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Vanni: "o novità e risorse, o mi dimetterò e chiederò al Consiglio di seguirmi"

Un momento dell'Assemblea al Balì. Nella foto sotto: il Presidente Rinaldo Vanni Un momento dell'Assemblea al Balì. Nella foto sotto: il Presidente Rinaldo Vanni

di Marzio Dolfi

PISTOIA – Che la Provincia di Pistoia stia male, anche peggio di molte altre, è cosa risaputa. Ma questa volta sembra davvero arrivata al fondo del barile. E lo ha detto il Presidente Rinaldo Vanni all'assemblea dei lavoratori che si è svolta stamani nella sala del consiglio al Balì.

Il bilancio non è stato chiuso. Da domani , anche formalmente, la situazione viaggerà ancora di più sul filo di lama: scatta infatti la gestione provvisoria, quella in cui possono essere fatti solo interventi straordinari e strutturali. Non c'è più spazio per dare il via a qualche rappezzo delle strade o a sistemare i bagni delle scuole, o a tagliare erba, o rifare impianti....

“Siamo alla Linea Maginot – ci dice Vanni – e se la situazione non cambia dovremo alzare bandiera bianca: non solo mi dimetterò, ma chiederò a tutto il Consiglio di mollare con me”.

“Stare qui a prendere labbrate, anche dai miei colleghi sindaci che dovrebbero invece capire e dare sostegno, proprio non ci sto più”. Amarezza, sfiducia, senso di solitudine sono parole che danno la misura dello stato d'animo di Vanni. Mai forse così esasperato. E usa un'altra metafora forte per descrivere la sua situazione: “sapevo che non era una passeggiata la scelta che ho fatto ma non pensavo a un simile Calvario”.

Si aspetta il Def che il Governo varerà in questi giorni. Ma non basteranno le briciole. Ci vogliono risorse e prospettive. Ci vogliono certezze. Il prossimo nodo da sciogliere sarà la spalatura delle strade dalla neve. “Lo scorso anno abbiamo rimediato in qualche modo – dice ancora Vanni – con 100mila ero trovate da mettere in bilancio. Ora risorse non ce se sono più e o si arriva a una inversione di tendenza o dovremo chiudere delle strade”.

La preoccupazione di Vanni si tagliava a fette stamani fra i tanti dipendenti della provincia che si sono ritrovati per organizzare la manifestazione unitaria del prossimo venerdì 6 ottobre, che coinvolgerà province e città metropolitane con corteo a Roma.

Si guarda al Def. Si spera in un intervento risolutivo – ma che lo sia veramente – del governo per risolvere i problemi delle tartassate province. In Toscana fra le più in bilico c'è proprio Pistoia e poi anche Lucca e Grosseto. E' una questione vecchia, ma ogni volta con nuovi problemi. “E' paradossale e scandaloso – dice Silvia Biagini, responsabile della Funzione pubblica della Cgil – che proprio gli amministratori aggiungano lamentele su lamentele, puntando il dito sulla Provincia, quando loro dovrebbero essere i primi a difenderla come ente di secondo livello di cui sono parte. Ognuno invece guarda al proprio orticello”.

L'annosa vicenda del del Centro per l'impiego è conosciuta e allo stesso tempo emblematica. E' in un limbo da cui non si sa bene come si uscirà. “Aspettiamo la fine dell'anno – dice Paola Carradori, Rsu del settore - con il problema del precariato ancora aperto e indefinito (sono 100 i lavoratori del genere in Toscana e una quarantina, su 75 totali, a Pistoia) e senza sapere come avverrà e chi gestirà il passaggio alla Regione”. Paradossale che sia così oscuro e incerto un ingranaggio tanto delicato, che dovrebbe gestire il delicato settore del lavoro.

Andrea Mucci, Rsu della Provincia, affonda il dito su un altro paradosso: “La situazione di predissesto finanziario deve essere rimediata: e non bastano poche risorse. Occorre un progetto per rimediare. I prossimi 15-20 giorni saranno decisivi”.

“I pochi operai che sono rimasti – aggiunge ancora – hanno garantito la presenza su tutte le emergenze. Gli uffici hanno assorbito carichi di lavoro che si sono moltiplicati”.

Nell'ente, che si è negli ultimi anni svuotato, è rimasto circa il 42% del personale. Nel settore della viabilità, tanto per fare un esempio, c'erano prima 16 persone. Oggi sono 8 e le strade sono le stesse. E 2 i tecnici, che erano 4-5. La Provincia, o quel che che ne rimane, aspetta di conoscere il suo destino. Ma ogni altro rinvio sarebbe fatale.

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