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Sui sentieri del deserto in Piazza del Duomo: il rock’n’roll nomade di Bombino

Bombino sul palco del Blues (foto Giovanni Fedi) Bombino sul palco del Blues (foto Giovanni Fedi)

di Riccardo Gorone

Pistoia – Questa edizione del Pistoia Blues ha presentato ieri nel suo programma Omara Moctar, meglio conosciuto come Bombino, ad aprire il concerto del chitarrista/surfista Jack Johnson.

Chitarrista proveniente da Agadez, Niger, mescola sonorità berbere ad una pratica di improvvisazione chitarristica dal taglio blues, a volte shuffle, a volte bluegrass, alle volte samba. Insomma, il Nostro è eclettico ed esplora le varie commistioni musicali. Non rimane fermo in un solito punto sonoro, ma si sposta di continuo componendo i pezzi che oggi conosciamo. Un’attitudine, quella dell’esplorazione, che vien naturale: Omara è un Tuareg facente parte di quelle comunità che vivono di pastorizia nomade nei territori dell’Africa Settentrionale. Da piccolo si appassiona a figure come Mark Knopfler e Jimi Hendrix; sogna di diventare come loro. Viene soprannominato dal suo maestro di chitarra “bambino”, per via dei suoi tratti gentili e fanciulleschi, che verrà poi alterato in “bombino”. Bombino unisce tradizioni musicali: la musica africana, le armonie arabe e un atteggiamento rock di fondo, che trascende la dimensione del blues per esibire il suo particolare carisma da frontman.

Bombino si presenta sul palco puntuale, indossa la tagelmust, come anche il trio di musicisti che lo affianca. Ma quando è il momento di cantare, il velo viene spostato, gorgheggia, si ricopre metà volto e ricomincia a suonare. Sorriso sornione, testa inclinata, oscilla all’unisono con gli altri strumentisti. Sul palco si aggiunge un diamonicista (che poco dopo si scoprirà far parte della band di Jack Johnson) e comincia a suonare aggiungendo note che rafforzano la macchina ritmico/armonica del trio. Chitarra, basso e batteria procedono tutti insieme, dando man forte alle evoluzioni di chitarra del solista. Saltano, accelerano i ritmi, saltano, sorridono e ringraziano (molto relax e molto buon umore sul palco). Il pubblico partecipa e inizia a gridare “Bom-bi-no”. 

L’autore propone pezzi come “Amidine” o “Niamey Jam”, lunghi, senza sosta, articolati e trascinanti, stupendo per la fruibilità dei suoi pezzi (struttura simile alla forma canzone, ma con sonorità armoniche) e unendo civiltà solo apparentemente lontane che si incontrano in maniera spontanea poiché la musica riunisce. Finisce il concerto, tutto sembra andato e, invece, Bombino prima sale di nuovo sul palco 2 ore dopo per suonare un pezzo con Jack Johnson (i due avevano provato due passaggi nei camerini come dimostrano le foto pubblicate su Facebook dal chitarrista tuareg), e poi si accomoda tranquillamente sulle gradinate laterali per la gioia degli spettatori.

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