PISTOIA

Mercoledì, 14 Febbraio 2018 16:38

Morte De Witt, la telefonata della moglie al 118: "Strisciava a terra, è morto stecchito"

nella foto il corpo di De Witt portato via da casa dalla Misericordia nella foto il corpo di De Witt portato via da casa dalla Misericordia foto di Ilaria Lumini

di Ilaria Lumini

PISTOIA - “E' morto stecchito”, “strisciava a terra... ho cercato di aiutarlo”.

Sono stralci della telefonata al 118 fatta da Marinova Vesselinova la mattina del 5 febbraio del 2017 alle ore 8, ore dopo la morte del marito. Una telefonata che per il giudice delle indagini preliminari Maria Elena Mele è il punto di partenza di una vicenda che fin dal ritrovamento del cadavere di Antonio De Witt (nella foto a sinistra) ha insospettito gli inquirenti.

E le indagini condotte dalla Squadra Mobile con a capo il vicequestore Antonio Fusco hanno delineato un quadro gravemente indiziario a carico della 50enne di origini bulgare, in Italia dal 1989, che hanno portato il pubblico ministero Giuseppe Grieco – titolare dell'indagine - ad ipotizzare a suo carico il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte (maltrattamenti e omicidio preterintenzionale).

L'accusa di maltrattementi. Dalla morte del 55enne Antonio De Witt (vigile del fuoco in pensione) all'arresto della moglie è passato un anno. Marinova fu denunciata dalla Polizia il 5 febbraio del 2017 per maltrattamenti e omissione di soccorso. Il 9 febbraio del 2017 per omicidio preterintenzionale.

Dal pomeriggio di ieri, 13 febbraio 2018, la donna si trova ai domiciliari con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte del marito. Perché per il giudice e il magistrato “pur avendolo visto sul pavimento il marito con il setto nasale rotto, lo ha abbandonato omettendo di soccorrerlo”. 

E lo confermerebbe il tempo trascorso tra la caduta dell'uomo (21.30 del 4 febbraio 2017) e la telefonata fatta al 118 (8.15 del 5 febbraio 2017). “Valutiamo la possibilità di fare un riesame sull'esigenza cautelare richiesta – ha detto l'avvocato difensore – la mia assistita stanotte non ha dormito”.

Marinova Vesselinova ha sempre negato ogni accusa. Difesa dall'avvocato di ufficio Benedetta Berardinelli, ha sempre riferito agli inquirenti prima e al magistrato dopo, che il marito cadeva da solo per colpa della malattia del quale soffriva, l'epilessia. E che i lividi erano dovuti a questo. Che quando la sera di un anno fa lo aveva visto disteso a terra sul pavimento era stato lui a dirle di lasciarlo dormire lì e che era morto tra le sue braccia.

Le esigenze cautelari. Ma per il pm, Vesselinova è una “maltrattante seriale” e il suo modus operandi si contraddistingue per il fatto "che la vittima è sempre una persona sola, in precarie condizioni di salute e dalla debole personalità” si legge agli atti. Ed è proprio per il rischio della reiterazione del reato che il gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari. 

E qui bisogna fare un passo indietro e da Pistoia spostarsi a Siena. La vicenda risale al 2008, quando Marinova Vesselinova viveva a Poggibonsi e lavorava come badante in casa di un anziano. Per maltrattamenti in famiglia ed estorsione nei confronti del 70enne da lei seguito, la donna fu arrestata dai carabinieri di Poggibonsi in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip e trasferita nel carcere femminile di Sollicciano.

Fu denunciato in concorso, per gli stessi reati, anche un uomo di nazionalità bosniaca al tempo suo compagno. Nel 2009, la donna comparve davanti al giudice del Tribunale di Siena e patteggiò la pena di un 1 anno e 10 mesi per i reati di maltrattamenti, sequestro di persona, minacce, lesioni, estorsione e violenza privata a carico del suo assistito “più volte malmenato, picchiato e ferito con una cintura, nonché rinchiuso nella stanza da letto”.

Dopo Siena, la Vessellinova si trasferì a Pistoia assunta come badante a casa di un'anziana signora. Fu licenziata dalla nipote accortasi dei suoi comportamenti aggressivi nei confronti della nonna.

Le lesioni. Sul corpo di Antonio De Witt il consluente medico legale incaricato dalla Procura ha individuato ben 22 lesioni cutanee e graffi, la maggior parte di origine contusiva. Lesioni che si collocano nelle ultime 24 ore di vita dell'uomo Colpi inferti “da un mezzo contundente rigido, sferrati in maniera sufficentemente violenta”. E i lividi trovati sulle mani di De Witt costitutirebbero un tentativo di difesa.

Antonio De Witt era un uomo fragile, affetto da epilessia fin da piccolo e in terapia farmacologica. Per il medico le contusioni riportate negli ultimi giorni di vita sono state determinanti nel cagionargli la morte, avvenuta per ischemia miocardica. In parole povere, il cuore non ha retto.

La testimonianza dei vicini. Marinova Vessellinova aveva conosciuto Antonio De Witt nel 2011, in piazza della Resistenza. Sposato con rito civile nel 2014, vivevano insieme nell'appartamento al terzo piano di una palazzina in via Ferrucci. "Da subito la vedemmo arrivare – raccontano i vicini –. La sentivamo urlare, di giorno e di notte. Lo buttava fuori di casa dalla mattina fino alla sera. E lui era sempre pesto in volto e chiedeva l'elemosina”.

Da ieri la 50enne si trova agli arresti domiciliari. La Procura di Pistoia ha contestato all'indagata il reato di maltrattamenti aggravati “per aver maltrattato il marito convivente Antonio De Witt sottoponendolo a sofferenze fisiche e morali, in modo continuativo ed abituale, attraverso una pluralità di condotte, tanto da cagionarne la morte nella tarda serata del 4 febbraio del 2017". 

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