PISTOIA

Lunedì, 11 Febbraio 2019 20:38

Destini incrociati, uniti dalla tragedia dei nonni sminatori

Sedute: la mamma di Corsino e la sorella Mammola. Dietro di loro, in piedi, Corsino Corsini e Alessandra Querci, con a fianco altri componenti della famiglia Corsini Sedute: la mamma di Corsino e la sorella Mammola. Dietro di loro, in piedi, Corsino Corsini e Alessandra Querci, con a fianco altri componenti della famiglia Corsini

Si sono incontrati oggi per la prima volta. Un groviglio di emozioni

di Marzio Dolfi

PISTOIA – Un castello dei destini incrociati. Come lo furono quelli dei loro nonni, “rastrellatori” a caccia di mine e morti insieme in un campo vicino a Le Piastre. Una mina traditrice, una trappola messa lì dai nazisti. Quella volta Corsino Corsini e Mario Meini (46 anni uno 35 l'altro) persero la loro sfida alla morte. Che avevano vinto tante volte, per evitare la morte di tante altre persone.

Oggi, alla Caffetteria Marini, si sono dati appuntamento i loro nipoti, per riannodare fili spezzati da tempo. Con la voglia di capire, ritrovarsi e fare i conti con le proprie radici. Con la voglia di ritrovare anche quello che, per amore (o per esorcizzare il mostro), qualcuno di loro non conosceva.

Sembra quasi impossibile: ma da una parte Corsino Corsini (a cui era stato dato lo stesso nome del nonno), con tutta la sua famiglia ha vissuto gli anni del dopoguerra con il ricordo di quello scoppio maledetto appiccicato addosso. Alessandra Querci invece del destino del nonno Mario Meini ha saputo sempre poco o niente.

Oggi si sono incontrati, “complice” anche il nostro articolo sugli eroi dimenticati, morti cacciando mine (http://www.reportpistoia.com/pistoia/item/68551-corsino-e-mario-eroi-dimenticati-morti-cacciando-mine.html), uscito nell'anniversario di quel tragico fatto di 74 anni fa, quando in una mattina d'inverno morirono a “Poggiolino”, Corsino Corsini e Mario Meini.

La nipote ci si è riconosciuta, ha voluto capire, incontrare Corsino e condividere con lui la stessa battaglia: vorrebbero che nella vicinanza del posto dove morirono ci fosse un cippo per ricordarne il sacrificio. Di loro e di tanti altri pistoiesi, falciati dalle mine tedesche. Eroi silenziosi a cui ridare voce, a cui riconsegnare una testimonianza e una memoria.

Nell'incontro di stamani c'era l'ombra di un dolore comune, ma soprattutto un bell'incontro di umanità, di storia. Un groviglio di ricordi, tenuti insieme all'ombra di una tragedia. L'emozione era palpabile. Anche quando si è scoperto che Alessandra, pur senza saperne i “retroscena”, conosceva già alcuni della famiglia Corsini. Un insieme di destini appunto che si incrociano.

“Sapevo che il nonno era saltato su una mina – ci dice Alessandra - che quel giorno aveva sostituito un collega anche se non era il suo turno; ma la mamma non ha parlato mai volentieri di questo. Anche quando ho visto l'articolo e l'ho chiamata (lei sta fuori Pistoia): guarda – le ho detto - c'è un articolo che parla del tuo babbo. Fai tutto te mi ha detto, ma mi ha parlato di cose che prima non mi aveva mai detto”.

La mamma Paola parla al telefono con Mammola, una delle sorelle di Corsino. Come lei, orfana, erano state a lungo insieme dalle suore Crocifissine. Avevano vissuti gli anni delle illusioni: alle famiglie degli sminatori morti erano state fatte tante promesse. Tutte puntualmente tradite.

Quei ricordi mettono in fila un'altra dose di emozioni. Ne aggiunge altre ancora la madre di Corsino, oltre 90 anni portati con grande lucidità e forza: ricorda i funerali, le due carrozze, la folla enorme. Ricorda l'energia della moglie Annina che si prese sulle spalle una famiglia di 5 figli. Con dignità e determinazione.

Tanti tasselli per ricostruire una storia. Ora si uniscono le forze: tutti i nipoti vogliono che almeno un cippo ricordi il sacrificio dei loro nonni. Ma, forse, è arrivato il momento che sia la città a volerlo con forza.

 

 

questo articolo è stato offerto da:


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.