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Gran finale al Blues con The Kills e Arctic Monkeys: quasi 8mila persone in piazza

Gli Arctic Monkeys sul palco (foto Giovanni Fedi) Gli Arctic Monkeys sul palco (foto Giovanni Fedi)

di Riccardo Gorone

Pistoia - Se qualcuno di voi, ha avuto modo di avventurarsi per Pistoia ieri notte, avrà notato orde di ragazzi che sostavano agli angoli delle strade, davanti alla stazione, sdraiati, seduti, che mangiavano un panino, a cerchio intorno ai propri zaini.

Beh, non c'è da spaventarsi: erano semplicemente ragazzi che avevano fatto chilometri per venire a vedere gli Arctic Monkeys, la band che intorno al 2006 era già ad un buon livello di affermazione con una visibilità internazionale. E ieri Piazza del Duomo non si può dire che sia stata la solita piazza di concerti del Festival. Per più motivi: intanto gli ospiti che potevano tranquillamente essere stati invitati per una sorta di Pitchfork Festival, o per una kermesse a Glastonsbury, senza grosse atmosfere da compagnoni, in cui il bluesman è tutt'uno col pubblico, perché lirico, perché canta di cose proprie, come una persona comune. Ieri il distacco tra palco e pubblico era più che evidente: quelli sullo stage sono i divi, noi no. Noi siamo il pubblico, gente che idolatra – e si vociferava che tra il pubblico ci fosse anche Kate Moss.

L'altro motivo, che poi è quello che è saltato subito all'occhio, è la quantità di persone presenti. La piazza era davvero piena, nonostante fosse giovedì – probabilmente non è un buon modo di pensare, ma spesso non ci rendiamo conto che un festival ha un suo target e che, nonostante gli 'ostacoli' della vita di tutti i giorni, cercherà di presenziare perché quella rassegna accorpa le passioni di quel pubblico. Ebbene, non possiamo certo dire lo stesso di questa edizione del Pistoia Blues: da Mark Lanegan ai Negramaro, dal dub di Lee Perry al pop (quello a cui eravamo rimasti a fine anni '90) dei Morcheeba, da Suzanne Vega ai Lumineers, e infine l'avvio di una delle scene inglese indie per antonomasia: la coolness dei The Kills e degli Arctic Monkeys. Se in quei primi anni del 2000 siete stati particolarmente giovani, avrete sicuramente potuto constatare quanto, durante lo zapping tra i vari canali, imbattendovi in Mtv Brand:New, i video/singoli di Arctic Monkeys e The Kills, spesso passavano ravvicinati. Era quella, la scena (includeva anche Bloc Party – forse estinti -, Maximo Park, The Klaxons, ecc): e il pubblico particolarmente giovane di ieri non ha fatto altro che dimostrare che, probabilmente, quella scena è ancora viva, anzi, vitale.

 

Salgono sul palco i The Kills con tanto di stendardo leopardato e accompagnati da un duo di percussionisti (vestiti identici, con tamburi identici, gli stessi suoni, gli stessi movimenti, gli stessi ritmi) Jamie e Alison si alternano al canto (Jamie non perde mai occasione di fare sfrigolare la sua chitarra distorta insieme alle urla di Alison, la cui voce, a tratti androgina, arrivava a frequenze cavernose), movenze da rockstar (quello sono) e sicuramente abbastanza carismatici da influenzare il pubblico, soprattutto con un pezzo come “Heart Is A Beating Drum” preceduta da “Kissy Kissy” che mette d'accordo pubblico maschile e femminile.

 

Ma è la volta degli Arctic Monkeys, che non ha bisogno di presentazioni, per via di tutto il suo tam tam mediatico dal 2005 a questa parte (ma la loro carriera comincia da prima: il 2005 è la conferma di un inizio promettente). E proprio ieri la loro energia ha scatenato gli animi e, ai più nostalgici ha ricordato gli anni addietro soprattutto con pezzi come “Brianstorm” e “Fluorescent Adolescent”. Ieri sera non era il Pistoia Blues, era una serata a sé. 

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