PISTOIA

Giovedì, 11 Ottobre 2018 10:26

Valerio Fabiani, candidato nel segno della discontinuità

Intervista al candidato alla segreteria regionale del PD

di Guendalina Ferri

PISTOIA – Ultime tappe prima delle primarie di domenica per eleggere il nuovo segretario regionale del Partito Democratico. Per Valerio Fabiani, candidato contro Simona Bonafè, la tappa di ieri è stata Pistoia.

Un incontro coi lavoratori Hitachi al momento dell’uscita e, subito prima, con le Rsu della Provincia. “A dimostrazione di come voglia un PD che riparta dai luoghi dove esistono problemi e dove sono stati commessi errori nel silenzio generale”, specifica il candidato sulla sua pagina Facebook.

E il ripartire dalla gente, il cercare nuovamente un contatto col territorio è uno dei punti cardine sui quali Fabiani ha impostato la campagna per le primarie. Un altro è quello della discontinuità, della netta distanza dal PD com’è stato finora.

“Una discontinuità che deve riguardare il profilo identitario della sinistra – spiega Fabiani, intervistato da Reportpistoia. - Possiamo tornare a parlare alle persone che si sono sentite tradite se ripensiamo completamente quello che siamo stati negli ultimi venti anni. Per troppo tempo abbiamo accettato le leggi del capitalismo finanziario. Dobbiamo metterci in discussione, superare alcuni tabù”.

Tabù come l'idea di una politica che non sia più marginale rispetto agli sviluppi del mercato. “Altrimenti prevale la legge della giungla, in cui i più deboli diventano esclusi. E credo che le elezioni del 4 marzo ci raccontino di questo. Qualcuno l'ha chiamata 'la vendetta degli esclusi'”.

La distanza da tutto ciò che c'è stato prima, prosegue Fabiani, sta nel ristabilire il primato della politica e della democrazia. In che modo? “Per fare un esempio, il prossimo anno ci saranno le europee. C'è chi nel mio partito studia alleanze in difesa dell'Europa. Credo piuttosto che dovremmo giocare in attacco, dicendo che l'Europa che vogliamo difendere è quella che dobbiamo ancora costruire”.

Un'Europa che torni a fare politiche di welfare e che sappia mettere regole alla finanza, che torni ad occuparsi dei processi produttivi. “L'idea che le istituzioni non se ne dovessero occupare è stata un errore. È quello che, appunto, ha prodotto esclusi”.

Un altro dei punti fondamentali su cui Fabiani ha fatto leva, nel corso della campagna per le primarie, è la necessità di recuperare il rapporto col territorio, con le persone. Un rapporto che si è deteriorato nel tempo.

“Credo che intanto si debba cominciare a raccontare il mondo con le nostre parole, per tornare ad essere comprensibili alle persone che negli anni hanno pagato il tributo più salato – sottolinea Fabiani. - Per esempio, si continua a dire ai giovani occupati che sono fortunati. Ma magari tra di loro c'è qualcuno che lavora per poche centinaia di euro al mese, senza diritti. E allora è evidente che a loro questo linguaggio risulti incomprensibile”.

Come fare però a tornare realmente a parlare con le persone, a instaurare una conversazione che non sia un monologo? “Riconoscendo gli errori e facendo delle scelte per migliorare. Ad esempio non ci siamo resi conto dell'aumento dei poveri, e c'è bisogno di rimediare. Naturalmente però non mi candido per amministrare la Toscana o Pistoia”.

Eppure si è parlato tanto, nei giorni scorsi, della necessità di un cambiamento proprio “per non perdere la Regione”, per far sì che il Partito Democratico continui ad amministrare.

“Sì, ma questa è un'altra differenza. Molti miei predecessori hanno interpretato il ruolo di segretario regionale come trampolino di lancio per fare altro. Io no. Mi candido a segretario del partito per fare il segretario del partito. La comunità ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei, 24 ore al giorno, senza secondi fini – risponde Fabiani. - Il rischio di perdere la Regione c'è, è concreto. Lo possiamo arginare ridefinendo il profilo politico della sinistra, riorganizzando il partito su basi nuove”.

A partire dalla necessità di instaurare nuovamente un dialogo con le persone, appunto. “Ci sono persone che sono state condannate alla precarietà, che fino a qualche anno fa si consideravano ceto medio e oggi fanno veramente fatica ad arrivare alla fine del mese, che perdono il lavoro da un giorno all'altro – prosegue Fabiani. - Per ascoltarle dobbiamo uscire dalla nostra bolla, nella quale ci siamo raccontati che andava tutto bene e non è arrivata la richiesta delle persone che non ce la fanno più”.

E come si instaura concretamente un rapporto diretto, vero? In che modo verrà cercato questo dialogo? “Intanto chiedendo scusa. Non basta dire 'abbiamo capito'. C'è un problema di fiducia che è venuta meno, e va recuperata facendo proposte radicalmente diverse, nel segno della discontinuità”.

Ad esempio, nel campo del lavoro? “Non lo so, non mi candido neanche a fare il Ministro del lavoro. Ma penso che a livello di Toscana ci sia stato l'errore di togliere la possibilità di accedere alla cassa integrazione per le aziende in difficoltà. È una misura che sarebbe stata sostenibile solo in un tempo e in una situazione che non c'erano già più. Sul lavoro, come dicevo prima, dobbiamo rompere alcuni tabù, fare degli investimenti che il privato non è in grado di fare”.

 

 

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