PISTOIA
Giovedì, 09 Agosto 2018 14:25

Per l'aggravante razzista deciderà la Procura dei minori

nella foto da sinistra De Sio, Patruno e il sostituto commissario della Squadra Mobile, Giuseppe Aprile nella foto da sinistra De Sio, Patruno e il sostituto commissario della Squadra Mobile, Giuseppe Aprile foto Carlo Quartieri

Il questore vicario "eliminata la psicosi del razzismo pistoiese"

di Ilaria Lumini

PISTOIA - L’aggravante dell’odio razziale, nel fascicolo inizialmente aperto alla procura di Pistoia, era stata contestata ad ignoti. Per aver accompagnato l’esplosione dei due colpi a salve al passaggio del giovane migrante ospite alla parrocchia di Vicofaro con l’insulto “negro bastardo”.

Ora, che si è chiuso il cerchio, per i due tredicenni (penalmente non imputabili in quanto minori di 14 anni), spetterà alla procura per i minorenni di Firenze se continuare ad ipotizzare tale aggravante (oltre a quella dell'uso di armi) per il reato contestato di  minacce. A spiegarlo, il questore vicario di Pistoia, Gianpaolo Patruno.

“E’ stata una goliardata, una bravata” hanno detto i due ragazzini  agli investigatori della Digos e della Squadra Mobile. Affermazioni, queste, che dovranno essere verificate. Così come è al vaglio della procura di Pistoia la posizione dei genitori che – da quanto riporta la Polizia - “sono caduti dalle nuvole” quando hanno appreso ciò che avevano fatto i loro figli.

Una scacciacani senza tappo rosso, la pistola a salve usata dai ragazzini e sequestrata dagli investigatori a casa di uno di loro.

Due bossoli sono stati trovati a Vicofaro: uno la sera stessa del fatto – venerdì 2 agosto alle 22.30 - e portato in questura dal migrante accompagnato da don Biancalani; il secondo due giorni dopo, sempre a Vicofaro, da un residente.

I ragazzini, con la pistola, ci "giocavano" forse da una settimana, altri bossoli infatti sono stati recuperati dalla polizia in un parcheggio di Pontelungo.

E l’episodio, gli investigatori, l’hanno chiarito in sei giorni. “Non si sono risparmiati – ha evidenziato in conferenza stampa Patruno – hanno dimostrato impegno e dedizione per risolvere il caso. E’ stata elimina la psicosi del razzismo pistoiese”.

Le indagini della Digos – con a capo il commissario capo Gianpaolo De Sio – e della Squadra Mobile - diretta dal vicequestore Antonio Fusco – si sono concentrate, fin da subito, nella zona di Vicofaro.

Sono state visionate le telecamere, ascoltati testimoni. E’ stato ricostruito passo passo ciò che era successo la sera del 2 agosto, un’ora prima del fatto, a un’ora dopo.

I due minorenni pistoiesi – che provengono da famiglie senza alcun particolare disagio ha sottolineato Patruno – quel venerdì sono usciti di casa dopo cena e in sella alle loro biciclette hanno raggiunto un gruppetto di amici nel quartiere di Vicofaro.

Un panino al bar, una bibita, quattro chiacchiere. Uno dei due ha con sé la scacciacani. E’ un’arma “fittizia”, con le stesse caratteristiche di quelle reali.

Non è lesiva, è di libera vendita (i minorenni, comunque, non possono comprarla) e quando viene utilizzata questa fa un botto e il bossolo cade a terra, espulso dalla camera di cartuccia che si trova nella parte superiore della pistola.

Insomma fatto sta che è intorno alle 22.30 che il gruppetto di coetanei si saluta. Qualcuno torna a casa a piedi, altri in bicicletta. E sono proprio i due 13enni che, rientrando, incontrano in strada il richiedente asilo, Buba, che anche lui, come loro, sta tornando in parrocchia.

Hanno sparato un colpo. Un botto accompagnato dal grido “nero bastardo”.

Il bossolo è caduto a terra e i 13enni in bici sono tornati a casa. Ed è proprio nella casa di uno dei due che gli investigatori hanno trovato la scacciacani e 200 bossoli.

Perché su delega dell'autorità giudiziaria – l’indagine è stata diretta dai sostituti procuratori Linda Gambassi e Giuseppe Grieco della Procura di Pistoia - la polizia ha avviato perquisizioni per il ritrovamento dell'arma.

Ed è proprio durante la perquisizione che i due ragazzini hanno ammesso le loro responsabilità davanti ai loro genitori.

Risolto il caso di Vicofaro, ora spetta alla Procura per i minorenni di Firenze – diretta dal procuratore capo Antonio Sargermano – prendere provvedimenti nei confronti dei due ragazzini pistoiesi. Che possono essere di carattere sia amministrativo che civile.

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