PIANA

Sabato, 21 Aprile 2018 12:46

Discarica del Cassero, adesso nessuno la vuole

Confronto serrato in Consiglio comunale

di Marzio Dolfi

CASALGUIDI – Se si fosse trattato di un incontro su una vicenda qualsiasi il consiglio sarebbe stato certo più solitario. Invece si parlava della discarica del Cassero. E la gente ha riempito la sala Francini per il consiglio comunale aperto. E non poteva essere che così. 
In ballo c'era il rebus della chiusura. Ne è venuto fuori un dibattito teso (ma non troppo), animato (ma tutto sommato contenuto), politicamente acceso: del resto attorno alla discarica si è giocata una fetta importante di una campagna elettorale di cui le “ferite” sono ancora aperte.

A fatica, ma sono emersi elementi comuni: a partire dal desiderio condiviso che di questa discarica tutti ne farebbero volentieri a meno. E a maggior ragione ora che la magistratura ha dato il via libera alla riapertura dei cancelli. Si aspettava l'intervento di Federica Fratoni, assessore regionale all'ambiente, che ha detto in modo chiaro però che non può essere lei né la Regione a decidere la chiusura di un impianto privato che (come ha stabilito il Tribunale) rispetta le leggi. Si può solo marcarlo stretto e pretendere che la gestione sia efficace e trasparente.

Ma il vicesindaco Federico Gorbi, assessore all'ambiente di Serravalle, ha rilanciato: le ultime vicende – ha detto – hanno costretto i cittadini a convivere con la paura. “Abbiamo già dato – ha detto Gorbi – e la popolazione questa discarica non la vuole più: quello che abbiamo già dato ci assolve per il futuro e noi non la vogliamo più da stasera”.

“Spiace – ha ribattuto Federica Fratoni - che Gorbi, dopo una serata come questa abbia voluto buttarla in politica, sapendo bene che quello che chiede non è regolato dai desideri di un politico ma, vivaddio, dalla legge. Quanto al sentimento della paura credo vada interpretato, non alimentato”.

Un botta e risposta che è arrivato alla fine di un lungo dibattito che ha coinvolto cittadini e consiglieri comunali. 

La serata si era aperta con il sindaco Piero Lunardi che ha riletto i decalogo che l'Amministrazione ha inviato all'indomani del pronunciamento della magistratura proprio all'assessore all'ambiente della Regione. Poi sono cominciati gli interventi.

Il via l'ha dato Francesco Romagnoli, parlando a nome del Pd, che ha ricordato le promesse della attuale maggioranza in campagna elettorale. “Quale occasione se non questa di chiudere il Cassero – ha detto – a meno che non si pensi che possa rimanere aperta”. E ha ricordato come il Pd si sia dichiarato contrario a qualsiasi altra forma di ampliamento e sia sempre stato dalla parte dei cittadini. “Siamo per le proposte - ha concluso – non per le promesse”.

Antonio Ginetti, animatore del Comitato No Cassero, ha detto poi che “la discarica si può chiudere” e ha ripercorso le polemiche sull'incendio, il dibattito fra doloso e colposo, puntando il dito sulla precedente giunta “che non ci ha fatto capire cosa era bruciato”.

Vincenzo Scotellaro abita nel perimetro dell'impianto: “dobbiamo essere freddi di mente e pretendere la sicurezza – ha detto – pretenderne la chiusura vorrebbe dire chiudere chissà quante altre aziende”. E ha insistito sulla sicurezza. “Fino ad oggi gli organi di controllo e di verifica ci hanno detto che non c'era pericolo”.

“La nostra parte l'abbiamo fatta – ha detto Stefano Baglioni – mi sembra importante l'intento comune di non rinnovare le autorizzazioni quando fra 9 anni sarà finita. Basta con le polemiche, risolviamo insieme il problema e usciamo uniti con un documento comune”.

Roberto Niccolai è il secondo (e ultimo) fra i presenti che sta nel perimetro: “se non ci fosse stato l'incendio del 2016 – ha detto – non si sarebbe fatta questa discussione. I limiti stanno nelle informazioni, nelle verifiche che chiariscano se ci sono o meno rischi per la salute”.

Alessio Gargini è stato a lungo consigliere comunale di opposizione: “Si inizino a fare atti concreti a favore di controlli e garanzie - ha commentato – e non si conceda al gestore niente di più di quello stabilito”. E ha parlato di strumenti urbanistici da ridisegnare attorno alla discarica e di dichiarazione da parte del comune che si tratta di “attività insalubre”.

Poi ha preso la parola l'ex sindaco Patrizio Mungai che ha ricordato come l'amministrazione aveva promesso la chiusura dell'impianto. Il problema non sono però le promesse impossibili ma la gestione: “se si comincia a parlare di questo noi ci saremo – ha detto Mungai – tutto quello che viene proposto per migliorare ci trova concordi. Occorre però anche tranquillizzarsi, smettere di alimentare la preoccupazione”. E ha concluso con la proposta di mettere in piedi una “commissione speciale”, coordinata dal sindaco con un consigliere di minoranza, uno di maggioranza, gli organi di controllo (Arpat e Asl) e un componente del comitato di controllo. “Allo scopo di consolidare certezze o colpire laddove ci fossero incertezze”.

Sui problemi della salute si è poi soffermata l'assessore Ilaria Gargini. “Mi sono recata – ha detto – da tre medici di base perché come amministratore ho qualche perplessità sull'aumento di malattie rare anche in età giovanile. Ho colto anche fra loro una preoccupazione e so che è stata aperta una indagine, per la quale sarà necessario tempo. Quando avremo i numeri – ha aggiunto – avremmo piacere di condividerli con la popolazione. Certo il dissequestro mi ha resa perplessa”.

Il consigliere di minoranza Leonello Fassio ha ribattuto a Gargini che occorre avere fiducia in quello che dice l'Arpat e “per quanto riguarda le indagini di cui parla l'assessore è solo l'Asl che può gestirle e non c'entrano né medici, né l'ordine dei medici, né la Regione Toscana”.

Il capogruppo della maggioranza Francesco Bugiani ha “bocciato” l'idea della Commissione speciale: “molto meglio – ha detto – la presenza in discarica di un tecnico del comune, oltre che capire bene quali rifiuti vi finiscano”.

L'ex vicesindaco Simona Querci ha preso quindi la parola, sottolineando “che non c'è stato mai su questo tema nessuna sottovalutazione, né sono state raccontate balle”; e ha sottolineato ancora le contraddizioni della maggioranza sulla chiusura promessa in campagna elettorale. “Se il sindaco è convinto che si possa chiudere il Cassero – ha detto – questo è il momento. Quanto alle verifiche e ai controlli, “debbono essere fatti, come lo sono stati sempre in modo puntuale”.

Per il consigliere di maggioranza Stefano Agostini il problema è “la gestione sbagliata non l'impianto in sé. Si cambi la gestione – ha detto – e la si renda pubblica”.

L'assessore Roy Bardelli ha ricordato il suoi lunghi anni all'opposizione: “mi fa molto piacere – ha detto – che ci siano intenti di unità, solo che io ci sono sempre stato e avevo sempre tutti contro: non avete mai accolto quello che chiedevo come garanzia. Ora invece mi ritrovo tanta gente addosso. E non accetto che si voglia far passere una rivincita elettorale sulla pelle delle gente”.

Federica Fratoni ha quindi preso la parola, sottolineando come i cittadini “abbiano diritto ad avere tutte le informazioni del caso” e come sia necessario “fugare il campo da ogni possibile dubbio”. “Se ci fosse un qualsiasi sospetto – ha aggiunto – non ci sarebbe alcuna titubanza a chiudere l'impianto”. Come è successo del resto subito dopo l'incendio. E ha poi ricordato come non spetti però né a lei né alla Regione intervenire su una struttura industriale che, se rispetta le regole, è garantita dalla legge. “Oggi il territorio può contare su ben 5 parlamentari – ha commentato – se c'è da cambiare la normativa possono darsi da fare”.

E ha poi messo in fila le risposte ai 10 punti della lettera che aveva ricevuto dal sindaco.

Per quanto riguarda la provenienza dei rifiuti, c'è un “invito” della regione per sostenere le aziende toscane, ma questo non può impedire altri conferimenti.

L'autolimitazione nella tipologia dei rifiuti è già stata accolta.

Per la videosorveglianza, Fratoni ha ricordato che le telecamere erano 16 al momento dell'incendio ed ora sono 5 in più ed una di queste è (come richiesto dal sindaco) termica, per la rilevazione del calore.

Sulla limitazione dell'orario dell'arrivo dei camion, o sulla presenza all'interno dell'impianto di un ufficio permanente del comune, non ci sono normartive o prescrizioni e quindi è un punto che può essere trattato solo con il gestore.

Il tema della bonifica delle zone esaurite è già stato inserito nelle prescrizioni al gestore dopo l'incendio del 2016.

L'uso degli pneumatici è anch'esso un tema superato: per la riduzione del rischio saranno sostituiti con sacchi di tela colmi si sabbia.

Per i parcheggi dei mezzi di trasporto il tema – ha detto Fratoni – riguarda soltanto un piano che dovrà studiare il sindaco.

Sui cattivi odori ci sono una serie di prescrizioni introdotte nella modifica dell'autorizzazione. Per coprire i rifiuti sarà usata soltanto terra o “consistenza terrosa”.

Infine il problema della gestione dell'impianto 'post mortem' . E' stato calcolato che ci vorranno 500.000 ero ogni anno per 30 anni. Sono stati già accantonati – ha detto l'assessore Fratoni – 10.141.000 euro. Con l'obiettivo di arrivare ai 14.000.000 necessari.

Inoltre il Cassero non dovrà avere nessun impianto sostitutivo: “fra 10 anni – ha detto Fratoni – saranno già in atto soluzioni alternative e i rifiuti che oggi finisco in via del Redolone andranno magari in qualche azienda del pratese per essere riciclati e reimmessi nel ciclo produttivo”.

La serata si è chiusa con l'intervento di Federico Gorbi e la replica di Federica Fratoni, di cui abbiamo detto all'inizio. E con i saluti del sindaco, che ha annunciato per il prossimo 26 aprile un nuovo consiglio comunale, con un unico punto in scaletta: un ordine del giorno che auspica l'immediata chiusura e ripercorre poi i 10 punti già sottoposti a dibattito. “Cercheremo la collaborazione con la regione e la minoranza”, ha concluso salutando tutti Piero Lunardi. Ma qualche veleno sulla vicenda continua ad aleggiare.

 

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