PISTOIA

Lunedì, 08 Ottobre 2018 19:31

Mamma e figlio fuori dal bus, il racconto della testimone

In una lettera firmata inviata alla direzione del Copit conferma tutto

PISTOIA – Il Copit smentisce, la testimone rilancia senza alcuna esitazione, ricostruisce nei minimi dettagli la vicenda alla quale ha assistito e rincara la dose. Il tutto in una lettera inviata alla direzione dell’azienda di trasporto e ai giornali. La signora Roberta Tonarelli, non solo firma la lettera, ma fornisce anche il proprio domicilio. Non ci sta a passare per bugiarda.

“Venerdì 5 ottobre alle 10.30 mi trovavo sul vostro bus n. 15 che procedeva sul viale Adua diretto verso la città e poi verso Candeglia. Alla fermata della Conad è salita una mamma con un bambino di circa 2 anni, carino e paffutello.

La signora, di cui non so il nome, ma che è albanese e vive da molti anni a Pistoia, e che conosco di vista perché ha lavorato presso un mio parente, purtroppo oggi scomparso, era magra, ben vestita, capelli castani e cortissimi e una grossa borsa marrone al braccio. Quando il bus è arrivato quasi all'altezza della Coop, la signora ha preso in braccio il suo bimbo che era un po' sballottato dagli sbalzi del bus.

Lui evidentemente non ha gradito e ha subito iniziato a piangere, senza smettere. Era il pianto di un bambino, non la sirena di un ambulanza ma, il bus, arrivato poco dopo il Compro oro situato quasi all'angolo tra via Galliano e via Macallè, ben oltre la precedente fermata situata prima di via Galliano e quindi fuori dallo spazio a ciò preposto, è stato fermato dall'autista il quale è uscito dall'abitacolo di guida, si è avvicinato alla signora e le ha detto: ‘O lei scende dal pullman o io fermo la corsa e non riparto più’. Erano circa le 10.40.

A quel punto la signora, senza dire alcunché, ha preferito scendere. Preciso che lei aveva viaggiato in piedi, alla destra dell'autista e in prossimità della porta adibita alla salita anteriore: se avesse voluto, l'autista avrebbe potuto dirle ciò che poi le ha detto restando tranquillamente al proprio posto. Avendo scelto di uscire dal posto di guida e dirle le cose in faccia, mi pare sia stato un atteggiamento intimidatorio. Non l'ho visto in volto, ma l'ho sentito parlare - e posso sbagliarmi -, ma mi pare che il suo accento non fosse toscano quanto piuttosto del sud Italia.

Dopo che la mamma è scesa, un signore anziano si è avvicinato all'autista e ha parlato con lui. Non sentivo cosa dicevano, anche perché ero molto innervosita e arrabbiata per ciò che avevo visto, ma il signore pareva arrabbiato con l'autista per ciò che aveva fatto. E' poi sceso alla fermata successiva, non so perché fosse la sua o perché indispettito per l'accaduto.

Credo che non sia lecito né fare ciò che l'autista ha fatto, né fermare il bus fuori dagli spazi adibiti alla salita e discesa dei passeggeri, né tanto meno essere così poco tolleranti nei confronti del pianto di un bimbo e di chi comunque possiede un regolare titolo di viaggio e che quindi, in assenza di comportamenti gravi, non può assolutamente essere allontanato.

Anche a me, così come a Tiziano Carradori, piacerebbe sapere cosa intende fare l'Azienda nei confronti del maleducato autista e per evitare che simili scene debbano ripetersi”.

Alla direzione del Copit ha risposto anche Tiziano Carradori che aveva denunciato l’episodio con una lettera inviata al Copit e alla stampa.

“Gentile dottor ingegnere Sichi – scrive Carradori - prima di tutto desidero ringraziarla per la sua rapida risposta.

Prendo atto di quanto mi scrive ma, forse, la tempestività ha fatto premio sull'accuratezza e anche sulla dovuta cautela, allorquando definisce la mia segnalazione ‘infondata’.

Su quali basi l'Azienda formula tale giudizio? Ha ascoltato l'autista, che – evidentemente e com'era da attendersi – ha negato di aver fatto ciò di cui lo si accusa.

Basta questo, mi chiedo e le chiedo, per definire la mia segnalazione ‘infondata’? Credo proprio di no.

Che dire poi di ciò che lei scrive di seguito, quando afferma che trattandosi di un comportamento, se accaduto, molto grave l’Azienda, se adeguatamente supportata da testimonianze verificabili, adotterà i provvedimenti disciplinari del caso, come già fatto in passato’, ecc . ecc.

Insomma, pregiato dottor ingegnere, è infondata o potrebbe essere vera? Mi faccia e ci faccia capire.

Nel frattempo le faccio formale richiesta di accesso agli atti e le chiedo di conoscere il nome e il cognome dell'autista che era alla guida del bus della linea 15 che alle 10.40 di venerdì 5 ottobre si trovava in via Macallè.

Sto infatti valutando, giudicando del tutto insoddisfacente la vostra istruttoria lampo, se sporgere regolare denuncia nei confronti del guidatore. A mio parere, e secondo i legali, siamo di fronte ad un evidente illecito e sono numerosi i reati ipotizzabili. Si va dalla minaccia, all'intimidazione, alla violenza privata.

Riservandomi quindi di adire le vie legali resto in attesa di quanto richiesto”.

 

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4 commenti

  • Link al commento Salvatore Giovedì, 11 Ottobre 2018 12:57 inviato da Salvatore

    Ad oggi non sappiamo ancora la verità di questa storia, spuntano pseudo paladini della giustizia senza che la parte lesa si sia fatta viva in alcun modo, mi chiedo : perché? L'autista o gli autisti interpellati dall'azienda negano ogni addebito, la signora in oggetto non ha sporto nessuna denuncia formale, diretta o indiretta... Mi sembra pura demagogia... Sarà frutto di un clima di tensione che ultimamente si è venuto purtroppo a creare negli ultimi giorni tra personale viaggiante e utenti? Più che una storia che ha aspetti molto gravi sull'accaduto mi sembra di assistere ad una fiction televisiva... Chi ha prove concrete le esponga nelle sedi opportune oppure taccia e buonanotte..

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  • Link al commento bibi Martedì, 09 Ottobre 2018 19:44 inviato da bibi

    Poero Peppino ....
    Il buon Beppe appartiene al popolo bue che siccome i giornali ed i giornalisti sono sempre il nemico (quando censurano e non al contrario) e che i soldi spesi per insegnargli come a Pinocchio a leggere e scrivere, critica la lettera del sig Carradori (vedesi albo giornalisti ) con la precisazione della sihnora che afferma l'eloquio dell'autista essere "meridionale" . Ammiro gli autisti dei mezzi pubblici che devono far finta dell mala educazione degli automobilisti , dei passeggeri maleducati , delle buche , dei tempi di marcia , dei veicoli non sempre perfetti , dai turni di lavoro mal congegnati , MA
    La signora che si lamenta per il mancato rimborso , qualora pensi di averne diritto , di fronte ad un diniego , prosegua la sua azione nelle opportune sedi .
    Una cosa poi sembrerebbe trasparire ben netta : se gli autisti sbagliano , i dirigenti non sembrano da meno . Cge sia valido veramente il principio di Peter ?

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  • Link al commento Luca Martedì, 09 Ottobre 2018 17:00 inviato da Luca

    Sappiate che i responsabili del COPIT - Blubus, poiche l'autobus della linea 51 diretto a Firenze si era rotto a Poggio a Caiano, alla mia richiesta di risarcimento - prevista dalla stessa carta dei servizi - hanno risposto "picche" sostenendo che la rottura di un mezzo non e' causa imputabile all'azienda! Come se gli utenti "gufi" avessero desiderato che il mezzo si rompesse per forza! Di che ci stupiamo?

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  • Link al commento Beppe Martedì, 09 Ottobre 2018 06:53 inviato da Beppe

    Io non trovo rilevante che l'autista fosse del sud. Perché sottolinearlo? Perché se fosse stato marocchino? O albanese o di Agliana? Uno stronzo è uno stronzo. Che importa da dove viene? Mi fa incavolare il giornalismo che fa da schiavo della politica. Ora è la moda delle origini. Uno si comporta male, ma se viene dal Sud o se è marocchino o della Siria allora si è comportato peggio. Mi fa ridere questo servilismo. Questa enfasi su un aspetto dell'argomento. Solo perché potrebbe piacere ai padroni. Dovremmo crearci una morale libera dalle origini, dalla madrepatria. Ma mica lo dico io. Sono almeno 300 anni che il discorso va avanti e che è stato 'Illuminato' questo aspetto. Poi ci si indigna se i peggiori attaccano i giornalisti. Non rappresentate l'oggettività, lo sguardo libero a volte non fate che mandare avanti lo stereotipo. Ne siete la voce ufficiale. E spero, se continua così, che non vi creda più nessuno, come bocca di ciò che accade, che accade senza giudizio, senza un valore sovraimpresso, ma solo per spirito dello stesso accadere. Come locandina degli eventi 'sotto il sole'.

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