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Lee “Scratch” Perry: il guru della Giamaica sotto il cielo nuvoloso del Pistoia Blues

Lee Scratch Perry sul palco del Blues (foto Giovanni Fedi) Lee Scratch Perry sul palco del Blues (foto Giovanni Fedi)

di Riccardo Gorone

Pistoia - Non è fuoco fatuo, né fuoco purificatore, quello a cui si riferiva continuamente l'istrione Lee 'Scratch' Perry durante il suo concerto in Piazza del Duomo. Bensì il fuoco come calore, come luce, come compagnia.

Tira fuori il suo accendino, a più riprese. Non solo nei pezzi “lenti”, ma spesso, poiché ogni momento era buono per far sentire la vicinanza col pubblico. Il tempo inclemente che, nonostante i prezzi popolari, ha dato un giro di vite negativo ai numeri del pubblico, non è comunque riuscito a smorzare la bella atmosfera della serata. Lee Perry poco prima aveva incontrato parte del suo pubblico al Teatro Bolognini. Occasione per vedere da vicino il guru del reggae/dub, ma anche per togliersi delle curiosità sulla sua vita, sulle sue collaborazioni ed esperienze passate. Se il Nostro ha collaborato con una moltitudine di artisti e musicisti della scena giamaicana, attualmente non conosce pause.

Sempre attivo, il 2014 lo ha visto impegnato in diverse collaborazioni (come i Quasi Dub Development o il remix per Forest Sword, e, in tempi meno recenti anche con i Beastie Boys nell' album “Hello Nasty”)). Nel suo entourage abbiamo visto signori musicisti-produttori comeil leggendario Bob Marley, Mad Professor o The Upsetters, e proprio ieri Lee Perry ha regalato la chicca “Super Ape”, del disco “Super Ape & The Return of the Super Ape”. Prima della sua effettiva presenza sul palco, ecco che il magico trolley di Lee Perry si presenta prima di lui: la gelosia della sua valigia e il mistero che ne avvolge il contenuto vengono alimentati ancora di più quando inizia a tirare fuori fogli, foglietti (in uno è contenuta la scaletta che, ad un certo punto, comincia a declamare) e cianfrusaglie varie.

Il suo vestito è rosso fuoco (lo stesso colore della sua barba) e si riflette sulla miriade di specchietti attaccati al suo cappello. Perry cammina, come se bighellonasse sul palco. La sua forza è probabilmente sempre stat n questo: giocare, bighellonare nella coerenza che passato un certo limite, quell'attività non sarebbe più rientrata nel territorio della musica. Invece Perry si è sempre tenuto al margine, per far rientrare quella sua pratica nel terreno dell'estetica, nella capacità del canto.

Ringrazia il suo pubblico, è disponibile, ha voglia di scherzare. La sua figura continua ad essere avvolta nel mistero (si pensi al famoso aneddoto che lo vede coinvolto nell'incendio colposo del suo studio di registrazione Black Ark Studios, causato da mano propria poiché convinto che qualcuno avesse 'contaminato' la magia del suo studio), ma è sicuramente un mistero che appare innocuo, che può essere accettato perché è parte integrante della sua personalità e della sua creatività.

Gli Zion Train hanno seguito il solco della danza con il loro dj set accompagnati dall'Mc Dubdadda. La pioggia era forse il risultato di quelle musiche, di quelle danze sciamaniche coi loro poteri sovra-naturali, con la loro riserva di “mana” che ha sempre interrogato l'uomo sul suo rapporto con la natura. Quello stesso rapporto che c'è tra uomo e scimmia, quella loro distanza/vicinanza reciproca che Lee Perry incarna ancora in maniera ineccepibile.

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