PIANA
Giovedì, 13 Settembre 2018 12:30

Casalguidi, vecchi mestieri e personaggi leggenda

Personaggi che sono rimasti nella memoria storica del paese

di Paolo Gestri

CASALGUIDI - Nella fiera del 2002, il Circolo Arci "Milleluci" organizzò una mostra ortografica su "Paesaggio, storia e lavoro", con un brillante scritto sui vecchi mestieri di Casalguidi e Cantagrillo, a firma di Vittoriano Innocenti, Giuliano Tonnini, Cinzia Coeallini.

Ne venne fuori una curiosa ed ingegnosa folla di personaggi taluni dei quali sono rimasti nella memoria storica del paese.

Anche per i loro nomi che solo a leggerli oggi, sono tutto un programma. 

Alabindo faceva spennacchi di piume per togliere le ragnatele e la Marina vendeva le piume dei polli per farne guanciali.

La Dannata (era un uomo) vendeva gelati con triciclo e trombetta; "cinceri belli" e "cialde abbollore" si compravano dalla Frolisa e dalla Maria.

Da Poldo c'era la carta per gli aquiloni e dalla Ghiacciaiola sugherini e melati di zucchero. C'era anche la Frusa con un barroccino con trombette e palline colorate con l'elastico e dentro la segatura; famosa poi la Talana con cianfrusaglie di bigiotteria.

L'Antinesca aveva i casalinghi e i bambini aspettavano Fanfarino per le sue grattate al limone e lampone. L'Emma era regina delle frugiate. Si passava il tempo nelle bettole e trattorie, da Burrasca o dalla Noemi, o dalla Livia, oppure dai Nuti: trippe, bilordi, rigaglie, fegatelli erano i piatti, primi e secondi.

Nelle mescite si giocava il fiasco e i prendevano le "scimmie". Tante donne portavano il latte in stagne legate al manubrio: lo consigliava il dottor Silvestrini.

Seguiva la truppa degli ombrellai, arrotini e magnani, ma i trombai erano i più ricercati, come il Barghino e il Morelli. Dai barbieri ci si faceva il liscio con brillantina. Ricercatissime le allevatrici, la Sestila e la Zanobia pagate con polli e uova.

Lo Scrocchia era il più vecchio dei calzolai, che erano tanti: Ettore, Ottavini, Filippo e Coino. I loro "cugini d'arte" facevano gli zoccolai: il Gianni aveva assunto la moglie Eva.

Ovunque c'erano i granatai tra i quali Utilio, detto "Il lupo" perchè aveva la voce grossa. Tiribitta comprava pelli di coniglio, quelle bianche le pagava di più.

Costoline vendeva verdure e cavoli e Fischiotondo faceva i dolci-befane.

Uno chiamato "Il Barone" intrecciava corbelli. Il vetturino Ballino faceva la spola Casale - Pistoia: "Monta Tega, che ti porto a casa" disse un giorno ad un amico. "No, stasera non monto perchè ho furia" si sentì rispondere.

Ballino faceva tappa a Bonelle, Casenuove e Ponte Stella. Chi aveva bisogno di un barroccio chiamava Alabindo o il Cinceraia.

Il "Punto Casale" famoso nel mondo.

La trama più bella che a Casalguidi disegna il passato è il "punto Casale", ricamo che per decenni ha intrecciato la storia di tante donne. 1915: Adele della Porta, ricamatrice, pubblica "Il ricamo di Casale".

Vi si legge: "Sarebbe questa l'ultima e più aggraziata manifestazione del ricamo: il punto di Casalguidi, con il quale si eseguono gli oggetti piu svariati, con un rilievo pressochè marmoreo che spicca su fondo leggerissimo. Questo contrasto dà nell'occhio, con un'armonia, una grazia specialissima".

In Casalguidi, nei primi decenni del secolo scorso, v'erano vere scuole di ricamo, prima tra tutte quella delle signorine Morelli. Giuseppina Morelli ha pure una strada intestata. Si ricamavano "omini e donnine" e si eseguiva il "disegno ad uccelli".

Si socializzava e si faceva cultura: i motivi da ricamare erano spesso desunti da capitelli e bassorilievi romanici e gotici.

Il ricamo era infine un valido aiuto economico per i bisogni della famiglia. Chi voglia saperne di più veda "Colori robbiani" a cura di Manuela Chiti e Mirella Carobbi.

Quando la signorina Giuseppina Morelli inventò il "punto Casale", c'era già da molto tempo l'eccellente scuola di Lucciano della nobile contessa Gabriella Rasponi Spalletti. Il suo "punto deruta" si era esteso nella vallata della Bure, con centro Santomoro, diffuso da tale Nerina Fiaschi, e su tutto il Montalbano, fino a Vinci.

Il ricamo era il frutto delle riforme leopoldine del 1785, che aveva incluso i merletti tra i prescritti lavori domestici: cucire, fare la calza e la maglia ecc, alla qual cosa dovettero adattarsi i conventi.

L'illuminato granduca Leopoldo aveva infatti reso omaggio al "genio per la manifatture eleganti, manifestato sempre dalle Donn Pistoiesi, che si sono distinte in ricami ad ago più eccellenti, non tanto per addobbo agli altari, quanto per una parte del vestiario muliebre. Ricamare significava anche vivere un po' meglio e così si arriva ai primi del Novecento, ai "Merletti e lavori femminili", scuola laboratorio messa su, a Lamporecchio, da un americana, Laura Merrik.

Ma "L'ultima e più aggraziata creazione del ricamo", sentenziò la scrittrice - ricamatrice Adele Della Porta" fu il Punto Casale, come detto, ideato dalla signorina Giuseppina Morelli, affinacata -bisogno aggiungere - dalle sorelle e dalla amica Camilla Amari.

In quei ricami c'era pure il bel romanico pistoiese sullo sfondo di fiori e frutta, un connubio di storia e natura che conquistò pubblico e critica nell'esposizione a Milano nel 1906 ed in quella di Torino otto anni dopo. Un successo che negli anni Venti raggiunse gli Stati Uniti.

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Elena Fenzi 9 PIANA