PISTOIA

Martedì, 13 Febbraio 2018 17:38

Antonio 'il pirulino' che amava i Pink Floyd "trattato dalla moglie come un cane randagio"

di Ilaria Lumini

PISTOIA – Bussava al vetro della porta in legno dell'istituto Suore Mantellate. Antonio chiedeva due panini, a volte anche tre; se aveva tanta fame arrivava a chiederne anche sei in un giorno.

Sapeva lui, Antonio, che suor Claudia a mezzogiorno li distribuiva ai più bisognosi. Trentacinque panini imbottiti al dì, per chi ne voleva. Bastava bussare, e chiedere. E la suorina negli ultimi due anni e mezzo ad Antonio glieli aveva sempre dati. Anche se era a conoscenza che quell'uomo magro, “pesto attorno agli occhi e con tagli sulle braccia che cercava di coprire con le maniche della maglia”, racconta la suora, aveva una moglie a casa. Lo disse proprio lui, un giorno, a suor Claudia “che aveva messo su famiglia”.

E a distanza di quasi un anno dalla morte dell'ex pompiere (De Witt è morto il 4 febbraio scorso per ischemia miocardica dovuta a violento stress, ndr) l'anziana suora ancora non dimentica quei segni sul viso di quell'uomo, “talmente rovinato a volte da vergognarsi lui stesso di farsi vedere, continua. “Lì non era solo una caduta – dice suor Claudia scuotendo la testa - perché per mal caduto (termine popolare dato all'epilessia, ndr) non ci si riduce così”.

La sua pensione era di 1200 euro al mese. L'appartamento di via Ferrucci, dove nacque e crebbe, era di sua proprietà. Il fratello gli aveva ceduto la metà. Antonio non aveva la macchina, non pagava l'affitto ed è del 2015 un testamento nel quale beneficiario della nuda proprietà dell'appartamento è il figlio della moglie e l'usufrutto è assegnato a lei.

“Un tempo era un omone alto e robusto. Negli ultimi anni era diventato l'ombra di se stesso”, dice di lui chi lo conosceva. Per vent'anni, prima di andare in pensione per malattia nel 2001, aveva fatto il vigile del fuoco in forza alla caserma di Pistoia. Aveva fatto parte della squadra degli '8 pompieri' che per primi entrarono nell'inferno della Moby Prince.

“Era il pirulino di casa, di qualche anno più giovane di mia figlia”, racconta con affetto la signora Piera, 94 anni, dal 1947 dirimpettaia e amica della famiglia De Witt-Molendi. “Me la ricordo quella mattina, stavo guardando alla televisione la messa delle 10. Dalla finestra avevo visto andar via l'ambulanza, pensai subito ad Antonio. Quando bussarono alla mia porta e mi dissero che era morto mi venne un colpo. Telefonai a mia figlia e mi feci venire a prendere”.

Antonio era il piccolo della famiglia De Witt, quindici anni ci correvano tra lui e il fratello Pietro. E quando la madre morì, Antonio restò a casa con il padre, anche lui ex vigile del fuoco. Si prendevano cura l'uno dell'altro. Il figlio del babbo e il babbo del figlio, che soffriva fin da piccolo di epilessia. “Ma che lui teneva sotto controllo con i farmaci che doveva prendere tutti i giorni” racconta Alex, l'amico tabaccaio.

“Mi sarà capitato di vederlo cadere tre volte, in 10 anni, e mica si riduceva come negli ultimi tempi. Da quando si era messo in casa lei, gli occhi erano pesti un giorno sì e l'altro pure. Le orecchie talmente gonfie da fare spavento, non gli sono più tornate normali da quanto la cartilagine era spezzata”.

E ad Alex, quando parla dell'amico, la voce gli si incrina. “E poi era sempre senza un soldo. Nemmeno un euro per pagarsi il caffè. Eppure aveva la pensione! Ma quei soldi dove finivano? Glieli prendeva tutti lei?”.

Lei, cinquantenne di origini bulgare, in Italia dal 1989 e con alle spalle un arresto per maltrattamenti ed estorsione, che Antonio aveva conosciuto un giorno mentre passeggiava da solo per piazza della Resistenza. “Stava ancora con Fernando (il padre, ndr) quando la conobbe. Ma il padre in casa non ce la voleva”, continua ancora Alex.

E quando Antonio rimase solo, dopo la morte del babbo, quella donna entrò nella sua vita.

E nella sua casa.

“Da subito la vedemmo arrivare – raccontano i vicini di via Ferrucci –. La sentivamo urlare, di giorno e di notte. Lo buttava fuori di casa dalla mattina fino alla sera. E lui era sempre pesto in volto”. E Antonio, quell'uomo buono, con problemi di salute, sia mentali che fisici, “e sempre pronto a venire in tuo aiuto”, ricorda l'amico barista, la moglie - sposata in Comune nel 2014 - non l'aveva mai denunciata.

C'aveva provato, spinto dagli amici di un tempo, ad andare alla Polizia o dai Carabinieri. “Ma la denuncia poi non la formalizzava. Ci diceva che era cascato da solo. Lo diceva anche ai medici del Pronto soccorso” continua l'amico scuotendo la testa. “Era lei che ritirava alle Poste la sua pensione. E Antonio chiedeva l'elemosina. Nemmeno un animale randagio. Tutti in via Carratica lo conoscevano”.

Botte. Cinghiate. Botte. Cinghiate. Tante ne ha prese Antonio. E tante ne avrebbe continuate a prendere da quella donna che voleva da lui casa e soldi. I soldi di quell'uomo che aveva la passione per i Pink Floyd, “tanto da avere tutti i loro dischi in vinile”, racconta ancora il barista. Che mentre pensa alla cura con cui Antonio li collezionava, sorride.

“Quando ancora abitava con il padre, passava dal bar e si parlava di musica. Ciao Franco (così si chiama il barista, ndr) la sera ascolto Dark Side of The Moon, e sai che bello addormentarsi con loro”.

Antonio De Witt morì il 4 febbraio del 2017 nella cameretta del suo appartamento di via Ferrucci. La donna, Marinova Bogdana Vesselinova, su disposizione del Gip del Tribunale di Pistoia, è stata arrestata dagli investigatori della Squadra Mobile per maltrattamenti aggravati. Ora è ai domiciliari. A carico della donna c'è un quadro gravemente indiziario tale da farla ritenere responsabile per aver sottoposto Antonio, a partire dal 2013 e fino alla data del decesso, a sofferenze fisiche e morali in modo continuativo ed abituale. Ingiurie, minacce, percosse che hanno cagionato lesioni di varia gravità, mancanza di assistenza e richiesta di soccorso fino alla la morte per ischemia miocardica.

questo articolo è stato offerto da:


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.