PISTOIA

Mercoledì, 10 Ottobre 2018 14:26

Pistoia, cronaca di un assalto degli studenti ai bus del Copit

nella foto un gruppo di ragazzi che si attaccano al bus nella foto un gruppo di ragazzi che si attaccano al bus foto Reportpistoia

Le tecniche usate sono il buttarsi sulla strada o attaccarsi al portellone

di Ilaria Lumini e Guendalina Ferri

PISTOIA – C’è chi si butta in mezzo alla strada appena scorge l'arrivo del bus e chi si aggrappa al portellone centrale quando è ancora in movimento.

Sono le tecniche usate da molti studenti pistoiesi per riuscire a guadagnarsi un posto dentro l’autobus.

Perché anche se a una corsa ne segue un’altra dopo dieci minuti, traffico permettendo, e un'altra ancora, i ragazzi fanno a gara a prendere la prima.

Incuranti del pericolo che comporta il buttarsi in mezzo alla strada o attaccarsi al portellone.

E quando il bus si ferma, una “mandria” gli corre incontro.

I ragazzini si tirano spintoni, afferrano gli zaini del compagno avanti a sé per darsi lo slancio e arrivare sul pullman.

E l’autista, chiuso nel suo gabbiotto, guarda in silenzio gli studenti. Che si aggrappano non solo alla macchinetta obliteratrice, ma anche al gabbiotto di protezione incuranti dell’uomo che tra berci e spintoni deve guidare un bus.

E’ una scena di “ordinaria follia” ma che accade ogni giorno all’uscita da scuola.

Reportpistoia ha seguito la corsa numero 13 del Copit, quella che da piazza San Francesco, passando per la stazione, porta a Quarrata.

Piazza San Francesco, ore 13.15

Una folla di studenti aspetta il Copit davanti all'ex succursale del liceo Niccolò Forteguerri. Sono un centinaio. C’è chi prende il 26 che porta a Iano, chi il 25 che va a Tobbiana.

“Eccolo arriva il 13” urla una ragazza alle sue coetanee.

Ad aspettare il 13 ce ne sono tanti, quasi la metà.

L’autobus non fa in tempo ad arrivare in piazza che un gruppo gli si para davanti. Il bus, a passo d’uomo, arriva alla fermata e apre le portiere.

La folla ci corre letteralmente dentro.

E chi incautamente vi si trova nel mezzo e vuole timbrare il biglietto, non ce la fa perché viene scaraventato alla fine del bus. 

Qualche zaino viene buttato per terra, qualcuno si arrampica sopra i seggiolini per conquistare velocemente un posto a sedere. 

Il resto dei ragazzi sta in piedi.

Alcuni si posizionano davanti alla porta anche se dietro di loro ci sono spazi vuoti. Perché se il bus è pieno, non sali.

Come è successo a una signora che è rimasta alla fermata dell’autobus in via della Costituzione.

Il Copit apre le porte, i ragazzi sono uno scudo umano. Potrebbero spostarsi così da creare un varco, ma non lo fanno.

La signora rimane a piedi, prenderà il prossimo che passa dopo 10 minuti.

Alla stazione il 13 si ferma, c’è qualcuno che scende e molti altri salgono.

Ecco, il bus inizia ad essere davvero pieno.

Alla stazione, ore 13.33

“Chiara, bisogna attaccarsi sennò non riusciamo a prendere neanche questo”.

A parlare è una ragazzina sui quattordici anni, zaino in mano e cinque ore di scuola alle spalle.

Quella dell'”attaccarsi” è una tecnica utilizzata da molti studenti in attesa dell'autobus, fuori dalla stazione di Pistoia.

Consiste nell'avvicinarsi al bus in movimento, rallentato dall'ingresso in stazione, e seguirlo coi palmi poggiati sui portelloni finché non si ferma.

È la prima fase dell'assalto. La seconda scatta quando finalmente le porte si aprono.

La piazza della stazione comincia a riempirsi sul serio intorno all'una, quando gran parte delle classi escono dalle scuole del centro. I ragazzi si siedono sulla base dei lampioni, chiacchierano in attesa dell'autobus. Sono almeno 200. 

Il nostro obiettivo è quello di prendere l'autobus numero 13. Destinazione: Bottegone, e poi Quarrata.

Il primo che vediamo passare è alle alle 13.23.

Arriva da piazza San Francesco e le porte si aprono a fatica perché i ragazzi non si spostano e si appoggiano all'apertura. Qualcuno riesce a salire, molti restano giù. 

La stessa scena si ripete con diversi autobus. Ragazzi che scendono in mezzo alla strada, s'infilano davanti al bus. E ancora si attaccano.

Alla fine, dopo circa 10 minuti, passa un altro 13, quello delle 13.33.

Stavolta riusciamo a salire, un po' a fatica.  

Le porte impiegano diversi tentativi per chiudersi, rimbalzano contro gli zainetti dei ragazzi. L'autobus è strapieno.

Impossibile timbrare il biglietto: siamo saliti dalla porta in fondo e la macchinetta si trova solo in cima al mezzo.

Proviamo a raggiungerla, ma tra noi e l'obliteratrice ci sono almeno 40 ragazzini stretti l'un l'altro e ben presto rinunciamo. 

Per chi non è più abituato l'esperienza non è delle più felici: stretti in mezzo ad altre persone – con altrettanti zaini sulle spalle –, con la difficoltà di aggrapparsi ai sostegni e l'equilibrio che vacilla.

I ragazzi, però, evidentemente abituati, continuano a chiacchierare senza battere ciglio.

Quasi tutti faranno l'intero viaggio così: in piedi, ammassati l'uno contro l'altro, pronti ad aggrapparsi allo zaino del vicino alla prima frenata. 

Superata la Barriera, suoniamo il campanello con l'intenzione di scendere sull'Arca, vicino all'edicola. Il 13 si ferma.

“Scusate, permesso”. Siamo vicini alla porta centrale e i ragazzi intorno si spostano, cercando di farci passare in mezzo alla stesa di zainetti.

Ed ecco l'intoppo: la porta non riesce ad aprirsi. L'autobus è pieno e, rientrando nel mezzo, i portelloni urtano contro i ragazzi appoggiati. Un paio di tentativi, poi la porta si chiude definitivamente.

Proviamo a segnalarlo all'autista, e anche altri ragazzi intorno gridano: “Non si è aperta!”.

Ma l'autobus riparte e sale sul ponte dell'Arca. Ci riproviamo.

Alla fermata successiva, due dei ragazzi più vicini alla porta scendono per darle il modo di aprirsi.

E così riusciamo a scendere.

 

 

 

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3 commenti

  • Link al commento Andrea Lunedì, 15 Ottobre 2018 18:47 inviato da Andrea

    L esperienza è veramente terribile, voi avete preso un esempio nel quale anche i ragazzi sono stupidi perché il bus successivo passa dopo 10 minuti quindi non c è tanta attesa, mentre io che devo prendere il 15 non riesco a prenderlo e devo aspettare 20 minuti(facciamo 30 visto che è sempre in ritardo) e per una settimana mi sono ritrovato a tornare a casa a piedi e onestamente pagare 200€ all' anno per un autobus che non prendo neanche è una vera scocciatura

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  • Link al commento Mari Giovedì, 11 Ottobre 2018 12:28 inviato da Mari

    Sono stata costretta a pagare la mensa per far restare la mia bambina fino alle 16 a scuola , uscendo alle 12 non c'era verso di tornare a casa in sicurezza fino alle 14:30, a volte anche 15. Parlando sempre di 13 e 51.

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  • Link al commento Maurizio Giovedì, 11 Ottobre 2018 11:26 inviato da Maurizio

    Ma chi se ne frega ? E' giusto forgiare questi giovani alle asperità della vita occidentale.

    In ogni caso non si possono invadere le strade con automezzi aggiuntivi se non c'è la viabilità necessaria per la loro circolazione ! Capre !

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