16 febbraio, quando il figlio viene colpito alla testa con un pugno dal 15enne. Il ragazzino è con un gruppo di dieci, quindici ragazzi. Non ci sono solo coetanei, c'è anche chi è più grande.

Il 17enne è insieme a due suoi compagni di classe, stanno andando a un compleanno. Il gruppetto dei dieci l'ha incontrato poco prima in via Curtatone e Montanara. "Dieci quindici ragazzi - dice il padre - quando hanno visto mio figlio e i suoi amici li hanno spintonati, sono partite le provocazioni. Mio figlio non ha reagito. E il gruppetto li ha seguiti fino in via dei Fabbri".

Fatto sta che è il 15enne il primo a tirare un cazzotto al ragazzo. Che all'improvviso si ritrova addosso cinque-sei persone che lo buttano a terra e lo colpiscono con calci e pugni alla testa. E' il branco che ha visto la scena e che, "in modo gratuito, solo con lo scopo di far male" ci tiene a ribadire il padre, si accanisce sul 17enne. 

Gli amici provano a tirarlo fuori da quel pestaggio. Non ci riescono. E' il titolare di un locale che si affaccia su via dei Fabbri che esce in strada e inizia ad urlare. Arrivano altre persone che fanno fuggire il branco e aiutano il 17enne ad alzarsi. Non ha più il telefono, gliel'hanno rubato. Dal pestaggio esce con un trauma facciale, un labbro spaccato e un occhio nero, e le costole doloranti. 

La polizia interviene in via dei Fabbri quando è tutto finito, quando il branco è fuggito. In strada è rimasto il ragazzino che ha tirato il primo cazzotto. E i due amici del 17enne. 

"C'è un problema che deve essere affrontato, con controlli più serrati se necessario nel centro storico, ed è quello delle baby gang. Bande di ragazzini che picchiano i coetanei senza una motivazione" sottolinea il padre. 

 

 

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1 commento

  • Link al commento Anna50 Mercoledì, 20 Febbraio 2019 14:57 inviato da Anna50

    Stupidaggine non voler rovinare la vita a dei bulli stupidi, che fra un po' picchieranno qualcun altro tanto nessuno gli vuole rovinare una vita già rovinata. Faccia la denuncia e piuttosto lasci fuori la scuola che non c'entra proprio niente.

    Rapporto

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