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Dai Ramones al jazz: le cover d'autore invadono il Pistoia Blues

Gli Arctic Monkeys Gli Arctic Monkeys

di Michele Galardini

Pistoia – I grandi autori amano suonare i propri pezzi ma, qualche volta, non disdegnano di buttarsi nella rivisitazione di classici che hanno contraddistinto la loro crescita artistica.

Ce lo insegnano gli ormai ex Oasis che sovente concludevano i loro concerti con un omaggio ai The Who e al loro inno “My generation”, oppure artisti straordinari come Jeff Buckley, divenuto fenomeno globale con la cover di “Hallelujah” di Leonard Coen, o l’istrionico Bruce Springsteen che ama condire i suoi interminabili concerti con cover tra cui, la più gettonata, “Twist and shout” dei Beatles.

Anche il Blues 2014 ha regalato momenti di grande cover d’autore a partire da Mark Lanegan che a metà circa del suo intenso concerto al teatro Manzoni di giovedì 10 luglio, ha eseguito il classico dello standard jazz “Autumn leaves” composta da Joseph Kosma su versi di Prevert nel 1954. La stessa sera in piazza del Duomo, i Negramaro mandavano in fibrillazione i fan con “Meraviglioso”, cover del classico di Domenico Modugno e “Un amore così grande”, pezzo del 1976 di Mario Del Monaco.

Jack Johnson non ha voluto esser da meno e così lunedì 14 dal palco, trasformato in un salotto hawaiano, ha omaggiato l’ultimo dei Ramones, Tommy, scomparso due giorni prima, intonando le strofe di “I wanna be your boyfriend”, successo contenuto nel primo album della punk band americana,  per poi accennare anche il ritornello di “Who do you love?” scritta da Bo Diddley.

Lo scontro a suon di cover è andato avanti anche nella serata di ieri con il chitarrista Jonny Lang che dal Bolognini dava prova di grande talento con un lunghissimo omaggio a Stevie Wonder e alla sua “Living for the city” mentre in piazza, quasi in contemporanea, i Lumineers scaldavano il pubblico sulle note del successo dei Talking Heads “This must be the place”.

I grandi del passato che rivivono nella musica dei giovani artisti della scena musicale mondiale e chissà se anche oggi e domani questa bellissima consuetudine verrà rispettata con Suzanne Vega che potrebbe intonare “Walk on the wild side” composta da quello stesso Lou Reed che nel 1979 le fece scoprire la sua strada artistica grazie ad un’incredibile performance live a New York, e poi gli Arctic Monkeys, solitamente restii a suonare pezzi scritti da altri, non essendo assolutamente a corto di hit autoprodotte da sparare per scatenare il pubblico.

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