PISTOIA

Domenica, 10 Febbraio 2019 14:19

"Aiuto, che cosa ho fatto. Mi sono rovinato la vita"

nella foto la casa della famiglia Nocentini nella foto la casa della famiglia Nocentini foto Carlo Quartieri

Il 22enne è in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale

di Ilaria Lumini

PISTOIA - “Mi sono rovinato la vita, che cosa ho fatto. Aiuto, mi sono rovinato la vita”, ha urlato il 22enne, dopo che ha cercato di rianimare senza riuscirci il padre del suo migliore amico.

Un gesto impulsivo, un calcio dopo l’ennesima lite, che è stato fatale a Flaviano Nocentini (nella foto a sinistra) operaio vivaista di 58 anni.

Una tragedia, quella avvenuta ieri sera, sabato 9 febbraio, in piazza Carnevale, vicino al centro commerciale Panorama, dove abita l’amico, che aveva riportato a casa dopo una serata trascorsa insieme.

Proprio quando Nocentini ha visto l’auto, è uscito in giardino ed è corso in strada urlando in direzione dei ragazzi. Non era la prima volta che l'uomo si scagliava contro di lui, ha raccontato il 22enne agli investigatori della Squadra Mobile.

Dalla ricostruzione degli inquirenti, Nocentini ha fatto avanti e indietro, da casa alla macchina, tre volte. L’ultima, tornando con un punteruolo in mano.

Ed è allora che il 22enne è sceso dall’auto e ha sferrato un calcio al 58enne colpendolo dietro le gambe all'altezza dei glutei. L’uomo ha perso l’equilibrio, cadendo in avanti sull’asfalto. Ha battuto il naso e la fronte e le ossa nasali sono penetrate nel cervello uccidendolo.

Una frazione di secondo, un gesto impulsivo, che gli ha rovinato la vita.

Il ragazzo è stato portato via dagli investigatori della Mobile e dai poliziotti delle Volanti intervenuti in piazza Carnevale. Da ieri sera, su disposizione del pubblico ministero Claudio Curreli, si trova nel carcere di Santa Caterina in Brana con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Il 22enne aveva conosciuto l’amico, più grande di lui di qualche anno, in una Pubblica assistenza dove sono entrambi volontari. E da subito si era preso cura di lui, di quel ragazzo con problemi per i quali fin dalle elementari era seguito da un insegnante di sostegno.

Lo ha aiutato in qualsiasi modo, lo portava con sé in montagna a fare lunghe camminate, a volte gli ricaricava il cellulare.

“Questo ragazzo ci chiedeva come fare per aiutarli – racconta una vicina dei Nocentini – Una famiglia fortemente disagiata, conosciuta dai servizi sociali. Li sentivamo spesso litigare, Nocentini e il figlio”.

Tra i due i rapporti a volte erano tesi. E all'uomo non piaceva l’amico con cui suo figlio amava trascorrere il tempo: un 22enne di buona famiglia con la passione per la fotografia, studioso, impegnato nel sociale.

Due giovani con vite diverse ma unite nel segno dell’amicizia. Tanto che il 22enne non aveva mai reagito alle provocazioni dell’uomo.

Fino a ieri sera. Quando all’ennesimo urlo è uscito dall’auto e ha sferrato un calcio colpendo Nocentini all’altezza dei glutei.

E Nocentini, già zoppicante "per un problema al piede", racconta la vicina, è caduto in avanti. Una frazione di secondo, la testa sbattuta contro l’asfalto, la morte sopraggiunta dopo poco. Il giovane ha cercato di rianimarlo. Poi ha chiamato il 118, ha urlato. E così ha fatto il figlio.

“Ho sentito prima litigare in strada, poi quando ho sentito urlare sono uscita in giardino. Ho visto il figlio di Nocentini corrermi incontro, con le mani sporche di sangue. ‘Ha tirato una spinta al babbo, sta morendo’ mi ha detto”, racconta la vicina.

Martedì il giovane sarà interrogato dal pubblico ministero che ha disposto l'autopsia sul corpo di Nocentini.

 

 

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