PISTOIA

Giovedì, 07 Febbraio 2019 12:10

Una rara infezione all'occhio, l'odissea di Jessica

Cinque mesi fra dolori e cure inutili per arrivare a capire la causa

di Marzio Dolfi

PISTOIA – Un racconto pacato quello di Jessica, senza rancori ma con la forte determinazione di chi ha visto in faccia la sofferenza e ne ha pagate le conseguenze: a 25 anni ha perso il lavoro (faceva la barista), non può guidare ed è stata travolta da dolori lancinanti. Tutto derivato da una infezione che le ha colpito l'occhio destro. Un virus non riconosciuto per mesi da chi l'ha seguita.

Dopo svariati tentativi fatti in ospedale a Pistoia, ma anche a Lucca, con diagnosi sbagliate, solo uno specialista di Careggi si è reso conto di cosa si trattava. Nel frattempo erano passati quasi 5 mesi di cure dolorose e inutili.

Una odissea insomma, con una malattia rara, la “Cheratite da Acanthamoeba” (AK) che le stava devastando l'occhio. E la vita stessa.

“Volevo raccontare la mia storia – dice Jessica - per far sì che persone che rispecchiano i miei stessi sintomi possono salvarsi, ancora più in tempo di me”!

Tutto comincia alla fine di agosto quando una mattina Jessica (che porta le lenti a contatto) si sveglia con un forte dolore all'occhio destro, che è completamente annebbiato. “Il mio ragazzo mi porta subito in pronto soccorso a Pistoia e l'esito é “lesione corneale”. Come cura mi prescrivono Xaternet, dicendomi che nel giro di pochi giorni dovrei risolvere il tutto”.

Tre giorni dopo il dolore è ancora più forte. “Quindi torno al pronto soccorso. E' l'inzio del mio calvario: la lesione si è trasformata in ulcera; e quindi altri colliri, con l'appuntamento di controllo per la settimana seguente”.

Poi la visita di un oculista in ospedale, che chiama una collega in sostegno. “La dottoressa è da subito molto disponibile: mi dice di tornare il mercoledì per vedere come va e mi dice che mi avrebbe seguita lei. Io mi affido a lei e tre volte a settimana mi tiene sotto osservazione. Qualche settimana dopo mi dice che l'occhio è peggiorato e che vede infiltrati di adenovirus, quindi “cheratite erpetica”, ma la situazione non cambia”.

Cambiano le cure, con svariati colliri antiobiotici, cortisoni e antivirali per via orale. Ma non cambia il dolore. Interventi inutili, fra l'altro carissimi, perché in larga parte non passati dal servizio sanitario.

Nel frattempo Jessica si fa visitare da altri due oculisti (primario di Pistoia e Lucca). Ma non ci sono svolte nella situazione nè nella individuazione del vero motivo di quella devastazione. E siamo arrivati alla fine di novembre: esattamente tre mesi dopo la prima visita in pronto soccorso. Intanto Jessica ha dovuto lasciare il lavoro, non può guidare, la sua vita è condizionata e ribaltata. Prende medicinali che sono “bombe assolute” e antidolorifici 4 volte al giorno.

Attraverso uno specuialista di Viareggio, a cui è stata indirizzata dal medico curante, si comincia a squarciare il muro: lui subito sospetta la “Cheratite Acanthamoeba” (AK) e manda Jessica al centro specializzato di Careggi, dalla dottoressa Mencucci: “appena mi visita è certa sia AK ma ovviamente mi fa fare un prelievo corneale, che dà risultato negativo; non convinta lo ripete: e infatti il secondo test dà esito positivo”.

Seguono altri accertamenti ma il rebus è risolto. Per capire cosa stava devastando l'occhio destro di Jessica ci sono voluti però cinque mesi. La domanda è d'obbligo: non si poteva arrivarci prima?

La cura vera è iniziata dal 15 dicembre (Phmb e Desomedine 6 volte a giorno ogni ora e la sera Ciclolux). Nell'ultimo controllo del 7 gennaio ci sono, seppur lievi, alcuni miglioramenti.

“I miei dolori adesso sono alternati (testa,sensazione di un livido dentro l'occhio, bruciore), la luce è insopportabile e vado avanti a Oki che cerco di prendere proprio se non resisto”.

La soluzione? Probabilmente solo un trapianto di cornea. Un finale durissimo, ma che almeno ha dato a Jessica una certezza, uno spiraglio, la consapevolezza di di una situazione molto grave, ma che ha lineamenti precisi. E non la sensazione di dover combattere all'infinito contro un nemico imprendibile, “Nonostante sappia ora di cosa si tratta e che è una cosa molto grave, quando mi è stato detto mi sono messa a piangere, in un misto di dolore e felicità”.

“Il dottore mi ha messo in conto il trapianto alla cornea, ma adesso non voglio nemmeno pensarci, ho solo voglia di iniziare a riprendere in mano la mia vita in mano e tornare alla mia indipendenza”.

Jessica ora può tornare a sperare.

 

 

 

 

 

questo articolo è stato offerto da:


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.