PISTOIA
Venerdì, 13 Ottobre 2017 15:16

Pistoia, slitta l'udienza al pirata della strada. I familiari: "Una agonia senza fine"

di Ilaria Lumini

PISTOIA - "E' una agonia che non finisce mai. Non ci ha mai chiesto scusa, non ci ha mai contattato. Lui si deve vergognare".

Nelle parole della moglie Mirella e negli occhi della figlia Desi si legge tutto il dolore di quella mattina in cui in un fosso lungo la Provinciale Pratese, nelle vicinanze del parco Pertini di Agliana, fu trovato il cadavere di Giuseppe Palumbo, il cameriere e volontario della Croce d'Oro di Montale, travolto e abbandonato dal pirata della strada che oggi, accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso, sarebbe dovuto comparire davanti al gup del Tribunale di Pistoia. Una attesa inutile per i familiari della vittima: l'udienza, nel corso della quale si sarebbe dovuto celebrare il processo per rito abbreviato, è stata rinviata al tre novembre per legittimo impedimento dell'avvocato difensore.

“Aspetto sempre di vedere come andrà a finire e invece qui è una continua agonia. Noi restiamo chiuse in casa per il timore di incontrarlo e lui fa la bella vita”. Mirella, seduta sulla panchina in legno di fianco l'aula gup, esterna tutta la sua angoscia asciugandosi le lacrime e tenendo stretta la mano della figlia. “Il punto in questa storia non ci sarà mai finché non avrà quello che si merita” dice Desi abbracciando la madre, come per proteggerla.

"E' mancata anche l'umanità e il coraggio di questo ragazzo nel chiedere scusa. Non dimentichiamo, oltretutto, che questo reato è stato commesso prima della legge sull'omicidio stradale, quindi le pene ancora non erano così aspre" evidenzia l'avvocato Enrica Gardin del Foro di Pistoia che assiste i familiari.

I fatti.

Giuseppe Palumbo, marito e padre di 57 anni, fu investito da una Smart con alla guida F.F, 35enne originario della Calabria e residente a Montale.

Erano le 18 di domenica 31 gennaio 2016 quando Palumbo, di ritorno in treno da Firenze, scese alla stazione di Montale e da lì si incamminò a piedi per raggiungere via Alessandrini, ad Agliana, dove lo aspettavano, nella pizzeria che aveva preso da poco in gestione la figlia, i suoi familiari. Ma alla pizzeria Palumbo non arrivò mai perché fu travolto dal pirata della strada all'altezza dell'edicola in via vecchia Pratese (a due passi dall'ingresso del parco Pertini) e scaraventato aldilà del guard rail. Il corpo senza vita dell'uomo fu trovato la mattina seguente, primo febbraio, da una Squadra dei Vigili del Fuoco impegnata tutta la notte nelle ricerche assieme ai carabinieri.

La svolta.

Il due febbraio il 34enne calabrese si costituì presentandosi con il suo avvocato alla stazione dei carabinieri di Agliana. La mattina i militari avevano perquisito il garage di casa della sua compagna e avevano trovato la Smart nascosta dietro ad un grosso scooter. "Recava i segni del tutto evidenti del sinistro: parabrezza e tettuccio infranti e la parte anteriore destra mancante dei frammenti di plastica rinvenuti dai militari sul luogo dell'impatto" fu scritto nel comunicato dei carabinieri.

La Procura aprì un fascicolo per omicidio colposo e omissione di soccorso. 

 

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