PISTOIA

Mercoledì, 13 Giugno 2018 14:29

Povertà in Toscana, Pistoia maglia nera: +11,5%

Sotto la media regionale Prato e Firenze

PISTOIA – I ricchi (con redditi superiori a 120 mila euro annui) e i poveri (con redditi inferiori a 10 mila euro annui) sono sempre più lontani in Toscana. Le maglie nere vanno alle province Massa-Carrara (+14,8%), Pistoia (+11,5%) e Lucca (9,5%), dove la distanza di chi non riesce ad arrivare a fine mese e la neoborghesia è cresciuta a dismisura.

Il divario tra benestanti e meno abbienti, tra il 2008 e il 2015, è aumentato del 6,7% nella nostra regione, più di due punti percentuali rispetto alla media italiana (+4,3%). È uno dei dati che emerge dal rapporto 'Il modello toscano alla prova della crisi' elaborato da Iref e presentato da Acli Toscana.

La ricerca punta a misurare gli effetti della crisi economica sui nostri territori. “Nonostante l'economia toscana abbia attutito i contraccolpi della recessione – afferma Giacomo Martelli, presidente di Acli Toscana – la depressione economica ha causato un palese peggioramento delle condizioni sociali”.

Significativa la crescita anche a Grosseto (7,4%) e Livorno(6,9%). Sono sotto la media regionale invece Prato (6,4%) e Firenze (5,3%) e invece sotto quella nazionale: Arezzo (3,1%) e Pisa (2,9%). Degno di nota è invece il caso di Siena che è in netta controtendenza: il divario in questa provincia si è attenuato – 0,1 %.

In generale le imprese toscane sono fuoriuscite dalla recessione con una maggiore capacità di estrarre valore economico dalla produzione di beni e servizi. Il valore aggiunto per ora lavorata infatti è stato pari a 32.500 euro nel quinquennio 2005-2010, per arrivare a 35.000 euro nel 2015.

Dati che fanno posizionare la Toscana subito dietro il Nord Italia e l'Emilia Romagna. Altro dato positivo è quello relativo all'export: la Toscana si posiziona quinta in Italia.

Per quanto riguarda invece il tema del lavoro, la Toscana nel 2016 è tornata ai livelli di impiego pre crisi con un tasso di occupazione del 69,9%, ben 8,3 punti sopra la media nazionale. Ad essere peggiorata però è la qualità del lavoro con un aumento dei lavoratori part-time passati dal 13,7% nel 2004 a 19,3% nel 2016, dei lavoratori a tempo determinato: dall'11,8% al 14%.

“La flessibilità – dice il presidente Martelli – non ha funzionato sino in fondo a fronte di un mercato del lavoro ingessato, che non riesce ad assecondare la mobilità sociale dei lavoratori verso impieghi dignitosi. Le principali vittime sono stati in particolare i giovani e le donne”.

La disoccupazione femminile è salita tra il 2008 e il 2016 dal 7,2% al 10,8%. E i giovani disoccupati, nella fascia d'età 15-24, sono più che raddoppiati in Toscana nell'arco di soli 8 anni: dal 14,6% el 2008 al 34% nel 2016. 

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