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Apre oggi l'Ospedale delle Bambole, luogo di cura e recupero per i giocattoli

Alcuni dottori curano i "pazienti" Alcuni dottori curano i "pazienti"

di Luisa Lenzi

PISTOIA - Una pecora che sta per partorire, orsacchiotti col mal di gola, draghi che non volano più, bambole con la varicella e Barbie vanesie che vogliono cambiare acconciatura o hanno avuto seri problemi di capelli. Sono casi all'ordine del giorno all'Ospedale delle Bambole, che ha aperto oggi pomeriggio alle 16.30 in Via dell'Ospizio numero 40.

Nato da un'idea dell'associazione culturale Orecchio Acerbo, soprattutto da Manuela Trinci, psicoterapeuta dell'infanzia e dell'adolescenza, è il primo ospedale di questo tipo che apre a Pistoia (a Napoli invece c'è quello più antico d'Italia, aperto dal 1800) anche grazie all'aiuto di tutti i volontari, dei tanti medici specialisti e di gente comune che si è appassionata al progetto.

Il luogo è pensato e progettato per i bambini, che potranno affidare i propri giocattoli alle mani esperte di dottori e infermieri, tutti rigorosamente in camice bianco. Ma è anche un'idea di più largo respiro. Molti sono stati gli intenti che hanno portato a progettare e aprire un Ospedale delle bambole che veicola, per prima cosa, un importante messaggio ecologico e anticonsumistico nonché di recupero del valore della costanza degli affetti, come ha ricordato il sindaco Samuele Bertinelli all'inaugurazione di questo pomeriggio: "Questo luogo, oltre ad essere indirizzato ai bambini, è un posto di cui ha bisogno anche tutta la città. Intanto, oltre ad essere uno spazio di cura per i giocattoli, mette anche in relazione con gli altri. Più il rapporto che abbiamo con gli oggetti è rispettato, più ha senso la nostra vita e il rispetto che abbiamo per essa. Gli oggetti che deperiscono rapidamente hanno si aiutato il capitalismo ma non la vita di tutti i giorni. L'Ospedale vuole essere una metafora di vita, un piccolo miracolo non figlio del caso ma curato nei minimi dettagli dalle tante persone che hanno donato gratuitamente il loro tempo a questo progetto".

Infatti il destino di una bambola vecchia o di un pupazzo malconcio è più frequentemente quello di essere gettato via piuttosto che aggiustato, quindi recuperato. Accanto a un tale proposito, l'ospedale si propone anche di "curare" le bambole che hanno la febbre, la dermatite atopica o che necessitino di un fastidioso lavaggio al naso, avvicinando i bambini al tema della cura e del farsi curare, prendendosi cura loro stessi del proprio benessere.
E già all'apertura se ne sono visti molti, con bambole, draghi e giraffe malandate. I bambini hanno spiegato ai dottori i sintomi, sono stati con apprensione vicini ai loro animali che in alcuni casi sono stati ricoverati. Il tempo della degenza varia a seconda della malattia e al momento della dimissione verrà rilasciato al proprietario il certificato di buona salute con il nome del paziente guarito e pronto per nuovi giochi e avventure. "All'interno dell'ospedale lavorano dottori veri e infermieri - spiega Manuela Trinci - abbiamo anche parrucchiere, ostetriche, dermatologi, neuropsichiatri, psicologi, tutto quello che occorre per ricevere le cure migliori o anche semplicemente un restyling. Vogliamo che i bambini, oltre a vederlo come un gioco, si prendano cura dei loro oggetti cari, imparino cosa vuole dire recuperare e fare ecologia di qualcosa e soprattutto non abbiano paura di andare dal pediatra quando loro stessi sono malati".
L'Ospedale starà aperto in determinati giorni e orari da stabilire, accogliendo chiunque voglia portare i propri giocattoli. Un progetto ambizioso che contribuisce a rendere i bambini di oggi futuri cittadini tanto responsabili quanto capaci di sognare e di essere felici, imparando a voler bene ad un giocattolo anche quando è rotto.

 

 

Commenti   

#1 Titti 2014-04-07 00:21
E' un'idea meravigliosa!
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